Il canto spontaneo

Premesse metodologiche e analisi di un momento di gioco
 
Siamo in spiaggia a fine Agosto, nella tarda mattinata. Il sole è caldo, l’acqua limpida e fresca; la gente schiamazza, ride, sospira, mormora, racconta, a volte canta, a volte tace. Il mare fa avanti e indietro sulla battigia, con un suono dolce. Io e la mia cuginetta ce ne stiamo sotto l’ombrellone a giocare con la sabbia, avvolte dai molti stimoli sensoriali che la giornata ci offre.
La mia cuginetta ha quasi tre anni e si chiama Gioia. È al mare da me da una settimana, e ciò ci rende molto felici ed affiatate. Durante il giorno raccontiamo molte storie e cantiamo, cantiamo tanto. Nei suoi pochi anni Gioia è sollecitata da numerosi stimoli sonori; la mamma, il papà, il fratellino e la famiglia tutta cantano con lei, e lei canta insieme a noi.
Questa mattina, mentre giochiamo con la sabbia, le suggerisco un gioco, ispirata e mossa dal desiderio di sperimentare alcune proposte del testo di Johannella Tafuri “Cantando si impara – Suggerimenti e repertori” (Carrocci Faber, 2013) che proprio in quei giorni sto leggendo. Il gioco consiste nel narrare cantando le azioni che compiamo. A sua insaputa faccio partire una registrazione, per analizzare in seguito l’esperienza vissuta insieme. Ciò che ho riascoltato pochi giorni fa ritrovando quel file audio dimenticato mi ha enormemente divertita e mi ha spinta a scrivere questo breve resoconto.

>>> continua nel pdf allegato

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