L'ultimo giorno di scuola prima della pensione

Riflessioni di un docente animatore

 

Per molti insegnanti il primo settembre è anche il primo giorno di pensione. La scuola oggi presenta molti problemi e forse diversi insegnanti non vedono l'ora di lasciarla per lasciare anche le molteplici difficoltà che gli ultimi cambiamenti hanno portato.

Musicheria ha rivolto a Pasquale Vaira, docente di musica nella scuola secondaria di I grado neo pensionato, alcune domande. Al termine dell'intervista alleghiamo anche uno scritto che Pasquale aveva postato sulla sua pagina facebook.

Musicheria: Tu hai iniziato molto giovane a insegnare musica nella scuola. Quali sono stati secondo te, e ovviamente nella tua esperienza di docente di musica, i maggiori aspetti positivi e negativi legati ai cambiamenti programmatici e strutturali nella scuola media?

Pasquale Vaira: Ho iniziato ad insegnare Ed.Musicale alla fine degli anni ’70 avendo il privilegio di trovare sempre, sia a Milano e poi in Toscana dove mi sono trasferito nel ’90, scuole col tempo prolungato e quindi con la possibilità di affrontare il lavoro in modo più ampio e approfondito avendo a disposizione oltre alle due ore curricolari anche quelle di laboratorio. Per altro a Milano ebbi la fortuna di lavorare per sei anni alla Scuola Media Sperimentale “Gabrio Casati” nel popoloso quartiere Gallaratese. In questa scuola addirittura ogni corso aveva un suo specifico team di insegnanti tale per cui tutti i docenti di qualsiasi materia insegnavano per 6 ore in ognuna delle 3 classi. Mano mano queste situazioni sono diminuite, per cui è diffuso ormai, mi pare, il modello 30 ore privo quindi di tempo per laboratori e specifici progetti di compresenza e con un impoverimento generale della didattica. Con la scomparsa del tempo prolungato alla Scuola Media di Capannoli (Pisa) - dove ho insegnato negli ultimi 20 anni- e la scomparsa anche di tutte le ore a disposizione dei docenti e la conseguente drammatica abitudine di dividere le classi del docente assente, le difficoltà per conseguire buoni risultati nello sviluppo del lavoro sono oggi immani. Dover fare a meno di uno specifico spazio di laboratorio nell’insegnamento musicale (e non solo musicale) ed essere costretto a crearlo durante le ore curricolari significa lavorare con notevoli complicazioni rischiando di affrontare il lavoro in maniera poco armoniosa.

M.: Tu hai sempre affiancato al tuo ruolo di insegnante quella che potremmo definire un'attività di tipo animativo-teatral-musicale, rivolta in particolare alle scuole dell'infanzia e primaria, girando per tutte le regioni italiane. Cosa ti ha spinto a intrecciare l'insegnamento con l'animazione e quali aspetti educativi ritieni ci siano nei tuoi spettacoli?

P.V.: La mia è stata un’esperienza molto particolare. In realtà sono stato un teatrante prestato alla musica. Da studente di filosofia alla Statale di Milano e amante dei corsi teatrali che già al Liceo frequentavo con grande passione e dedizione mi sono trovato all’improvviso, in seguito ad una lunga supplenza a rientrare in un (per altro discusso) articolo della legge 270 del 1982 che attuava una vera e propria sanatoria immettendo in ruolo, attraverso una specifica formazione in servizio, migliaia di insegnanti in tutta Italia. Inizialmente incerto ad accettare questa improvvisa e sopravvenuta situazione, alla fine scelsi di restare e insieme alla formazione effettuata a Milano, per altro conoscendo docenti validissimi come Carlo Delfrati, ho percorso una strada originale coniugando musica e teatro e quindi l’animazione musicale con la clowneria, la danza con la libera espressione corporea e vocale. Nei miei primi anni alla Scuola Media (a Sesto San Giovanni, a Cologno, poi appunto al quartiere Gallaratese di Milano e in Toscana sia a Volterra e in Vald Cecina che infine in Val d’Era) ho realizzato spettacoli giganteschi con la partecipazione di tutti gli alunni dei miei corsi utilizzando danze popolari e brani strumental/vocali tutto all’interno di una coinvolgente e divertente dinamica teatrale clownesca. In seguito a queste grandi esperienze (nel 1985 ci fu uno spettacolo con ben 350 ragazzi al Palalido di Milano) e a corsi di aggiornamento che conducevo sia su “Insegnamento della Musica alla Scuola Primaria e dell’Infanzia” sia su “Voce e movimento, la comunicazione, l’espressione la relazione con se stessi e con gli altri” e che ho tenuto per vari anni anche dopo il trasferimento in Toscana è nata, con una specifica collaborazione tra me e mia moglie, pittrice e scenografa, Circusbandando ovvero proposte di spettacoli per bambini. Spettacoli particolari perchè affrontando argomenti di grande attualità (l’acqua, i rifiuti, l’intercultura, l’alimentazione, lo sport, il corpo, l’educazione stradale, il mondo digitale….) e coniugando la dimensione educativa al divertimento e all’allegria coinvolgono con l’intenso utilizzo della musica (dal vivo e registrata) i bambini sino a farli diventare veri e propri protagonisti delle rappresentazioni. Il successo di Circusbandando fu immediato costringendomi per altro al passaggio a scuola al regime part time negli ultimi 20 anni di lavoro. Cominciammo ad avere, sull’intero territorio nazionale, una media di circa 100 rappresentazioni all’anno nelle Scuole e nei Teatri in collaborazione ovviamente con Istituti Comprensivi, Amministrazioni Comunali, Rassegne Teatrali. L’aspetto particolare di Circusbandando è uno stile di lavoro specifico tale per cui oltre ai messaggi educativi relativi ai diversi argomenti c’è anche una originale maniera di coinvolgere i bambini in modo intenso ed armonioso, quasi a dare l’idea di aver utilizzato diversi mesi di lavoro per conseguire un simile risultato, mentre tutto avviene lì, per la prima volta con l’inizio della rappresentazione. Quindi una grande capacità di coinvolgimento di tutti i bambini (e le maestre) utilizzando la musica e la danza nelle forme più diverse.. Canto, percussioni, canzoni con movimento, imitazioni di gesti e di suoni e quant’altro ancora tutto in un fluire semplice, facile, ordinato, intrigante e gratificante per tutti.. Dai bambini dei 3 anni a quelli di 5° della Primaria. L’aspetto educativo del lavoro emerge immediatamente, potente, visibile, chiaro ma al tempo stesso tranquillamente anche con un numero elevato di partecipanti. Le maestre apprezzano intensamente Circusbandando. Una insegnante disse una volta, con mio grande piacere, che i nostri spettacoli sono vere e proprie lezioni di pedagogia applicata.

M.: Quali consigli ti senti di dare ai giovani che si preparano a diventare insegnanti di musica?

P.V.: In primis, sconfiggere la noia dei ragazzi durante le lezioni. Come? Partendo dal repertorio. Dalla pratica. Coinvolgere tutti i ragazzi nella creazione di un’orchestra o se vogliamo una band in ogni classe facendo scegliere ad ognuno lo strumento. A me è capitato, nell’ultimo periodo, utilizzando anche ragazzi con esperienza musicale nelle due bande della zona, di avere sezioni diverse di strumenti come chitarre, percussioni, fiati con flauti o anche clarinetti, trombe, saxofoni ecc, tastiere, basso elettrico, voci. Un’esperienza così fa vivere la musica nel profondo, costringendo l’insegnante ad un lavoro complesso ma certamente proficuo. Poi non scordare ovviamente il coro per affrontare brani corali di forte impatto emotivo, a cappella o su basi strumentali o anche popolari e in lingua straniera, quindi l’orchestra anche di sole percussioni per vivere le mille sfumature del ritmo e del timbro dei vari strumenti, tradizionali e/o frutto di riciclo, e naturalmente poi la danza che con il repertorio popolare permette di superare inibizioni e timori raggiungendo livelli molto positivi nell’equilibrio psico motorio individuale e nella creazione di un buon clima nel gruppo. Consiglio quindi di lavorare a 360 gradi (strumento, canto, voce, ritmo, danza, poesia….) per creare un repertorio il più vario possibile dai Beatles a Bach, da “Oh fortuna” a Battisti, da Giuseppe Verdi a Maremma Amara, dal Folk italiano e straniero a improvvisazioni ritmiche strumentali e corporee, dai brani afro americani a De Andrè, dalla declamazione individuale e collettiva di testi poetici anche tosti (Quasimodo, Ungaretti…) alla canzone vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo. Il repertorio apre territori di conoscenza non solo musicali sviluppando particolari sensibilità necessarie alla creazione di un gusto personale. Ma è importante anche avere la consapevolezza di donare ai ragazzi un vissuto che resti come ricordo piacevole e gratificante nonchè  stimolo continuo alla dimensione musicale e artistica in senso lato non solo negli anni immediatamente successivi a quelli della Scuola Media ma anche in quelli dell’età adulta. Non di rado mi capita di incontrare miei ex alunni in specifici momenti collettivi, diciamo pure cene via, nei quali sempre mi sorprendo a notare come ricordino i brani imparati e quanto quel vissuto, anche di 30 e più anni prima, fosse stato importante poi nella loro vita dopo la Scuola Media. Incredibile. Da non credere.

M.: Tu hai postato una bella "lettera di addio" sulla tua pagina facebook (che riproduciamo in allegato). Come ci si sente dopo tanti anni a non rientrare in classe con i ragazzi? Continuerai a girare l'Italia con i tuoi spettacoli?

P.V.: Cosa sentirò a non entrare più in classe lo saprò precisamente a partire dal 15 settembre quando inizierà il nuovo anno scolastico senza di me. Posso dire che, pur con il part time, ho sentito negli ultimi anni una notevole pesantezza derivante certamente sia dalla sempre più complicata situazione educativa nella quale la scuola oggi si trova sia dalla mia personale stanchezza. Avere 60 anni è diverso che averne 25. E la ricarica energetica negli ultimi tempi è stata più difficile. Al momento, e già dal giorno dell’ultimo concerto (il 9 giugno scorso) a cui la lettera di FB fa riferimento, con la pensione sento un senso di grande leggerezza, molto piacevole e appagante. La Scuola mi ha dato moltissimo, ho lavorato intensamente, i visi, gli sguardi, le espressioni di migliaia di ragazzi e dei loro genitori mi riempiono il cuore di grande tenerezza e felicità. Però poi arriva il momento, un po’ felice e un po’ malinconico, di chiudere. E cambiare registro. Questo è. Per quanto riguarda Circusbandando la situazione è completamene diversa in quanto non ci sono elementi di stanchezza anzi la gratificazione dello spettacolo, sia nella fase della creazione che della rappresentazione è molto forte ed appagante. Continuero’ ad essere Paco Paquito e a girare per contrade vicine e lontane, con mia moglie, in arte Celestina, in Italia ma anche all’estero, soprattutto ora che il tempo senza scuola lo permetterà più facilmente. Infatti saremo in Francia per un’intera settiman nel mese di novembre per presentare un nostro spettacolo all’interno del gemellaggio Volterra/Mende in Lozere, un piccolo Dipartimento sulle Cevennes, nel Massiccio Centrale.

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