Grammatica della fantasia musicale

Gianni Rodari, uno dei più grandi scrittori del '900, auspicava che qualche musicista, sull'esempio di uno dei suoi libri più famosi, scrivesse una Grammatica della fantasia "occupandosi dell'esperienza e della educazione musicale dei bambini".
Gli Autori, con una decisione che definiscono un po' temeraria, hanno seguito l'indicazione di Rodari: Grammatica della fantasia musicale, che anche nel sottotitolo riprende quello rodariano, vuole essere un testo che cerca di dare forma a idee e proposte relative all'arte di inventare musiche nei contesti di educazione e formazione musicale.
Prendendo spunto dalle tecniche suggerite da Rodari, coniugandole con le sollecitazioni di autori quali Cage, Delalande, Globokar, Munari, Morin, Paynter, Porena, Spaccazocchi, Stefani e altri, vengono proposte riflessioni e suggerite attività mirate a sviluppare la fantasia e la creatività compositiva ed esecutiva.
Il testo si rivolge principalmente agli insegnanti di musica delle scuole di ogni ordine e grado, ma può essere utile anche agli animatori, agli studenti di composizione, agli appassionati di musica e a tutti coloro che sono convinti che il suono, la musica, soprattutto nelle sue pratiche inventive e creative, sono strumenti indispensabili alla formazione democratica di tutti i cittadini e le cittadine, non perché tutti diventino "musicisti", ma perché nessuno sia schiavo di tutti quegli "ismi" che alcune culture dominanti vogliono far ritenere come valori assoluti.


Indice
Mario Di Rienzo, Presentazione
Antefatto
Il sasso nello stagno
Pensare per coppie
La coppia e il simulacro
Binomi fantastici
Che cosa succederebbe se...
Domande alla tecnologia
Tre verbi per inventare
Il caso e la regola
La consuetudine e la meraviglia
Storie
Ballate
Musica per fare storia
Immaginazione, creatività, scuola, musica
Schede
Riferimenti bibliografici


Mario Di Rienzo
Presentazione

Sono passati trentatre anni dalla prima edizione di C’era due volte il barone Lamberto, un romanzo/favola costruito intorno all’idea che “l’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita”. È un’idea che ha una sua indubbia valenza e può essere applicata allo stesso Rodari. Il nome “Rodari”, infatti, dopo la sua morte (14 aprile 1980), è sempre più ricorrente. Si ripete in continuazione, anno dopo anno, giorno dopo giorno, nelle case, nelle scuole, sui giornali, nei libri, alla televisione, su Internet, in Italia e nel mondo. «Insieme a Dante, Machiavelli, Gramsci, [Rodari] è tra i nostri scrittori più tradotti e più noti. Nel Novecento, oltre a Gramsci, soltanto Pirandello, Croce e Umberto Eco gli contendono il primato». Così ha scritto Tullio De Mauro, nella prefazione al volume fuori commercio Il gatto viaggiatore e altre storie – antologia di racconti, favole e filastrocche – pubblicato dagli Editori Riuniti, allegato al quotidiano l’Unità (11 aprile 1990).
I dati in nostro possesso ci dicono che il nome di Rodari ha fatto breccia nelle scuole, nelle università, nella cultura popolare. In Italia sono centinaia le scuole intitolate a Rodari, migliaia le classi in cui il suo nome ricorre in continuità non solo perché le sue filastrocche, i suoi racconti e le sue favole si trovano nei libri di testo e i suoi libri stanno entrando sempre più nelle biblioteche scolastiche e, quindi, sono letti da milioni di bambine e bambini, ma anche perché nelle scuole, nelle aule, nei teatri per bambini, si è sempre più diffusa la pratica di far inventare alle bambine e ai bambini storie “fantastiche” avendo come punto di riferimento la produzione poetica di Rodari. Questi prodotti non sono – è vero – sempre esaltanti (in più di un caso sono addirittura scadenti), ma testimoniano l’attenzione e l’interesse degli insegnanti a mettere in azione l’immaginazione delle bambine e dei bambini. Probabilmente questi effetti discutibili sono la risultante di una lettura frettolosa e superficiale della Grammatica della fantasia. Forse è il frutto di un innamoramento del pensiero pedagogico di Rodari e non di uno studio approfondito. Grammatica della fantasia, in realtà, è un libro eccezionale e per i contenuti, e per la qualità della scrittura. Rodari mette in mano ai lettori gli arnesi del proprio mestiere di scrittore e uomo di cultura, che ha sempre avuto un occhio attento ai problemi dell’educazione e della formazione a scuola, in famiglia, nella società. E lo fa in modo così naturale e schietto da farlo sembrare un fatto normale, alla portata di tutti. Cosicché chi si cimenta per la prima volta con i contenuti e le proposte in essa contenuti ritiene che basti fare qualcosa di estroverso, al di fuori delle abitudini consolidate e logore, per realizzare attività che mettano in moto la fantasia, l’immaginazione. Non è così. Per realizzare le idee di Rodari in fatto di “fantasia” e “immaginazione” ci vuole ben altro: ci vogliono metodo, acutezza, sensibilità, cultura pedagogico-didattica alta e moderna. Una lettura attenta della Grammatica della fantasia ci dice proprio questo. Dietro quell’apparente semplicità di esposizione ci sono una ricerca lunga e una sperimentazione meticolosa e a largo spettro. Non c’è improvvisazione. Tutt’altro.
Probabilmente Rodari aveva avuto il sentore che le sue idee correvano il rischio di essere banalizzate. Aveva, perciò, iniziato a fare i primi esperimenti per scrivere il seguito della Grammatica della fantasia. Aveva già pronto il titolo: Esercizi della fantasia. Di questo progetto esistono solo alcuni esempi significativi, prodotti in una scuola di Arezzo e raccolti premurosamente da Filippo Nibbi nel volumetto postumo intitolato appunto Esercizi di fantasia (Editori Riuniti, Roma 1981).
Il lavoro fatto da Mario Piatti ed Enrico Strobino è frutto di un’esplorazione attenta e profonda del pensiero di Rodari, di una sperimentazione rigorosa per la messa a punto delle tecniche didattiche più adatte per realizzare un’educazione musicale autenticamente creativa lungo il sentiero tracciato da Rodari nella Grammatica della fantasia. Non c’è nulla di affidato al caso. La stessa improvvisazione applicata al suono e alla musica ha le sue regole, non sempre classificabili e prevedibili, ma altrettanto rigorose nelle procedure. Una ricerca unica in questo settore.
Per la serietà dell’impianto e la ricchezza delle proposte richiama alla mente altri due lavori autenticamente rodariani nell’ispirazione, ma assolutamente autonomi, rivolti però alla produzione poetica: I draghi locopei (Einaudi, Torino, 1986) di Ersilia Zamponi e Calicanto (Einaudi, Torino, 1988) di Roberto Piumini ed Ersilia Zamponi.
Insomma, non solo un bell’omaggio a Rodari ma anche una guida sapiente e concreta per una didattica musicale che ha come obiettivo quello di generare nelle ragazze e nei ragazzi l’amore per la musica attraverso attività didattiche coinvolgenti.


Alcuni videodocumentari sulle attività proposte nel libro si possono vedere QUI

Per acquistare il libro on line: www.francoangeli.it
Recensioni:
- Stefano Vitale su école >>> QUI
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