L’improvvisazione e il jazz nella didattica di base

Indicazioni bibliografiche

Premessa

L’occasione di questa ricerca bibliografica è stata la nascita, nel febbraio 2019, dell’Associazione Il Jazz va a scuola (www.iljazzvaascuola.altervista.org). La commissione didattica dell’associazione, composta da Catia Gori, Sonia Peana, Enrico Strobino, Tullio Visioli, Maurizio Vitali e il sottocritto, ha ritenuto opportuno porre l’attenzione sulle pratiche e le riflessioni che sono state prodotte in merito all’improvvisazione.
Le indicazioni bibliografiche raccolte nella Sezione Prima si riferiscono a contributi che evidenziano gli aspetti didattici dell’insegnamento/apprendimento di (e attraverso) pratiche improvvisative, con particolare riferimento alla musica jazz, nelle istituzioni scolastiche della fascia 0-18 anni. La sezione comprende 12 testi tra il 1971 e il 1990; 21 testi tra il 1991 e il 2000; 45 testi tra il 2001 e oggi.
Nella Sezione seconda si segnalano alcune pubblicazioni di carattere generale che possono aiutare ad approfondire il tema dell’improvvisazione.
Ho condotto la ricerca sfogliando le annate delle riviste Musica Domani (dal n. 1/marzo 1971 al n. 179/dicembre 2018), beQuadro (dal n. 1/gennaio-marzo 1981 al n. 99-100/luglio-dicembre 2005), Musicascuola (dal n. 1/settembre 1986 al n. 36/luglio-agosto 1993).
Per i libri, oltre alla verifica nella mia biblioteca personale, mi sono affidato alle segnalazioni di alcuni amici e colleghi che qui ringrazio per la collaborazione, e alla ricerca sui siti on line. Qualcosa sicuramente sarà sfuggito. Queste indicazioni sono in progress. Si accettano volentieri segnalazioni e proposte di aggiunte che rispondano ai criteri sopra indicati.

Osservazioni preliminari

La rassegna bibliografica parte da un intervento che Giorgio Gaslini tenne al convegno organizzato dalla SIEM nel settembre 1970 sul tema “La musica dei giovani e l’educazione”. A conclusione del suo intervento centrato sul rapporto “tra musica dei giovani ed avanguardia musicale”, riportato negli atti pubblicati nel n. 1 della rivista Musica Domani, Gaslini scrive: «Bisogna risalire anche all’origine della musica pop, che è il rhythm and blues. Ma a sua volta, l’origine del r.a.b. è il jazz: perché quindi non parliamo di jazz, che è, a mio avviso, la vera chiave per capire la musica contemporanea e tutte le forme classiche? Per quanto riguarda il jazz, bisogna rifarsi alla cultura jazzistica fino agli anni ’60, perché il jazz non è quello che la cultura italiana ha sempre creduto. Oggi il jazz è musica rara, ma quando esiste è ad altissimo livello artistico, e può reggere benissimo il confronto con la musica contemporanea. Facciamo quindi ascoltare ai ragazzi del buon jazz ed avremo così l’aggancio con la musica contemporanea».
Non sono in grado di verificare se nei libri di testo della scuola media degli anni ’70-’80 siano presenti riferimenti al jazz e se nella pratica dei docenti di musica ci sia stato qualche riferimento al jazz e all’improvvisazione. Ho ragione di dubitare che questo sia accaduto.

Non va dimenticato che con la legge 31 dicembre 1962 era stata istituita la Scuola Media Statale, e con il Decreto Ministeriale 24 aprile 1963 erano stati emanati i programmi d’insegnamento[1]. “Educazione musicale” è obbligatoria al primo anno e facoltativa negli altri due. In merito alla «scelta antologica delle musiche si raccomanda vivamente di tener presenti quelle popolari, spesso anonime, da non confondersi con quelle pseudo-popolari. Per quanto concerne le musiche classiche si dia la precedenza alle composizioni religiose, teatrali, sinfoniche e da camera, la cui validità sia consacrata dal tempo. […] Ascolto di musiche del repertorio classico con speciale riguardo alle principali forme, in rapporto all’evoluzione del linguaggio musicale». Nessun riferimento alla musica contemporanea, e tanto meno al jazz.
Come ben documentato da Carlo Delfrati in numerosi suoi scritti, va dato quindi merito alla Società Italiana per l’Educazione Musicale di aver avviato fin dai primi anni ’70 una seria riflessione e un’energica azione per il rinnovamento metodologico e didattico dell’insegnamento musicale. Rinnovamento che si rende palese nei nuovi programmi per la scuola media pubblicati nel 1979.

L’attenzione alla musica contemporanea e al jazz è però praticamente assente dai libri di testo degli anni ’80, mentre, come risulta dalle indicazioni bibliografiche riportate, cominciano ad apparire interessanti contributi in libri e articoli che mettono in luce l’importanza delle attività creative e anche dell’improvvisazione. In particolare credo che i testi di Porena (1973), Dalmonte e Jacoboni (1978), Paynter e Aston (1980) e Piazza (1983) abbiano fornito indicazioni innovative che i didatti più sensibili hanno poi cercato di sviluppare e applicare nelle esperienze scolastiche, come documentano ad es. gli articoli di Strobino (1987, 1989) e Anceschi (1989).
Gli anni ’90 si arricchiscono di notevoli contributi di vari autori, a partire dal fondamentale testo di Hemsy De Gainza (1991) su L’improvvisazione musicale, proseguendo con testi sull’improvvisazione vocale come quello di Cappelli-Tosto (1993) o sulla pratica strumentale come quello curato da Guardabasso-Lietti (1995). In questi anni sono soprattutto le riviste Musica Domani e beQuadro che prestano una certa attenzione ai temi dell’improvvisazione e della creatività. Nel 2003 Francesco Bellomi cura un inserto speciale su Musica Domani dal titolo “Improvvisare per capire”, con interventi di Marcello Sorce Keller, Laura Habegger, Virginio Zoccatelli, Andrea Dulbecco, Gabriella Solari e Marco Vincenzi. Nel 2004 Maurizio Vitali raccoglie nel suo Alla ricerca di un suono condiviso. L’improvvisazione musicale tra educazione e formazione le sue esperienze come animatore e insegnante, mentre nel 2007 Michele Pedrazzi sintetizza, in un articolo sempre su Musica Domani, il dibattito trentennale sull’improvvisazione in musica. La stessa rivista dedica la rubrica “Confronti e dibattiti” del 2009 ancora al tema “Improvvisazione e didattica: un ossimoro?”, a cura di Anna Maria Freschi e con contributi di Mirio Cosottini, Fabrizio De Rossi Re, Louisa Di Segni-Jaffé, Arrigo Cappelletti, oltre al resoconto “Improvvisazione a scuola: prospettive di lavoro”, relativo a un’esperienza condotta da Chris Iemulo in una scuola secondaria di I grado.

Il tema dell’improvvisazione è strettamente correlato alla creatività, alla fantasia, all’immaginazione, e non poteva mancare un aggancio con un autore come Gianni Rodari: il suo Grammatica della fantasia è stato declinato in chiave musicale da Mario Piatti ed Enrico Strobino (2011). Altri autori come Caporaletti (2012 e 2016), Piazza (2012), Villa (2016), Cosottini (2017), Sensini (2017) offrono interessanti indicazioni metodologiche anche per l’ambito scolastico. Riflessioni pedagogiche sono sviluppate da Marina Santi (2015 e 2017) mentre emergono interessanti annotazioni per la fascia d’età 0-3 dalla ricerca di Maurizio Vitali (2018) sul “dialogo sonoro”.

Ritengo che la lettura, e in alcuni casi lo studio e l’analisi critica di quanto prodotto fino ad oggi in merito ai fondamenti pedagogici e alle applicazioni didattiche dell’improvvisazione e della musica jazz - tematiche approfondite in modo particolare nei saggi contenuti nella Sezione seconda - possano fornire importanti e interessanti linee guida per chi voglia sperimentare nuove strade per un’educazione musicale creativa.

[1] Notizie e commenti in merito si trovano in Colarizi G., L’insegnamento della musica in Italia, Armando, Roma, 1971, pp. 128-147.

>>> continua nel pdf allegato (NB: se i link interni non funzionassero fare copia-incolla)

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