Più importanza all'educazione musicale

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Paola Garetto, insegnante di musica nella scuola media.
 
Sono un’insegnante di musica della scuola media, una scuola media statale come tante, dove da anni ci si ritrova a lottare e ad inventare iniziative per poter continuare a far funzionare il tutto, nonostante le “riforme” che non hanno portato altro che tagli e riduzioni di ore, di insegnanti, di bidelli, di risorse…
Condivido appieno e apprezzo la lettera aperta del 12 aprile 2012 a Berlinguer pubblicata su Musicheria, e vorrei sottoporre ai colleghi il mio pensiero e la mia esperienza riguardo all’educazione musicale nella scuola media, a cui spesso non viene riconosciuta l’importanza e la dignità che le spettano.

Sono convinta che alla musica debba essere assegnato uno spazio maggiore e migliore proprio nella scuola dell’obbligo, in quella scuola che accoglie tutti, (italiani e stranieri, magari appena arrivati in Italia, dotati e non, motivati o psicologicamente deboli, seguiti dalle famiglie o abbandonati a se stessi… ) aiutandoli a crescere e a diventare gli adulti del futuro; e non sto pensando ad un incremento della scuola media ad indirizzo musicale, ma ad uno spazio maggiore riservato alla musica nella scuola media tradizionale, in quella dove, anche chi non ha particolari attitudini o interesse o possibilità, può comunque incontrare, scoprire ed imparare ad usare un linguaggio universale, spesso ritenuto erroneamente accessibile a pochi eletti.
Perché non aiutare i nostri ragazzi, che trascorrono quasi tutta la giornata con musica di sottofondo, a prestare attenzione, a capire, ad apprezzare o rifiutare ciò che ascoltano in modo autonomo e consapevole? E perché non far loro scoprire che, anche con strumenti semplici come le loro voci o i “vituperati” flauti, ci si può divertire, esprimere e dar vita ad eventi gratificanti, di tutto rispetto ed esteticamente validi?
Attraverso gli innumerevoli corsi che ho frequentato (e spero di continuare!!!) e l’esperienza maturata nelle scuole in giro per la provincia di Cuneo, ho capito quanto sia importante dare ai ragazzi occasioni significative attraverso l’esperienza orchestrale della musica d’insieme, dove chi ha più difficoltà trova il coraggio, chi è più dotato può distinguersi e tutti insieme possono vivere l’entusiasmo e la gioia di partecipare a qualcosa di importante.
L’esperienza orchestrale persegue e permette di raggiungere, oltre i notevoli obiettivi disciplinari, importanti traguardi educativi, sia a livello individuale che di gruppo, ma soprattutto dà a tutti un gratificante senso di appartenenza.
Certo, nelle nostre scuole, i fondi non permettono l’uso di strumenti di grande qualità, ma anche con un’orchestra di flauti (e mi riferisco non solo ai soprani, ma ad esempio a contralti e tenori), una tastiera, qualche chitarra, qualche percussione…. si può dare vita ad esperienze gratificanti e da un punto di vista estetico accettabili!!!

Nelle ultime indicazioni ministeriali per i curricoli si pone, finalmente, l’accento sull’importanza educativa e didattica dell’esperienza di musica d’insieme, senza però dire nulla sul vero problema, perché queste attività necessitano innanzitutto di un ampliamento del monte orario per l’educazione musicale e di qualche risorsa in più. Come aiutare gli insegnanti ad attuare queste attività di laboratorio, accanto all’insegnamento tradizionale, se poi non vengono previsti tempi per le prove e lo studio d’insieme, oltre le due canoniche ore settimanali e fornite risorse per dotare le scuole di qualche strumento? Il vecchio progetto dei laboratori, istituito dal ministro Berlinguer, si è arenato travolto dalle successive riforme Moratti – Gelmini, mentre, a mio avviso, tutte le scuole, anche e forse soprattutto quelle che non hanno classi a indirizzo musicale, dovrebbero poter avere un laboratorio musicale!
Come può un’insegnante con 9 classi, 2 scuole, circa 200 allievi adattare, arrangiare, elaborare parti appositamente per i suoi gruppi, ciascuno dei quali, se pur della stessa età, e lo sa bene solo chi ha provato l’esperienza educativa, ha esperienze pregresse diverse, attitudini diverse, tempi e modi di apprendimento diversi e bisogno di brani diversi, se non a costo di ore ed ore di lavoro aggiuntivo non riconosciuto?
E’ alquanto frustrante sentire come il lavoro di un insegnante di musica venga,
spesso, banalizzato e disprezzato in “…. qualche canto o qualche pezzo al piffero…”! Valutazioni che si sentono arrivare non solo dall’ambiente dei profani, ma anche dai grandi della musica di oggi, dai virtuosi della “grande musica”, che non sempre, però, conoscono la vera realtà della scuola dell’obbligo italiana!!!
E pensare che è lì che si formano i futuri consumatori di musica, il pubblico futuro, quello che, pur senza studiare in modo specialistico, può accostarsi e godere delle “grandi opere”!!!!
Perché in Italia ancora non viene riconosciuta una vera realtà professionale, nuova, rispetto all’idea del passato, che valorizzi non solo l’attività con i ragazzi, ma anche quella di ricerca, di studio, di aggiornamento, di elaborazione?
E allora, cosa resta a un’insegnante che crede fermamente in tutto ciò, dopo entusiasmanti corsi d’aggiornamento e specializzazione sulle nuove metodologie (tutti a proprie spese che diventano sempre più difficili da affrontare…), dopo ore e ore (e a dirlo si corre anche il rischio di non essere creduti, o, peggio ancora, di far ridere…) trascorse davanti ad un computer per cercare, elaborare e arrangiare nuove parti?

Da circa sei anni ho la fortuna di insegnare in una piccola scuola che è riuscita a mantenere ciò che, dopo la riforma Gelmini, è rimasto del vecchio tempo prolungato: qualche ora in più del tempo normale per l’italiano e la matematica. Ciò mi ha consentito di porre in atto un progetto di musica d’insieme, che rode (grazie alla lungimiranza e alla disponibilità della dirigente e dei colleghi) qualche ora a queste materie e si conclude ogni anno con un concerto (realizzato grazie al sostegno economico del Comune, sensibile alle attività educative), in cui sono veramente i ragazzi a fare musica (senza basi pre-registrate!!!…), tutti (e sottolineo proprio tutti, con o senza difficoltà o handicap), ciascuno secondo le proprie competenze e attitudini, perché la scuola e la musica devono, prima di tutto, insegnare ad unire, a partecipare, a collaborare.
Nel corso degli anni ho visto crescere l’interesse e la gioia del fare musica, che, spesso, porta i ragazzi a intraprendere studi musicali individualmente (magari semplicemente nella banda locale…), per poi mettere a frutto le nuove abilità nell’orchestra di classe!!
Nella mia scuola si respira un’aria diversa: musica non è solo un’ora “cuscinetto” per riposarsi dalla fatica di altre materie, (magari anche questo!!!), ma un’occasione per vivere esperienze uniche, lavorare (con rigore e…anche duramente..) tutti insieme, perseguire un unico scopo!
Ma la scure dei tagli Montiani si è abbattuta anche sulla mia scuola, riducendo le uniche risorse aggiuntive ancora disponibili.
E allora, che ne sarà del “progetto musica”?


Scrivo questa lettera per dare testimonianza di un lavoro, che, nonostante tutte le difficoltà, ha costruito qualcosa di importante e atteso da tutti, ragazzi, genitori, insegnanti, cittadinanza.
Intendo comunicare queste mie riflessioni anche al Vicedirettore della Stampa, nella speranza che possa aiutare a divulgare queste idee e portare a conoscenza il vero volto di una materia ancora troppo spesso considerata un accessorio di poca importanza ai fini educativi e l’impegno di insegnanti, che come me, si danno da fare ogni giorno per contribuire a realizzare una scuola veramente capace di accogliere ed educare tutti.

Nei miei progetti originari volevo inoltrarla anche al Ministro Profumo (eh.. sì…. è in cantiere da un po’ di tempo…ma fra impegni di scuola… e l’evoluzione politica degli ultimi tempi…non ce l’ho fatta!!!): ora dovrò aspettare un nuovo governo, un nuovo Ministro… e continuare a sognare il giorno in cui si parli con convinzione e rispetto dell’importanza educativa dell’educazione musicale per tutti e si pongano in atto le strategie e gli strumenti idonei ad attuare ciò che per ora è solo a livello progettuale.

 

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