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Una insegnante in via d'estinzione ( Sauretta Ragni )
4/3/2010

Cari lettori, è ufficiale: l’insegnamento dell’educazione musicale è stato epurato dalla scuola secondaria di secondo grado.

Dopo tanti dibattiti, qualche volta giunti perfino in televisione, in cui ci si chiedeva perché la musica non potesse essere inclusa tra gli insegnamenti liceali come la storia dell’arte, ci ha pensato bene questa riforma a toglierci ogni ragionevole dubbio: la musica non è e non potrà mai essere in Italia una materia di studio che possa avere un benché minimo valore educativo.

“Ma di che cosa vi lamentate se questo governo ha istituito un liceo tutto per voi”? (il fantomatico liceo musicale).

Di questo vorrei parlare alla fine. Prima vorrei scorrere con voi tutti i motivi per cui la musica non è degna di essere inclusa nei curricola liceali.

Proviamo a ragionare per assurdo.

1) Cosa c’entra l’educazione musicale in una formazione di tipo liceale? E allora la domanda sorge spontanea: cosa centra la storia dell’arte in una formazione di tipo liceale?

Potremmo dire che l’arte ha un grande valore educativo. La musica no!

L’arte contribuisce ad affinare il gusto estetico dei giovani. La musica no!

L’arte costituisce uno dei patrimoni più importanti della cultura italiana. La musica no!

Certo forse molti non sanno (almeno la Gelmini no di sicuro!) che fin dal medioevo l’Italia ha dato i natali a una infinità di musicisti, didatti e tecnici che hanno contribuito a rivoluzionare il mondo musicale europeo. Vogliamo fare qualche sporadico esempio? Che dire di Guido d’Arezzo (prima metà dell’XI sec.) che in una piccola abbazia toscana rischiò addirittura la condanna per eresia per aver introdotto, nei suoi trattati, metodi didattici per favorire l’apprendimento della musica? E’ lui che attribuì l’attuale nome delle note musicali ai suoni della scala ed è sempre lui che inventò il metodo della solmisazione che nel Novecento fu ripreso da Zoltàn Kòdaly ideatore (si fa per dire) del metodo del do mobile, rivitalizzando così la didattica della musica nelle scuole a partire da quella materna.

Vogliamo parlare di tutta quella schiera di compositori del Trecento italiano che insieme ai cugini francesi diedero avvio all’Ars Nova che rivoluzionò non solo la polifonia esistente ma lo stesso concetto di musica come arte? E che dire del fatto che il melodramma nasce a Firenze nel 1600 e nell’arco di un mezzo secolo in tutte le grandi corti europee da Madrid a Pietroburgo venivano rappresentate opere nello stile italiano, scritte da compositori e librettisti italiani, cantate da cantanti italiani e rigorosamente nella lingua italiana? Possiamo dimenticare che un secolo più tardi la scuola violinistica italiana contribuì alla diffusione della musica strumentale in quelle regioni del nord Europa che di lì a poco divennero la culla della musica sinfonica? Che le più importanti liuterie sorgono in questo periodo attorno alla città di Cremona (Stradivari, Amati, Guarnieri del Gesù)? Che il pianoforte fu progettato dall’italiano Bartolomeo Cristofori? Che compositori del calibro di Antonio Vivaldi contribuirono alla diffusione in tutta Europa del modello italiano del concerto? Come fece Domenico Scarlatti per la sonata per clavicembalo? Mi fermo qui perché forse molti avranno sentito “vagamente” il nome di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini, Mascagni, Casella, Dallapiccola, Berio, Nono, Donatoni ecc… Forse la Gelmini no! La Gelmini è più una ragioniera della riforma, deve fare quadrare i bilanci piuttosto che pensare al valore educativo di certe discipline.

Ma veniamo al secondo round della nostra riflessione paradossale:

2) Cosa centra l’educazione musicale in una formazione di tipo liceale?

E cosa centra l’Insegnamento della Religione Cattolica in una formazione liceale?

La conoscenza della Bibbia e del cattolicesimo è ritenuta opportuna per conoscere una parte integrante del patrimonio storico, culturale, artistico dell'Italia. La conoscenza della musica no!

L'insegnamento della religione cattolica nella scuola secondaria superiore concorre a promuovere, insieme alle altre discipline, il pieno sviluppo della personalità degli alunni e contribuisce ad un più alto livello di conoscenze e di capacità critiche, proprio di questo grado di scuola. La musica no!

Con riguardo al particolare momento di vita degli alunni ed in vista del loro inserimento nel mondo professionale e civile, l'insegnamento della religione cattolica offre contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico-culturale in cui essi vivono. La musica no!

Vogliamo fare un ultimo esempio?

3) Cosa centra l’educazione musicale in una formazione di tipo liceale?

E che cosa centra l’educazione fisica in una formazione di tipo liceale?

L’educazione fisica promuove la maturazione della coscienza relativa alla propria corporeità, sia come disponibilità e padronanza motoria sia come capacità relazionale, per superare le difficoltà e le contraddizioni tipiche dell'età adolescenziale.

La musica NON favorisce l’acquisizione di strumenti e modi di espressione e rappresentazione anche soggettiva ed emozionale dell’esperienza e lo sviluppo di un pensiero non solo lineare, ma anche intuitivo e flessibile.

L’educazione fisica sostiene la scoperta e l'orientamento delle attitudini personali nei confronti di attività sportive specifiche e di attività motorie che possano tradursi in capacità trasferibili al campo lavorativo e del tempo libero.

L’educazione musicale NON contribuisce, con lo sviluppo dell’intelligenza musicale, ad una formazione completa ed equilibrata della persona.

L’educazione fisica partecipa all'evoluzione e il consolidamento di una equilibrata coscienza sociale, basata sulla consapevolezza di sé e sulla capacità di integrarsi e differenziarsi nel e dal gruppo, tramite l'esperienza concreta di contatti socio-relazionali soddisfacenti.

L’educazione musicale NON favorisce gli strumenti e le situazioni che consentano un positivo atteggiamento socio-relazionale attraverso la musica d’insieme, il canto corale e solistico e gli innumerevoli progetti in cui viene sempre coinvolta dai colleghi?

Potrei continuare all’infinito ma credo che ognuno di noi abbia afferrato il messaggio.

Messaggio che non vuole assolutamente creare una gerarchia tra discipline “in” e discipline “out” o tanto meno sminuire o mettersi in competizione con le altre materie. Perché tutte sono importanti se lo scopo principale non è “fare cassa”, ma pensare al futuro di generazioni già tanto fuorviate dai mass media che veicolano messaggi sbagliati e diseducativi ai quali noi dovremmo contrapporci distribuendo perle di saggezza e di educazione! Mi viene da sorridere pensando al grado di impatto che hanno la scuola e la televisione su un adolescente: è veramente una battaglia impari.

Soprattutto quando ci si mette anche l’informazione che fa “disinformazione” come in questi ultime settimane, durante le quali hanno avuto il coraggio di definire la riforma “epocale” perché mira alla qualità anziché alla quantità.

Ci vengono a parlare di flessibilità, di ore opzionali… Ora mi si deve spiegare chi sarà quello studente che chiederà di effettuare tre ore in più la settimana di discipline opzionali trattenendosi a scuola mentre i compagni se ne vanno a spasso per il corso. E mi si deve spiegare chi sarà quel collega magnanimo che accetterà di buon grado di sacrificare una delle sue ore di lezione per dare spazio a quelle discipline a rischio estinzione, nell’ambito della flessibilità del 20%! Leggete bene la normativa sulla flessibilità e vi accorgerete che hanno inserito una montagna di restrizioni per rendere il cambiamento delle discipline possibile soltanto sulla carta.

Così torna la guerra tra poveri: loro fanno la riforma a grandi linee, poi chi deve prendersi le responsabilità di decisioni che interessano 28.000 esseri umani tra precari e personale di ruolo, siamo noi. Roba da salire e incatenarsi tutti e 28.000 sulle torri e le gru di tutta Italia!

E veniamo ai licei musicali.

Prima di tutto mi si deve spiegare perché la musica deve essere materia di studio soltanto su un indirizzo che tende a formare i futuri professionisti del mondo musicale quando, ad esempio, la storia dell’arte è presente i tutti i licei nonostante la riforma contempli ben sei indirizzi specifici di liceo artistico: arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia.

E poi la domanda chiave è: a che serve sfornare musicisti se non si viene a formare un potenziale pubblico di fruitori? Il 24 Febbraio sono andata a Roma per assistere al concerto di Maurizio Pollini e vi assicuro che l’età media del pubblico era piuttosto avanzata, ma se entrate in un qualsiasi museo italiano troverete schiere di studenti di ogni ordine e grado.

Cosa andranno a fare tutti questi musicisti professionisti quando in Italia da venti anni a questa parte le orchestre sono state decimate? Quando il cachet che una amministrazione comunale è disposta a pagare per un musicista non ancora famoso si aggira sui cento euro a concerto, mentre si pagano 180 euro di biglietto di ingresso per assistere al concerto di Elton John al Parco della Musica di Roma.

Forse sarebbe meglio distinguere tra educazione musicale e strumento musicale. In un paese civile si dovrebbe tutelare il diritto di avere una istruzione musicale rivolta ai futuri cittadini e contemporaneamente un indirizzo scolastico che accolga quei giovani che vorranno fare della musica la propria attività lavorativa.

Sorpresa: i nostri politici lo stanno già facendo perché il 6 Febbraio 2010 al Conservatorio di Venezia, in occasione del convegno dal titolo: “La riforma dell’alta formazione artistica musicale e coreutica ha 10 anni”, (legge n. 508 del 21 Dicembre 1999) il Consigliere del Ministro della pubblica Istruzione, Dott. Max Bruschi ha così riferito in base ai criteri di assunzione dei docenti che dovrebbero insegnare nei licei musicali: “Io voglio essere molto netto. Non riesco ad immaginare altro ambiente dove si possa imparare la musica a livello alto e professionale se non nei conservatori… “.

Così vado a rispondere alla prima domanda che mi hanno rivolto in tanti durante questi ultimi mesi, ovvero “Ma di che cosa vi lamentate se questo governo ha istituito un liceo musicale tutto per voi”?

Il liceo musicale non è destinato a noi. I miei tre diplomi (Pianoforte, Canto lirico, Musica vocale da camera) i corsi di perfezionamento, i concorsi e l’attività artistica svolta mentre studiavo per prendermi le due abilitazioni A031 e A032 (intese come ripiego nell’eventualità che non avessi trovato spazio nei conservatori di musica) non potranno mai correre il rischio di essere presi in considerazione in una graduatoria dei licei musicali.

Ma non è tutto. Bruschi continua dicendo: “Io ritengo che debba essere fatto un lavoro di bonifica e ristrutturazione sulla scuola media ad indirizzo musicale e sulla scuola primaria. Ma anche sulla scuola primaria, sulle “vecchie elementari” non mi si può venire a fare il ragionamento che mi è stato fatto: che bello così usiamo i soprannumerari della A031 e della A032 e della A077, perché ancora una volta non ci siamo. Anche se forse una risistemazione, una riqualificazione del personale su quel livello si potrebbe in alcuni casi fare…”.

Ne deduco che la nostra professionalità che, a quanto pare, era valida e riconosciuta da concorsi per esami e titoli per insegnare educazione musicale nei Licei delle Scienze Sociali e in quello delle Scienze della Formazione, non dovrebbe essere adeguata neanche per insegnare educazione musicale nella scuola primaria!

Forse chissà … un posto da bidello….





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