Honga il fiume. Venticinque anni dopo

Un'esperienza col jazz sudafricano tra formazione ed educazione musicale

Honga il fiume

Da tempo avevo il desiderio di tirar fuori dal mio baule dei suoni alcuni ricordi felici e di rimetterli un poco in ordine per provare a presentarli, convinto che, nonostante il tempo passato, alcune esperienze possano ancora suscitare interesse e risultare utili. Sono passati in effetti ben venticinque anni dalla realizzazione di uno dei progetti di educazione musicale più importanti che ho realizzato nella mia breve carriera di musicista e in quella molto più lunga di docente e formatore, ma il ricordo di questa esperienza resta indelebile in me come in molti dei suoi protagonisti. A questa motivazione che portavo appresso senza riuscire mai a realizzare si sono aggiunti, in queste settimane, i numerosi stimoli offerti dall’entusiasmo e dal fervore di idee che sta accompagnando la nascita della nuova associazione “Il jazz va a scuola”, alla cui fondazione ho il piacere di partecipare. E così è venuto il momento di realizzare questa operazione, che ora, nel momento in cui si compie, è ancora in grado di restituirmi una forte emozione.

Honga: il fiume è stato un progetto di animazione musicale itinerante, ispirato al testo Honga del filosofo angolano Pedro Miguel e al jazz sudafricano, quella vena particolarmente serena e rigogliosa, sintesi mirabile di kwela africana e influenze musicali afro-americane, che si distingue per le suadenti melodie, per l’incessante carica positiva di energia, per la naturalezza e la leggerezza con cui stimola il movimento: ora morbido e cullante, ora gioioso e danzante, come accade in tante composizione di Abdullah Ibrahim (Dollar Brand prima della sua conversione alla religione islamica) e di altri musicisti, in primis “The Blue Notes”, sfortunato gruppo di jazzisti sudafricani esuli a Londra nel periodo dell’apartheid di cui elenco doverosamente i nomi di Chris McGregor, Dudu Pukwana, Nick Moyake, Mongezi Feza, Johnny Dyani, Louis Moholo.

In questo progetto, Honga è un fiume di musica che scendendo verso il mare sofferma lo sguardo sul mondo e sulle cose: speranze, attese, domande di un corso che va verso una foce, provenendo da una fonte. Qualcosa di molto lontano da quelle voci che ci ritornano ormai quotidianamente dai nostri mari, naufraghe nella propria sofferenza e nella crisi di valori di una società che sembra aver perso il significato più antico della compassione e della solidarietà umana, qualcosa che questa esperienza non vuol certo far finta di non vedere o rinunciare a denunciare, ma che prova comunque a mostrare attraverso un altro sguardo, quello del filosofo, che ci avverte di come:

E' più probabile che a contemplare il fiume sia il viandante (…):  e vedrebbe un eterno presente, un flusso proveniente da un mistero, che va verso un mistero; un po' come il tempo, di cui sentiamo lo scorrere come stessimo, appunto, immersi in una corrente, e potremmo immaginare che il nostro passato sia davanti a noi, dove già altri uomini ci hanno preceduto verso la foce, o sia dietro di noi, nel mistero della fonte, dell'origine, dove altri uomini hanno lanciato le loro sorti, alla ricerca del primo vivo sgorgare. (Pedro Miguel)

Il progetto è stato significativamente legato ai luoghi della sua rappresentazione, l’organizzazione musicale ha previsto un ampio grado di flessibilità necessario per adeguarsi a spazi e tempi in cui è stato realizzato: come acqua che scorre ogni volta in modo diverso, occupando spazi, superando ostacoli, accelerando o rallentando, allargandosi o restringendosi, prendendo le forme di ciò che incontra e attraversa, nel suo flusso in continuo movimento.

Honga il fiume è stato progettato su richiesta del Festival Jazz di Clusone nel 1994, l’idea era quella di portare il Laboratorio di Improvvisazione Musicale della Scuola Popolare di Musica del CRAMS di Lecco, accompagnato da un gruppo musicale più esperto, all’interno della sessione pomeridiana del festival, con l’istanza di animare un sabato pomeriggio del piccolo borgo bergamasco, cercando di valorizzare al contempo gli affascinanti spazi sociali e urbani che lo caratterizzano. Due anni più tardi ho provato a tradurre l’esperienza in un adattamento scolastico, rivolto all’intero plesso della scuola media di Brivio dove insegno, in provincia di Lecco, coinvolgendo in un progetto comune tutte le sei classi che lo componevano, per un totale di oltre cento alunni.

Il lavoro svolto viene presentato qui per la prima volta attraverso le sue documentazioni audiovisive: il primo video offre, in un tempo piuttosto contenuto (dieci minuti), una sintesi delle due esperienze poste in successione tra loro, per favorire la comprensione della proposta e offrire l’opportunità di cogliere gli elementi di contiguità e affinità strutturale, al di là dei necessari cambiamenti richiesti dall’adattamento scolastico (sia negli arrangiamenti che negli episodi musicali più complessi, sostituiti da alcune performance di teatro-danza elaborate a partire dalla trama di alcune fiabe africane). Ho poi predisposto altri due video, della durata di circa mezz’ora ciascuno, sintesi delle performance originali che sarebbe risultato difficile riproporre integralmente, sia per problemi di durata che di scarsa qualità dell’immagine.

Honga il fiume in realtà è già di dominio pubblico: l’idea, gli schizzi di lavoro, in particolare per quanto riguarda l’arrangiamento didattico, gli schemi esecutivi con i movimenti previsti dalla band itinerante e alcuni approfondimenti critici, storici e musicali, fanno parte di un saggio pubblicato nel libro Suonare la città, che ho curato insieme a Enrico Strobino e a cui rinvio il lettore interessato per un approfondimento del lavoro.

 HONGA IL FIUME A CLUSONE JAZZ – LUGLIO 1994

HONGA IL FIUME A SCUOLA – GIUGNO 1997

 

 


Stampa   Email