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SEZIONE: studi e ricerche
16/6/2010
LA MUSICA CHE COM-PRENDE
( Maurizio Spaccazocchi )

16/6/2010
  FORMAZIONE E PROFESSIONALITA' DOCENTE
( La Redazione )

13/5/2010
  L'insegnamento e l'apprendimento della storia della musica nel liceo musicale
( Claudia Galli )

9/4/2010
  L'educazione musicale nella scuola primaria - 1970
( a cura di  -  Mario Piatti )

9/4/2010
  Una semiologia musicale che aiuta ad insegnare
( Franca Ferrari )

4/3/2010
  Perchè la musica nel curricolo per tutti?
( Carlo Delfrati )

4/3/2010
APPRENDIMENTI MUSICALI E SISTEMA SPECCHIO
( Manuela Mazzieri  -  Maurizio Spaccazocchi )

4/2/2010
  Gino Stefani prof. di un prof. di pianoforte
( Annibale Rebaudengo )

4/2/2010
  Fare musica tutti: tra realtà e utopia
( Mario Piatti )

9/1/2010
  Musicoterapia: scientifica o umana?
( PierLuigiPostacchini  -  Maurizio Spaccazocchi )

9/1/2010
  Gino Stefani e la teoria musicale del futuro
( Luca Marconi )

7/12/2009
  Limiti e possibilità del Liceo musicale e coreutico
( Mario Piatti )

7/12/2009
  STUDI MUSICALI: LA RIFORMA INFINITA...
( a cura di  -  Mario Piatti )

7/11/2009
ECONOMIA DELLA MUSICA IN ITALIA - RAPPORTO 2008
( Università IULM )

7/10/2009
  TECNOLOGIE DIGITALI E DIDATTICA MUSICALE
( La Redazione )

7/10/2009
MUSICASCUOLA - C'ERA UNA VOLTA UNA RIVISTA...
( Mario Piatti )

6/9/2009
  Non è vero
( M. Cecilia Jorquera )

6/6/2009
  La musica nella scuola secondaria superiore: verso la riforma
( Mario Piatti )

4/4/2009
COLORE DELLA PELLE - COLORE DELLA MUSICA
( Maurizio Spaccazocchi )

4/4/2009
  Comporre (con) identità musicali - In ricordo di Henri Pousseur
( Henri Pousseur )

4/4/2009
PROSPETTIVE CREATIVE DEL'EDUCAZIONE MUSICALE
( Mario Piatti )

4/4/2009
LA HAKA AI MAORI
( Evelin Baldo  -  Maurizio Disoteo )

10/2/2009
LE MUSICHE, GLI STRUMENTI, I VIRUS E ZARDOZ
( Franco Fabbri )

13/12/2008
  La nascita della musica (2)
( Maurizio Vitali )

13/12/2008
  La nascita della musica (1)
( Maurizio Vitali )

13/12/2008
INCONTRI RAVVICINATI
( Maurizio Spaccazocchi )

13/12/2008
  Indagine conoscitiva tra i ragazzi e le ragazze delle SMIM
( Mario Piatti )

13/9/2008
  La musica nei curricoli scolastici: quasi un promemoria
( Mario Piatti )

30/5/2008
  Attualità di Gianni Rodari
( Mario Piatti )

12/4/2008
APPRENDIMENTO PRATICO DELLA MUSICA E INDICAZIONI
( Mario Piatti )

14/3/2008
IL CANTO DIDATTICO
( Bressanello Anna )

10/2/2008
  Storia della musica: come insegnarla a scuola
( Elita Maule )

10/2/2008
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( Manuela Mazzieri )

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( Maurizio Spaccazocchi )

12/1/2008
  Una musica rilassante?
( Enrico Strobino )

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SCUOLA DEL'INFANZIA. EDUCARE ALL'ARTE CON LE 'INDICAZIONI NAZIONALI'
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7/9/2007
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( Donatella Gnani )

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( Mario Piatti )

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( Luigi Berlinguer )

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10/12/2006
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( Evelin Baldo )

10/12/2006
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LA DIMENSIONE SONORA DEL CINEMA
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( La Redazione )

13/10/2006
  Cultura musicale e professioni
( Mario Piatti )

13/10/2006
  L'animation : une force au sein du système social de la musique
( François Delalande )

15/2/2006
L’ANIMAZIONE: UNA FORZA IN SENO AL SISTEMA SOCIALE MUSICALE
( François Delalande )

15/2/2006
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17/1/2006
INTERVENTO DI ROSI GRANATA AL PRIMO COLLOQUIO DI ANIMAZIONE MUSICALE DI LECCO
( Rosi Granata )

17/1/2006
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23/12/2005
L'INSEGNANTE ANIMATORE
( Carlo Delfrati )

23/12/2005
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( Mario Piatti )

13/9/2005
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( Mario Piatti )

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( François Delalande )

25/5/2005
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15/3/2005
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( Maurizio Disoteo )

18/1/2005
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( Mario Piatti )

2/12/2004
LA MUSICA DEGLI ADOLESCENTI TRA SCUOLA E TERRITORIO
( Maurizio Vitali )

29/11/2004
  La formazione musicale in Italia: professionalità, mercato, sviluppo
( Mario Piatti )

11/11/2004
  La ricerca sull’esplorazione sonora da 1 a 3 anni. Come e perchè
( François Delalande )

19/10/2004
ESSERE IN MUSICA. ELEMENTI PER UNA PEDAGOGIA DELLA MUSICA
( Mario Piatti )

1/10/2004
  Educazione musicale tra ricerca scientifica e ricerca di base
( François Delalande )

1/10/2004
  Pace e non violenza
( Mario Piatti )

1/10/2004
  L'educazione musicale nella scuola di base
( Gruppo Musica MCE )

1/10/2004
  Il coordinatore del laboratorio musicale. Aspetti formativi
( Mario Piatti )

1/10/2004
  La comunicazione musicale tra culture
( Evelin Baldo )

1/10/2004
  La didattica della musica fra passione e desiderio
( Maurizio Spaccazocchi )

1/10/2004
  Profili e capacità relazionali del Coordinatore del Laboratorio Musicale
( Enrico Strobino )

1/10/2004
  Il Laboratorio Musicale nelle scuole. Aspetti organizzativi
( Maurizio Vitali )

1/10/2004
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( Maurizio Disoteo )


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Pace e non violenza ( Mario Piatti )
1/10/2004
UN PUNTO DI VISTA
"Non basta desiderare la pace, bisogna costruirla. La pace non è solo un valore inestimabile, ma un verbo che traduce il valore in comportamenti, programmi, istituzioni, leggi. L’intenzione deve diventare azione".
Con queste parole iniziava l’appello che il Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace ha lanciato, nel 1995, per la giornata nazionale per la promozione della cultura della pace indetta per il 10 dicembre. E’ a queste parole che l’Associazione Crescere Insieme si è ispirata nell’ideare questo incontro. Costruire la pace e la non violenza, quindi; una costruzione a cui tutti possono partecipare, ciascuno con le proprie competenze, con le proprie energie, con la propria specificità.
Quando l’Associazione Crescere Insieme mi ha proposto di introdurre il tema di questo incontro, la richiesta, al di là della complessità e della profondità del tema, mi ha lasciato un po’ turbato, per la ragione che, pur avendo un vissuto personale centrato sui valori della pace, della tolleranza, della fraternità, della non violenza e pur essendo impegnato in azioni di solidarietà, non mi sento un ‘esperto’ di questi problemi (mentre vedo tra gli altri relatori e relatrici persone che lo sono); inoltre, professionalmente, mi occupo di formazione nel campo dell’educazione musicale (sono infatti docente di Pedagogia musicale al Conservatorio di La Spezia), campo che a prima vista potrebbe sembrare non pertinente a pace e nonviolenza.
Purtuttavia ho accettato la proposta, pensando che anche le prospettive che nascono dal mio punto di vista di uomo e cittadino comune e dalle mie esperienze e conoscenze nel campo della musica, della pedagogia e dell’educazione musicale, possono forse contribuire a dare qualche spunto ai partecipanti a questo incontro.
Ho pensato, quindi, di usare la musica come filo conduttore, come traccia per qualche escursione nel paesaggio della pace e della nonviolenza.
In questa mia relazione cercherò di comunicarvi le mie impressioni di viaggio, sicuro che i percorsi che emergeranno dalle altre relazioni e dai lavori di gruppo contribuiranno a far emergere altri punti di vista che sicuramente ci aiuteranno ad arricchire, completare e approfondire teorie e pratiche per la costruzione della pace e della nonviolenza.

DISERZIONE
Vorrei inziare invitandovi ad ascoltare una canzone.
(Ascolto di "Le déserteur", di Boris Vian(1), nella interpretazione di Ivano Fossati, trad. di G. Calabrese, disco Lindbergh. Lettere da sopra la pioggia, CD Sony Music, 1992)

In piena facoltà
Egregio Presidente
Le scrivo la presente
Che spero leggerà
La cartolina qui
Mi dice terra terra
Di andare a far la guerra
Quest’altro lunedi
Ma io non sono qui
Egregio Presidente
Per ammazzar la gente
Più o meno come me
Io non ce l’ho con lei
Sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò
Ho avuto solo guai
Da quando sono nato
E i figli che ho allevato
Han pianto insieme a me
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà
Quand’ero in prigionia
Qualcuno mi ha rubato
Mia moglie e il mio passato
La mia migliore età
Domani mi alzerò
E chiuderò la porta
Sulla stagione morta
E mi incamminerò
Vivrò di carità
Sulle strade di Spagna
Di Francia e di Bretagna
E a tutti griderò
Di non partire più
E di non obbedire
Per andare a morire
Per non importa chi
Per cui se servirà
Del sangue ad ogni costo
Andate a dare il vostro
se vi divertirà
E dica pure ai suoi
Se vengono a cercarmi
Che possono spararmi
Io armi non ne ho.


Questa canzone è del 1954. Negli anni successivi non è stato facile esprimere il no alla guerra attraverso le musiche e le canzoni. Ne è una testimonianza la storia del gruppo Cantacronache (2). La canzone "La marcia della Pace", improvvisata nel settembre 1961 da Franco Fortini e Fausto Amodei durante la marcia Perugia-Assisi, venne successivamente sequestrata a causa del verso: "... e se la patria chiama, lasciatela chiamare!". I meno giovani tra noi ricordano senz’altro la canzone Dove vola l’avvoltoio, con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici.
E non è stato facile nemmeno nel 1991, durante la guerra del Golfo, come ha testimoniato in quel tempo con passione Luigi Pestalozza (3).
C’è poi una data che, a mio avviso, segna una tappa fondamentale per il no alla guerra: è il 1965, anno in cui don Lorenzo Milani, reagendo all’ordine del giorno dei cappellani militari in congedo della regione toscana in cui si definiva "... un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosidetta ‘obiezione di coscienza’ che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà", scrisse "L’obbedienza non è più una virtù". Nel giugno 1967 don Lorenzo muore. Il 28 ottobre Luca Pavolini, direttore del periodico ‘Rinascita’ che aveva pubblicato la lettera, viene condannato, mentre per don Milani si afferma che ‘il reato è estinto per la morte del reo’.
Oggi i cappellani militari ci sono ancora, armi e guerre sono benedette e fatte in nome della divinità. E ancora qualcuno, compreso il Papa, parla di "guerra giusta", confondendo, come sottolinea padre Angelo Cavagna, "il diritto alla legittima difesa con la difesa militare o guerra giusta e la nonviolenza con la rinuncia a qualsiasi difesa"(4); oppure, come riferisce Claudio Fracassi, "uno storico rispettabile come Gian Enrico Rusconi scrive che ‘per quanto possa apparire ripugnante’ è il momento di ‘ creare una nuova cultura democratica del conflitto armato’"(5).
Intanto, al parlamento la nuova legge sull’obiezione sembra non fare passi avanti.
Ma oggi, per fortuna almeno in Italia, non è più necessario disertare per non impugnare armi e non fare la guerra.
Ma forse non è così facile sostituire il "non fare la guerra" con il "costruire la pace".
Legittimazione politica della difesa non violenta (6), obiezione di coscienza, obiezione fiscale alle spese militari, no al sostegno dello stato alle industrie belliche, sì al sostegno dello stato per la riconversione (parola carica di significato!) in industrie civili, no all’aumento delle spese per la difesa militare, sì al risparmio di 2.730 miliardi di lire nella nuova finanziaria, così come propongono l’Associazione per la pace e l’Associazione obiettori non violenti (7), no alla negligenza delle istituzioni nei confronti del traffico illegale di armamenti, per non dire delle volute coperture camuffate da presunti segreti di stato. Proposte e iniziative concrete ci sono. Ma mi sembra debole, su questo fronte, l’impegno collegiale dei partiti che si ispirano ai valori della sinistra e ai valori cristiani, mentre non ci sono segnali promettenti e chiari da parte del governo. Mi auguro che il mio pessimismo sia dovuto a ignoranza di fatti e iniziative recenti che vadano in senso contrario.

MEMORIA E INFORMAZIONE
Ci sono musiche per rilassarsi e dimenticare, musiche per annebbiare la mente e la volontà, musiche per vendere l’anima ai modelli consumistici di massa, musiche per le autogratificazioni solipsistiche di presunte élites culturali che altro non sono che élites economiche e di potere.
Ma ci sono anche "Musiche per la libertà", come ha ben documentato Efrem Casagrande in un catalogo da lui curato nel 1985 per il 40° anniversario della resistenza e della liberazione (8). Tra queste musiche, alcune canzoni sono state riproposte da gruppi giovanili come "Materiale resistente" nel 1995 (9), nella convinzione che non si può dimenticare.
Per costruire la pace e la non violenza non credo utile cedere a facili irenismi, cancellando o rimuovendo dalle coscienze e dalla memoria collettiva fatti, situazioni, scelte che hanno portato, ad es., alla guerra civile in Italia con la resistenza e l’antifascismo.
E’ per non dimenticare che anche alcuni compositori hanno drammaticamente intrecciato voci, strumenti e ritmi per evocare sofferenze ed olocausti.
Come esempio di questo, ascoltiamo un frammento da Ricorda cosa ti han fatto ad Auschwitz, di Luigi Nono (10).
La conoscenza di ciò che è accaduto e di ciò che accade, e quindi l’informazione, diventa uno strumento indispensabile per costruire la pace e la nonviolenza. Non è facile accedere a una informazione non manipolata e non mistificata. Il rischio della falsità e dell’inganno è sempre dietro l’angolo, come ben ha dimostrato Claudio Fracassi nel suo libro Sotto la notizia niente. Saggio sull’informazione planetaria (11). Da un lato la bugia e la mistificazione sulla guerra, dall’altro il silenzio sulle iniziative di pace e di nonviolenza.
E’ allora importante potenziare quelli che sono stati chiamati i "People’s media", opposti per natura e finalità ai mass-media allineati quasi sempre ai poteri finanziari e governativi. Come ha evidenziato Pasquale Martinelli (dando notizia del terzo corso accademico dell’Università internazionale delle istituzioni dei popoli per la pace, svoltosi a Rovereto dal 18 giugno all’8 luglio 1995 sul tema Democrazia popolare, nonviolenza e people’s media) (12), "Partendo da movimenti sociali nonviolenti, i people’s media possono attuare una comunicazione alternativa diretta alla gente comune, dando voce ai senza voce ed educando il popolo alle ragioni della pace".
Creare strumenti, reti e canali di informazione alternativa. Favorire e facilitare l’uso di questi strumenti e reti. Insegnare ad usarli. E quindi educare il popolo, e non solo i bambini.
L’educazione alla pace non deve essere pensata solo all’interno delle scuole, ma per tutto l’arco della vita, in tutti gli spazi e i tempi dei progetti di educazione permanente.
Quanta attenzione viene data dalle associazioni, ma anche dalle amministrazioni locali, a questa prospettiva? Non dovrebbe essere questa, dell’educazione degli adulti alla pace e alla nonviolenza, una priorità, anche finanziaria, per gli assessorati alla cultura? Non ho dati statistici precisi che potrebbero convalidare le mie parole, ma ho l’impressione che le affermazioni di principio su pace e diritti umani contenute negli Statuti comunali devono ancora fare parecchia strada per tradursi in un costante, concreto, pertinente e profondo impegno di tempi, di spazi e di risorse. E anche in questo caso spero d’essere smentito.
Anche certa musica può servire per non dimenticare, per conoscere, per crescere in cosapevolezza critica, per esprimere la nostra voglia di cambiamento. Purtroppo i grandi mezzi di informazione di massa, pubblici e privati, Rai, Mediaset o Cecchi Gori non trasmettono queste musiche: la pubblicità e il mercato non lo permettono. Ma musiche e canzoni circolano ugualmente, sulle onde di piccole radio, nei circuiti alternativi, in quei luoghi dell’underground che qualcuno ha definito "officine dei sogni" (13), ma che spesso rappresentano gli unici luoghi in cui molti giovani possono sperimentare le loro contaminazioni tra arte e vita, il loro bisogno di socializzazione e di cooperazione, le loro prospettive di alternativa a modelli di vita centrati unicamente sul liberismo e sulla competitività, i loro sforzi per imparare a gestire quella molteplicità di conflitti (149 che le attuali situazioni metropolitane non solo generano, ma che spesso fanno sviluppare e crescere fino alle forme estreme dei vari integralismi e fondamentalismi.
Sarebbe troppo lungo esemplificare qui le diverse tendenze e la ricchezza di contenuti - che per molti aspetti io ritengo in sintonia anche con una prospettiva di pace e di nonviolenza - espressi dalle molteplici culture giovanili di oggi (15).
Mi limito a proporvi l’ascolto di un frammento di "Baghdad 1.9.9.1." di Onda Rossa Posse, un esempio, che per forza di cose ‘suonerà’ parziale e frammentario. Spero che sia comunque uno stimolo sufficiente per invogliare una ricerca in questo campo (16):

.....
Militant A... veloce voce senza voce
una voce delle milioni senza voce
con dure parole
da un cuore affranto
al tuo fianco un assalto di 4 parole
due pesi e due misure
quattro parole due pesi e due misure
per un’unica morale da rispettare
non è un caso che un valore
può non aver valore
finchè un giorno in suo nome
tolgono la vita a una popolazione
finchè un giorno in suo nome
chiedono la vita a una generazione
no! no! tre volte no!
e capisci cosa dico
tu sai quello che so io
quando un genocidio è chiamato "giusta causa"
è perchè occorre un alibi
a chi compie mille e mille volte un omicidio
inseguendo solamente indici di borsa
in un’orribile notte
anche a Baghdad 1.9.9.1.



ECONOMIA COMPETITIVA
Ma non sono solo le positive realtà giovanili a essere misconosciute dai grandi mezzi di informazione. Talvolta anche la tradizione musicale di un popolo viene di fatto misconosciuta, resa inesistente: è l’esempio del popolo Saharawi. Questo popolo è profugo nel deserto algerino a causa dell’occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Le risoluzioni dell’ONU non vengono rispettate, mentre l’Italia non riconosce ancora, a distanza di vent’anni, la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) (troppo forti gli interessi commerciali col Marocco, compresa la vendita di armi!). E così anche i gruppi musicali Saharawi che sono venuti in Italia lo hanno fatto quasi clandestinamente, e comunque al di fuori dei tradizionali circuiti delle manifestazioni musicali (17).
La non conoscenza genera, forse involontariamente, ostracismo.
Certo non è facile tenere presente tutte le situazioni dove non c’è rispetto e salvaguardia dei diritti umani, dove i conflitti vengono affrontati con l’uso delle armi, dove l’unica regola sembra essere quella dell’alleanza con chi ti può garantire profitti e guadagni maggiori nell’immediato, dove la norma è sopraffare e distruggere il nemico con tutti i mezzi. Anche solo sfogliando i giornali di quest’ultimo periodo, la lista degli Stati, delle Nazioni, dei Popoli in guerra è molto lunga. La inizio soltanto: Afganistan, Algeria, Birmania, Burundi, Colombia, India, Iran, Iraq, Irlanda, Israele, Kurdistan, ex Jugoslavia, Liberia, Messico, Nigeria, Pakistan, Palestina, Ruanda, Sri Lanka, Somalia, Tibet, Timor, Turchia, Zaire.
Molto spesso di fronte a certe atrocità l’Occidente si tranquillizza la coscienza parlando di conflitti etnici. In realtà, come in Burundi, ad uccidere sono gli interessi delle multinazionali (18).
Di fronte all’impotenza dell’ONU si fa strada la volontà di creare forme alternative di iniziativa politica, di tentare esperienze di "diplomazia popolare", anche a livello internazionale, come le Assemblee di Rio, di Napoli, di Pechino, di Perugia, di attivarsi per aprire ‘Ambasciate di pace’, come quella coordinata da Alberto L’Abate a Pristina nel Kossovo.
Certo, non possiamo dimenticare che, come evidenzia Angela Pascucci (che basa le sue osservazioni sull’analisi del World Investment Report 1996, il Rapporto curato dalla Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo) "...a guidare lo sviluppo economico mondiale ormai è solo la logica competitiva di un pungo di imprese in alcune aree ristrette del mondo. Il circuito dei flussi è in tal modo determinato, e sarà difficile che possa aprirsi per includere quella parte (crescente) di mondo e di popoli ‘non funzionale’ a quelle logiche" (19).
Nello stesso tempo però occorre guardare con una particolare attenzione a esperienze a mio avviso particolarmente significative per contrastare i meccanismi perversi della globalizzazione, del neo liberismo selvaggio, del restringimento del potere in poche mani che operano al di fuori di qualsiasi controllo di stati e governi: mi riferisco, ad es., agli indios del Chiapas. Sono esperienze come queste che ci permettono di sperare con maggior chiarezza e ottimismo per la soluzione di quelle che Pietro Ingrao e Rossana Rossanda hanno definito le contraddizioni e conflitti di fine secolo: la crisi delle risorse del pianeta, lo sviluppo ineguale, l’esclusione sociale, la proliferazione delle guerre (20).

NON NEUTRALITA'
La pace e la non violenza, a mio avviso, non si costruiscono con atteggiamenti di neutralità o di salomonico distacco, ma prendendo posizione, facendo scelte di campo, assumendo un consapevole punto di vista sulla base innanzitutto dei diritti umani, ma anche di valori che, per essere condivisi, devono essere testimoniati, espressi, declinati anche attraverso l’uso di linguaggi specifici. E’ la grande sfida educativa a cui deve rispondere la famiglia, la scuola, le diverse agenzie educative e formative del territorio, in un’ottica di integrazione, ma anche di interazione dialettica, rispettando le diversità e valorizzando le differenze.
E’ il grande compito dell’educazione alla pace e alla nonviolenza, su cui altri relatori e i gruppi di lavoro interverranno in questo incontro in modo più approfondito.
Vorrei concludere sottolineando come anche la musica non può tirarsi indietro. E così, se ci sono musiche per le guerre, ci sono anche musiche contro le guerre e musiche per la pace (21), canti di guerra e canti contro la guerra, se non proprio canzoni di pace.
Sbaglia chi crede che la musica (e l’arte in genere) sia una dimensione di beata neutralità. La musica, come oggetto sonoro, forse può essere neutro, ma è l’uso che se ne fa, sono le pratiche musicali, sono i musicisti che non possono essere neutri. Chi lo pensa e lo dice è perché non vuole essere disturbato nel suo egoistico e autogratificante godimento.
E anche l’educazione musicale - a tutti i livelli d’età - non può tirarsi indietro, anche perché "l’esperienza musicale e la dimensione pedagogica dell’arte implicano e favoriscono, allo stesso tempo, ‘un modo di porsi’ di fronte alle cose, alla natura, agli uomini, al mondo, che se da una parte sa cogliere la contraddittorietà dell’esistenza e la presenza di variabili e antinomie talvolta laceranti, (...) dall’altra accetta di convivere con esse in quanto facenti parte dell’esistenza del soggetto e dei soggetti, dell’esperienza contemporanea. (...) L’approccio alla musica in tutte le sue forme sa com-porre (mettere insieme) l’esigenza di concordia e unità con il valore della diversità e della varietà" (22).
Non possiamo comunque nasconderci che ci può essere una educazione (musicale) violenta; ma possiamo pensare e praticare anche una educazione (musicale) non violenta, come ha modellizzato Gino Stefani nelle sue otto tesi(23), derivate dalle Otto tesi per l’Educazione Linguistica Nonviolenta, di Hermes Ferraro (ed. Satyagraha, Torino 1994):
"1. L’E.M.N. (Educazione Musicale nonviolenta) è la formazione all’uso consapevole della musica come elemento di coscientizzazione per la liberazione e per il raggiungimento del ‘potere di tutti’.
2. E’ compito di una EMN educare i ragazzi a usare la musica come mezzo per stabilire rapporti, per conoscersi e per rispettarsi.
3. Una EMN deve agire nel senso di una stimolazione dell’espressività dei ragazzi, contribuendo a sviluppare la personalità insieme con la capacità di realizzarsi positivamente all’interno di un gruppo o della collettività in generale.
4. E’ compito dell’EMN demistificare, attraverso l’analisi, tutte le impostazioni violente, classiste o comunque discriminatorie nella nostra cultura musicale.
5. La musica è strumento della violenza strutturale quando smette di essere al servizio della comunicazione, del crescere insieme, del bene di tutti e serve invece a consolidare gli equilibri di potere, attraverso la mistificazione, la sacralizzazione dei ruoli. Una EMN dovrà allora operare una demistificazione di tutto ciò.
6. Gli eventi sonori e le azioni per produrli possono essere uno strumento violento, un’arma. Una EMN dovrà abituare a riconoscere nel proprio rapporto comunicativo con gli altri tutti i caratteri di aggressività e sopraffazione, a livelli più o meno consapevoli.
7. Il pluralismo culturale in musica è un dato di fatto della nostra realtà socioculturale. E’ compito della EMN abituare i ragazzi a riconoscere il relativismo culturale, rispettando le diversità di espressione linguistica (idiomi musicali di minoranze etniche, stili particolari) come segno di rispetto per la specificità degli altri e del loro diritto a non essere discriminati per nessuna ragione.
8. Una EMN deve far ricorso a una metodologia didattica di tipo attivo, al fine di esercitare le capacità musicali come strumenti di una più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale".
Per finire vorrei proporvi l’ascolto di un canto di bambini.
Se fossi palestinese mi sarebbe difficile pensare alla possibilità di costruire la pace di fronte all’intransigenza di Netanyahu e di chi lo sostiene anche economicamente, di fronte alla non sincerità delle sue parole e dei suoi comportamenti, intransigenza che, sul molto filoisraeliano New York Times, ha fatto dire recentemente a Tom Friedman, giornalista moderato, amico di Israele: " Netanyahu deve scegliere: o negoziato vero tra i leader o una guerra vera tra i popoli, nel mezzo non c’è nulla". Mi permetto, comunque, di essere in completo disaccordo con tale giornalista: nel mezzo ci potrebbe essere il negoziato tra i popoli, lasciando - ma lo dico solo come battuta provocatoria - che facciano la guerra i leader. E per facilitare il negoziato non ci si può basare su una imprecisabile ‘equidistanza’ (24).
Ma in ogni caso, come i bimbi palestinesi del coro Al Aqsa (25),

Sogno dei gigli bianchi
strade di canto
e una casa di luce
Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile
Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo
di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra
Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.


Se forse è vero che con un canto non si costruisce la pace e la non violenza, un canto o una musica può forse darci più forza, più energia, più convinzione per continuare con passione nel nostro lavoro, per riprendere ogni giorno con rinnovato impegno il nostro cammino, perché, come ha dichiarato lo scorso agosto Yasser Arafat, "... non serve ripetere che la strada della pace è ormai tracciata, che non è possibile tornare indietro. La pace si realizza giorno per giorno, sul campo, con fatti concreti. La pace si fa, non si declama. Altrimenti resta solo una parola vuota, priva di senso" (26).


Note
1. Boris Vian compose questa canzone nel 1954, al tempo della guerra d’Algeria. Considerata da Giuseppe De Grassi "una delle più belle canzoni antimilitariste in senso assoluto" (in: G. De Grassi, Mille papaveri rossi. Storia d’Italia attraverso la canzone politica, fuoriThema, Bologna 1991, p. 159), la canzone è inserita anche in qualche antologia di canzoni dei libri di testo di ‘educazione musicale’ per la scuola media.
2. Cfr. G. De Grassi, o. cit., pagg. 121 e ss.; cfr. anche: Emilio Jona, Michele L. Straniero (a cura di), Cantacronache. Un’avventura politico-musicale degli anni cinquanta, CREL-Scriptorium-Paravia, Torino 1996.
3. Cfr. Luigi Pestalozza, "Se la guerra di Piero non si canta più", in: Avvenimenti, del 6 febbraio 1991.
4. Cfr. A. Cavagna, "Il Papa e la guerra giusta", in Rocca, 15 agosto-1 settembre 1996, p. 5.
5. Cfr. C. Fracassi, "Guerra giusta, guerra maledetta", in Avvenimenti, 2 agosto 1995, p. 11.
6. Cfr. la recente campagna internazionale iniziata da Shanti Sahyog (Cooperazione per la pace, India), e sostenuta da diversi gruppi e associazioni italiane.
7. Riprendo l’informazione dal settimanale Vita del 21 settembre 1996, p. 7.
8. Cfr. Efrem Casagrande, Musiche per la libertà, Città di Vittorio Veneto, 1985.
9. Cfr. AA.VV., Materiale resistente 1945-1995, CD Consorzio Produttori Indipendenti 300 008-2; Materiale resistente, video di Guido Chiesa e Davide Ferrario, il manifesto, Roma 1995.
10. Cfr.: Luigi Nono, Ricorda cosa ti hanno fatto ad Auschwitz (1965), CD Wergo, 1968. L’Autore riprende qui, integrandolo con altro materiale musicale, i ‘Cori’ che aveva composto l’anno precedente per lo spettacolo Die Ermittlung di Peter Weiss. "Non vi è dubbio che la fascinazione di Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, affidata a tensioni e valori puramente musicali, affondi le proprie radici emotive anche nella rievocazione dei terribili eventi cui il testo di Weiss crudamente e ‘oggettivamente’ faceva riferimento. Nono sembra rifiutare generalmente un’interpretazione espressiva (ed ‘espressionistica’) della propria musica. Ma se anche recentemente invitava a diffidare per sè e per altri musicisti del passato, dal far coincidere meccanicamente le tensioni linguistiche con ‘espressioni e idee logocentriche’ (morte-dolore-affanno), purtuttavia qui le voci, proiettate spesso in registri acutissimi, immettono violentemente l’ascoltatore in una dimensione smarrita e angosciosa": Armando Gentilucci, "Gli anni sessanta", in AA.VV., Nono, EDT, Torino 1987, p. 162.
11. Ed. I libri dell’altritalia, Avvenimenti, Roma 1994.
12. Cfr.: "Rovereto: non violenza e people’s media", in Rocca del 1 agosto 1995, p. 10.
13. Cfr. Massimo Caccialanza, Massimiliano Di Massa, Maria Teresa Torti, L’officina dei sogni. Arte e vita nell’underground, Costa & Nolan, Genova 1994.
14. Cfr.: Massimo Canevacci, Roberto De Angelis, Francesca Mazzi (a cura di), Culture del conflitto. Giovani Metropoli Comunicazione, Costa & Nolan, Genova 1995.
15. Cfr. Qualche riferimento in: G. Stefani (a cura di), "...-1992: dalla conquista alla accoglienza", in Progetto Uomo-Musica, n. 2, PCC, Assisi 1992; Carlo Branzaglia, Pierfrancesco Pacoda, Alba Solaro, Posse italiane. Centri sociali, underground musicale e cultura giovanile degli anni ‘90 in Italia, Tosca, Firenze 1992; AA.VV., Ragazzi senza tempo. Immagini, musica, conflitti dell culture giovanili, Cosata & Nolan, Genova 1993; P. Pacoda (a cura di), "Giovani, rap e impegno sociale", in Progetto Uomo-Musica, n. 8, PCC, Assisi 1995; Stefano Giaccone, Marco Pandin, Nel cuore della bestia. Storie personali nel mondo della musica bastarda, Zero In Condotta, Milano 1996;
16. Il testo è tratto da P. Pacoda (a cura di), Potere alla parola. Antologia del rap italiano, Feltrinelli, Milano 1996. In questa raccolta segnalo anche "Giorno dopo giorno", di Ice One.
17. Cfr. ora il disco Sahrawi. Voci distanti dal mare, il manifesto – L’Alfabeto Urbano – Officina, CD 029, 1998.
18. Cfr. Paolo Giovannelli, "Quel sangue è bagnato nell’oro", in Vita, 21 settembre 1996.
19. Cfr. "Globalizzazione. Investimenti: chi li fa, dove e perchè", in il manifesto, 25 settembre 1996.
20. Cfr. Pietro Ingrao, Rossana Rossanda, Appuntamenti di fine secolo, manifestolibri, Roma 1995, pp. 55 segg.
21. E’ emblematico che in un famoso libro di testo di educazione musicale per le scuole medie si spendano parecchie pagine su ‘Musica e guerra’ e quasi niente su ‘Musica e pace’. Qualcosa però sta cambiando, per fortuna, anche nei libri di testo e nelle proposte di educazione musicale, nell’ottica e sotto la spinta di prospettive multiculturali. Cfr. a questo proposito: M. Piatti (a cura di), Educazione musicale in una società multietnica, Ed. Musicali PCC, Assisi 1992; M. Disoteo, "Educazione interculturale e musica. Una bibliografia ragionata", in Progetto Uomo-Musica, n. 9, PCC, Assisi 1996.
22. Roberto Albarea, Scuola primaria e educazione musicale in Europa. Comparazione di curricula e implicazioni interculturali, FrancoAngeli, Milano 1996, pp. 140, 144.
23. Cfr.: "Per una educazione musicale nonviolenta", in Gino Stefani, Competenza musicale e cultura della pace, CLUEB, Bologna 1985, pp. 11-20.
24. Vedi in questi giorni la posizione di alcuni esponenti dei partiti di governo, posizione ben stigmatizzata da Maurizio Matteuzzi con un esempio: "...andare a parlare a Nietanyahu presentandosi su posizioni ‘equidistanti’ sarebbe come dire che uno che vede un incontro di pugilato di Mike Tyson con un peso piuma da 50 chili può assistere con equidistanza al match e che vinca il migliore", in il manifesto, 23 ottobre 1996.
25. Cfr. video: Coro Al Aqsa, Kufia. Canto per la Palestina, Ed. Kufia/Little Italy/il manifesto, 1989.
26. Cfr. intervista su L’Unità del 19 agosto 1996.


Relazione tenuta al convegno "Costruire la pace e la non violenza" organizzato dall’Associazione Crescere Insieme e dal Comune di Calcinaia (PI) il 25-26 ottobre 1996.








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