Raccontare con la musica: impariamo dai cantastorie - seconda parte

Il laboratorio con il cantastorie siciliano
Per far conoscere e confrontare ai ragazzi due diverse tecniche del raccontare in musica, abbiamo invitato a scuola il cantastorie siciliano Franco Trincale, che ha tenuto una lezione-concerto dal titolo “Il Cantastorie e la Storia”(foto 15 con ascolto 6). Gli studenti hanno ascoltato con entusiasmo le ballate intonate dal folkronista , che si accompagnava con la chitarra, mentre seguivano lo svolgersi delle storie anche osservando i disegni sui cartelloni e l’interpretazione mimico-gestuale dei personaggi rappresentati dal cantastorie siciliano (foto 16 con ascolto brano 7).
Dopo la lezione-concerto di Trincale, è stato attivato un laboratorio che, con la collaborazione dell’antropologo-cantastorie Mauro Geraci (foto 17), guidasse gli studenti a raccontare in musica utilizzando le tecniche dei cantastorie siciliani: scelta di un tema specifico, raccolta della documentazione relativa al tema scelto (interviste, articoli di giornali, fotografie, film, ecc.), trasformazione della documentazione in un testo poetico-musicale (foto 18, 19), rappresentazione grafica sui cartelloni della storia cantata (foto 20 con ascolto 8, foto 21, 22, 23, 24, 25), esecuzione di fronte a un pubblico delle ballate prodotte (foto 26,27,28,29) .
I ragazzi delle due classi seconde, che nel precedente anno scolastico avevano lavorato insieme al griot, hanno composto due ballate sul tema dei diritti dei minori: “La Storia di Iqbal”(foto 27 con ascolto 9 e allegato testo poetico e trascrizione musicale) e “La Storia di Azarias” (foto 28 con ascolto 10 e allegato testo poetico e trascrizione musicale ); invece, gli alunni di una classe prima hanno ripreso il tema “La tradizione orale. Alla ricerca della propria identità: dalla conoscenza di sé al confronto con le storie degli altri” e hanno composto una ballata intitolata “La Storia di nonno Giovanni” (foto 29 con ascolto 11 e allegato poetico e trascrizione musicale).
Numerosi incontri, poi, sono stati dedicati alle prove per l’esecuzione corale delle ballate con l’accompagnamento della chitarra e, come avevamo già sperimentato lavorando con il griot mandinga, è stato necessario far esercitare i ragazzi per curare l’emissione dei suoni (corretta respirazione diaframmatica, vocalizzi e nasalizzazioni finalizzate anche al cambiamento di registro fra cantato e parlato) e l’espressione corporea (in questo caso, soprattutto di tipo mimico-gestuale).
Al termine del laboratorio sulle tecniche compositive dei poeti-cantastorie siciliani, gli alunni della “Gramsci” hanno eseguito in coro le loro ballate, accompagnati con la chitarra da Mauro Geraci, in un concerto dal titolo I cantastorie, la piazza, la scuola, nella sala Odeion dell’Università “La Sapienza” di Roma (foto 26, 27, 28, 29).

Conclusioni

Ripercorrendo le tappe fondamentali dei laboratori sperimentali con i cantastorie, a mio parere, è evidente che il dialogo interculturale attraverso la conoscenza e l’uso dei diversi linguaggi musicali favorisce la conoscenza di sé in rapporto all’altro e facilita l’espressione e l’interazione tra diverse identità che, allo stesso tempo, si arricchiscono e crescono
È risultato importante, infatti, offrire ai ragazzi l’opportunità di lavorare a contatto diretto con i music-maker di diverse culture, che hanno integrato nelle identità musicali degli alunni nuove esperienze e nuovi modi di fare musica.
Gli studenti, poi, guidati a raccontare in musica alcuni fatti di cronaca (“La Storia di Iqbal” e “La Storia di Azarias”) o proprie storie familiari (“Da piccoli i miei nonni…” o “La Storia di Nonno Giovanni”), sono divenuti maggiormente consapevoli delle risorse espressive del proprio corpo, perché hanno anche sperimentato la musicalità delle parole e dei gesti.
Inoltre, la peculiarità comunicativa dei poeti-cantori di raccontare in musica facilitando la comprensione dello svolgimento dei fatti narrati attraverso l’uso intrecciato di una pluralità di linguaggi (parlato, musicale, grafico-pittorico e gestuale), oltre a rappresentare un esempio di multimedialità popolare, è stato prezioso anche ai fini di una didattica interdisciplinare.
La realizzazione dei laboratori, infatti, è stata possibile perché gli insegnanti hanno lavorato in équipe: Lettere per la raccolta della documentazione e la produzione del testo poetico, Educazione musicale per la scelta dei moduli ritmico-melodici e l’esecuzione vocale delle storie narrate, Educazione fisica per la cura dell’espressione mimico-gestuale, Educazione artistica ed Educazione tecnica per la realizzazione dei cartelloni.
Anche gli spettacoli a conclusione dei laboratori – I nonni e i cantastorie raccontano con il griot mandinga e I cantastorie, la piazza, la scuola con il cantastorie siciliano – hanno segnato un momento importante del percorso educativo-didattico, perché l’esecuzione in pubblico dei racconti in musica, prodotti dai ragazzi stessi, ha rinforzato il loro senso di appartenenza al gruppo-classe; il confronto con un pubblico esterno, poi, ha consentito agli alunni di ottenere un riconoscimento e un consenso che, come è noto, hanno una funzione importante nel processo di costruzione del sé di ogni singolo individuo.

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