Il Jazz va a scuola: perché, come, cosa, chi?

Un progetto e quattro domande

Un progetto

In un post pubblicato il 3 agosto 2018 sulla pagina facebook della Federazione Nazionale Il Jazz Italiano (costituita il 21 febbraio 2018) è scritto: «"Il jazz va a scuola" è uno dei primi progetti promossi e pensati dalla Federazione. Giovedì 19 luglio si è tenuto Presso il MIUR l'incontro rivolto alle Scuole Polo Regionali individuate dai rispettivi UU.SS.RR, in ottemperanza all’art. 20 comma 2 del D.M. 851/2017, Potenziamento dell'attività musicale e dell'attività teatrale. Oltre ai referenti delle scuole sopracitate siamo stati invitati anche noi con le nostre rappresentanti Catia Gori e Ada Montellanico. Durante l'incontro con il Presidente del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, il professore Luigi Berlinguer, è stato presentato proprio il nostro progetto nazionale rivolto alle istituzioni scolastiche: "Il jazz va a scuola". Fra i vari contenuti che sono stati da noi presentati, si è voluto valorizzare l'importanza del linguaggio jazz e della musica improvvisata nella scuola, la didattica laboratoriale centrata sul fare, l'approccio dinamico, veloce, intuitivo creativo che fanno del jazz non solo un linguaggio musicale, non solo una cultura, bensì una visione del mondo».

Paolo Fresu, presidente della Federazione, illustra le finalità del progetto in questo video:

Come prima iniziativa legata al progetto è stato organizzato il 17 novembre 2018 a Bologna il 1° Convegno nazionale con l’obiettivo di iniziare la mappatura delle esperienze di collaborazione tra il mondo del jazz e quello della scuola. Su Musicheria.net una breve cronaca del convegno.

Catia Gori e Sonia Peana, sul sito educationduepuntozero così delineano i punti essenziali del progetto: «Il Progetto nazionale Il Jazz va a scuola è una sorta di “marching band” artistico-sociale-culturale ed educativa. È un inizio. Si propone anch’esso come un contributo educativo formativo, sorretto da competenze, passioni e soprattutto finalità inclusive, vere assi portanti del jazz. Da sempre per potersi realizzare anche da un punto di vista estetico, il jazz ha assecondato le regole della collaborazione e mai dell’esclusione del vicino, ha privilegiato la dimensione dell’ascolto prima, e del dialogo poi. Poiché tutto ciò che facciamo per accogliere chi arriva e rendere efficace un gruppo, in realtà migliora anche noi, attiva di fatto identità coscienza rispetto, è un processo educativo parallelo: sapere accogliere l’altro ci trasforma, ci “costringe” a pensare e attuare sentimenti etici ed estetici insiti in ognuno di noi.  Nel Progetto didattico musicale Il Jazz va a scuola vi è un intento guidato da consapevolezze precise: “intonare” i nostri futuri uomini e donne alla relazione partecipata, alla bellezza dello stare insieme in un tempo e spazio fatto di accenti, pulsazioni, timbri, dinamiche, ritmi e melodie proprie della vita del jazz, della sua storia, della sua fatica, delle sue conquiste. È un modello nel quale ciascuno porta il proprio suono, la propria storia, la propria visione necessaria all’insieme. È libertà vera, fatta di partecipazione di ascolto e di assenza di giudizio a-prioristico performativo. Si può sbagliare senza essere sbagliati… anzi sbagliando s’inventa e si crea, come diceva Gianni Rodari, che ha fatto della sua Grammatica della fantasia una grammatica vitale, è colui che ci ha insegnato che valutare significa dare valore, significa formare, non sentenziare. Ascoltare per essere ascoltati, per educare alla bellezza e con essa alla pace. E allora come suonava Charlie Parker, inaugurando la rivoluzione artistica del Be-bop, potremmo provare anche noi a dire, qui e ora … NOW’ S THE TIME!».

Quattro domande

Premesso che tutte le iniziative che mirano a potenziare le esperienze artistiche e musicali nei vari ordini di scuola sono da promuovere e sostenere, crediamo sia legittimo, con riferimento al binomio jazz-scuola, porsi le seguenti domande:

  1. Perché il jazz a scuola?
  2. Come fare/pensare il jazz a scuola? Cioè quali sono gli aspetti metodologici specifici delle pratiche jazzistiche che possono essere declinate nelle situazioni particolari dei nidi, delle scuole dell’infanzia, delle classi della primaria, nella scuola media? Questi aspetti metodologici in cosa si differenziano e/o come possono interagire con le diverse metodologie messe in atto nell’educazione musicale?
  3. Cosa fare di jazz a scuola? Cioè: quali attività e quali contenuti del jazz si possono proporre in relazione alle diverse fasce d’età e ai diversi contesti operativi scolastici?
  4. Chi fa jazz a scuola? Quali competenze deve avere l’insegnante che nella sua classe vuole fare jazz? Quali competenze deve avere il musicista jazz chiamato a fare attività nelle scuole?

Vorremmo attivare un dibattito tra i lettori di Musicheria partendo da queste quattro domande.

Chi vuole esprimere il proprio punto di vista può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le risposte sono pubblicate >>> QUI.

Nella rubrica Jazz e dintorni altri contributi.


Stampa   Email