Per una educazione musicale migrante

I Rom , in particolare, hanno subito nella loro storia infinite discriminazioni e persecuzioni, la più grave delle quali è stata la politica di sterminio a cui furono sottoposti dal governo nazista durante la seconda guerra mondiale. Di questo sterminio è stata data, ai Rom, ben poca giustizia, tanto che ancora oggi essi sono, in molti paesi, soggetti a politiche vessatorie (in particolare, oltre alla Francia e all’Italia, nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Ungheria).
Non è, evidentemente, nei compiti e nelle competenze di Musicheria fare un’analisi approfondita delle ragioni di questa situazione, ma pensiamo che essa abbia, in parte, a che vedere con la diffidenza verso chi è, nella realtà o nell’immaginario, “nomade” e che sceglie l’incertezza dell’erranza. Non è un caso che, in molti paesi, nei diversi continenti e anche al di là della specificità del caso dei Rom (che, almeno in Italia, sono ormai in maggioranza, sedentarizzati), diversi governi pratichino politiche repressive delle popolazioni nomadi restringendo le loro libertà e obbligandole a cambiare il loro modo di vivere.
Per questa ragione abbiamo deciso di ripubblicare l’intervento di Maurizio Disoteo al convegno che si tenne nell’ambito del Festival dei busker di Pelago (FI) nel luglio del 1993 e pubblicato nel sesto numero di Progetto Uomo-Musica (luglio 1994), che propone la metafora di un’educazione musicale “migrante” contro la xenofobia e il razzismo. A distanza di ben diciassette anni, questo intervento ci sembra purtroppo ancora attuale nella sua sostanza e nelle analisi che propone rispetto a comportamenti pericolosamente presenti nella nostra società, ai malintesi sulla questione dell’identità e delle “radici culturali” e sul rifiuto della diversità e di una politica di accoglienza.

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