Studiare le musiche orali in conservatorio

Jazz e dintorni

Nei nuovi regolamenti che indicano “aree disciplinari, settori artistico-disciplinari, declaratorie e campi disciplinari di appartenenza” nei conservatori riformati, sono inserite “discipline interpretative del jazz, delle musiche improvvisate e audiotattili”, “discipline della musica elettronica e delle tecnologie del suono”, e, tra le “discipline musicologiche”, le storie della musica elettroacustica, del jazz e della popular music, nonché, last but not least, l'etnomusicologia.
Lo sviluppo della presenza di quest'ultima disciplina nei conservatori italiani è ancora ai primi passi, e, tranne poche eccezioni, è stato relegato quasi esclusivamente all’inserimento di un modulo di antropologia della musica nei bienni abilitanti per la formazione di insegnanti di educazione musicale per la scuola secondaria, che in questo momento attendono di essere riattivati (chissà quando).
Eppure risulterebbe particolarmente opportuno offrire un percorso di studio sulle musiche di tradizione orale, che oggi rischiano di essere trascurate dagli studenti di conservatorio per la loro scarsa reperibilità negli spartiti più disponibili e nei principali mezzi di comunicazione di massa.
Non si tratta, ovviamente, di cercare di trasformare dall’oggi al domani gli studenti di conservatorio in aspiranti etnomusicologi, ma di far capire loro quali strumenti conoscitivi l'etnomusicologia e altre discipline possano dare loro per avere un approccio più consapevole a molte tradizioni musicali orali che ancora sono vive, alle testimonianze sulla tradizione orale delle musiche che sono reperibili negli archivi e nelle pubblicazioni disponibili e a tutti i fenomeni musicali nell'ambito dei quali questi tipi di musiche sono stati rielaborati nel passato e lo sono ancora oggi.
Per muoversi in tal senso, all'interno del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Como (dove già da diversi anni sono stati istituiti corsi accademici di musica elettronica e di jazz e che è stato uno dei primi conservatori italiani a proporre un modulo di storia della popular music) si è deciso di offrire, a partire dal marzo 2011, non solo agli studenti interni, ma anche ai giovani del territorio circostante, un percorso di studi affine a quello rinvenibile nella pratica di generi musicali assai diversi tra loro: nella musica colta ha caratterizzato, tra gli altri, Stravinsky, Bartók, Berio, Ligeti e Reich; nella musica elettronica si profila sin dalle prime composizioni di Pierre Schaeffer, passando per Stockhausen fino alle esperienze più recenti; nel jazz lo si può individuare soprattutto a partire da Coltrane e Don Cherry ed è uno dei filoni oggi più frequentati; nella popular music lo si trova soprattutto in chi ha praticato e pratica generi quali il folk revival o la world music: si pensi ad esempio, a Dylan, De André, De Gregori, Demetrio Stratos, Brian Eno, Peter Gabriel, Paul Simon, Davide Van De Sfroos.
Come nella carriera dei musicisti sopra citati, il punto di partenza è capire quali sono le caratteristiche delle musiche orali, sapere dove trovare delle registrazioni di queste musiche o altri documenti su di esse, e conoscere come, facendo ricerche su queste musiche, è possibile entrare in contatto con chi le fa oggi. Sono questi gli obiettivi degli incontri “Che cos’è la musica popolare?”, che nel 2011 verranno condotti da Nicola Scaldaferri, docente di etnomusicologia presso l’Università di Milano.
Fondamentale è poi la guida di un esperto che mostri come, a partire da una musica orale fatta da altri, è possibile riproporne alcune caratteristiche trasformandola e adattandola alle proprie esigenze e al proprio stile: a questo proposito vengono offerti due percorsi, assai diversi tra loro: “Fare folk revival”, condotto da Diego Ronzio, componente di uno dei più autorevoli gruppi che in Lombardia hanno rivisitato la musiche tradizionali di questa regione, i Barabàn, è rivolto a chi voglia reinventare le musiche folk usando la voce o strumenti (acustici o elettrici); “Fare Elettro-folk”, condotto da Alberto Morelli (compositore di musica elettronica le cui esperienze vanno da progetti con Paolo Fresu alla partecipazione alle ultime incisioni di De André), è invece rivolto a chi voglia rielaborare queste musiche usando il computer o altre nuove tecnologie.
Il Conservatorio di Como, nell’ambito del progetto IndiCO del comune di Como, ha inoltre deciso di bandire un concorso per l’assegnazione ad alcuni giovani dai 14 ai 30 anni di borse di studio destinate a progetti di ricerca e produzione con materiali tratti dalle musiche di tradizione orale.
Chi intende concorrere all’assegnazione di tali borse di studio dovrà presentare entro il 20 giugno 2011 un progetto nell’ambito del quale devono essere descritte le caratteristiche principali del percorso di ricerca su un repertorio di musiche di tradizione orale che ci si impegna a realizzare entro la fine del 2012, e di un eventuale percorso che si intende svolgere nello stesso periodo finalizzato alla produzione di musiche con utilizzo di materiali tratti da tradizioni orali e/o da paesaggi sonori legati alle tradizioni culturali del loro luogo di provenienza.
Il percorso di ricerca non deve essere necessariamente una “ricerca sul campo”, ma può anche essere un itinerario di approfondimento personale della conoscenza di alcuni aspetti di un particolare repertorio di musica di tradizione orale o di alcune tematiche affrontate dall’etnomusicologia.
A sua volta il percorso finalizzato alla produzione musicale non deve inserirsi necessariamente nell’ambito del “folk revival” o della “world music”; si richiede solo di applicare le proprie competenze musicali (qualsiasi sia il genere musicale nel quale ci si muove) all’utilizzo di materiali tratti da tradizioni orali e/o da paesaggi sonori legati alle tradizioni culturali del proprio luogo di provenienza.
Nel file allegato il depliant relativo all'iniziativa. Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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