Didattica della musica: sì, ma senza dimenticare...

Riflessioni sull'educazione musicale e sul flauto dolce

 

Mi è capitato, ancora recentemente, di avere scambi di opinione con un vecchio compagno di Conservatorio, ora brillante docente di violino, il quale, in aperta polemica con il Nuovo Ordinamento, non manca mai di ribadire che nella sua esperienza non ha mai sentito la mancanza di una formazione specifica nella didattica, avendo appreso tutto ciò che ritiene utile per il suo lavoro (che, ribadisco, svolge brillantemente da almeno trent’anni) dal suo maestro. Non voglio di certo confutare che chi abbia avuto il privilegio di godere di 10 anni di lezioni, secondo il Vecchio Ordinamento, con un grande maestro non sia stato da lui fornito di ogni genere di conoscenza e tecnica per muoversi con disinvoltura in quello specifico campo, ma piuttosto mi chiedo come quelle conoscenze potrebbero rivelarsi utili in un contesto totalmente diverso, ad esempio dove al posto di 2 alunni (selezionati per le loro doti e motivazioni) in un’ora, se ne trovano oltre 10 volte tanto, molti dei quali in seria difficoltà nell’apprendimento e/o nella capacità attentiva e/o nella relazione e/o nella motivazione.

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