Autobiografia: formarsi e crescere parlando di sé

Esperienze e riflessioni sull'autobiografia musicale

  1. L’autobiografia musicale: la catarsi

La pratica dell’autobiografia dovrebbe essere un passaggio formativo fondamentale per tutti coloro che operano nel campo musicale. Insegnanti, animatori, musicoterapisti, musicisti, musicologi, compositori, possono trarne giovamento ai fini della loro formazione e della consapevolezza della propria identità. La costruzione di un’autobiografia musicale sembra separare la storia musicale dalle altre storie che attraversano la nostra vita, ma in realtà non è così: essa è capace di mettere in luce le relazioni e i rapporti profondi tra le varie vicende, ricollocando l’esperienza con e intorno alla musica in una costruzione di senso più ampia e profonda.

Verrà esposta l’esperienza di ricerca promossa dal Dipartimento per la Ricerca Musicologica ed Etnomusicologica del Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, “L’autobiografia cognitiva nella formazione strumentale”. Si tratta di un corso inserito tra le attività a scelta dei piani di studio dei trienni e bienni attivi presso il Conservatorio, intitolato “Tecniche autobiografiche nella formazione strumentale”, tenuto dalla professoressa Augusta Dall’Arche, docente di Pedagogia musicale per Didattica della Musica presso lo stesso Conservatorio, durante l’anno accademico 2011/2012, al quale ho partecipato in qualità di studente. Gli obiettivi di questo corso sono stati: favorire l’autoformazione attraverso un percorso per imparare ad apprendere pensando a sé, pensandosi nel mondo; promuovere la conoscenza e la consapevolezza della propria identità; riconoscere la valenza formativa dell’approccio autobiografico attraverso l’esperienza in prima persona. Il corso si è svolto con lezioni collettive guidate dalla professoressa, che non si è mai posta al di sopra degli studenti, ma che ha rispettato i tempi di tutti, ascoltando con pazienza e lasciando spazio all’ascolto e al dialogo sulle fasi della vita musicale di ognuno, e con lavori individuali, da svolgere a casa, dove mettere per iscritto, affidando quindi alla scrittura, la propria storia di musicista vissuta fino a quel momento. All’inizio del corso è stato consegnato a tutti gli studenti un questionario preliminare, per valutare il punto di partenza di ognuno relativamente all’ambito cognitivo e relazionale e per poter compiere, alla fine del percorso, eventuali considerazioni circa trasformazioni subite. Il questionario prevedeva domande di varia natura, per conoscere i gusti, esplorando anche le modalità di apprendimento messe in atto nel proprio percorso formativo, gli interessi e preferenze culturali, ma chiedeva anche la descrizione delle proprie capacità strumentali, il rapporto con gli altri e con se stessi, ed infine la capacità di ascolto e di gestione dei conflitti con gli altri. La fase successiva del corso, la più importante, ha richiesto sforzi ed energie enormi da parte di ciascuno, per compiere l’azione più intima e delicata: raccontare la propria storia. È stato distribuito, perciò, un ulteriore questionario, suddiviso per ambiti e argomenti, costituito da domande- guida utili come punti di riferimento per poter redigere il proprio racconto personale. Viene presentata una parte dello schema del questionario, seguito da alcuni stralci delle autobiografie degli studenti. [1]

[1] Cfr. Augusta Dall’Arche, Tecniche autobiografiche nella formazione strumentale, in Genesi di un musicista: la formazione musicale e le sue storie. Atti del convegno di studi (Foggia 24- 25 ottobre 2012, Conservatorio di musica “Umberto Giordano”) a cura di Antonio Caroccia e Augusta Dall’Arche, Roma, Aracne Editrice, 2012, pp. 15- 25.

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