Tecnica e didattica dell’improvvisazione

Riflessioni ed esperienze nella scuola secondaria di primo grado

Introduzione

L’attività musicale intesa come prassi, studio ed educazione alla stessa offre una serie complessa di approcci e spunti di riflessione difficilmente schematizzabili in un unico elaborato. Basti pensare alle differenze riscontrabili tra un bimbo che gioca sulla tastiera di un pianoforte e un concertista all’apice della carriera professionale ed artistica: gli orizzonti di studio e analisi sono comprensibilmente innumerevoli! E nessuno di essi, naturalmente, è da considerarsi gerarchicamente più importante dell’altro.
Analogamente, in qualità di insegnate, educatore e musicista, porre il focus della propria attività e ricerca su un singolo aspetto non vuole essere a prescindere da tutti gli altri elementi necessari, ma piuttosto rappresenta l’esigenza di dimostrare la forza e le potenzialità ad oggi in-esperte che questo elemento racchiude.
Di fatto, nel 2019, l’argomento improvvisazione ancora racchiude per molti addetti ai lavori una serie di falsi miti, errati modelli e incomprensioni grazie ai quali si tende a tenersi alla larga da questa materia e ad utilizzarne i concetti in maniera impropria. Fortunatamente ciò non accade indistintamente in ogni parte del mondo e grazie ad alcuni grandi musicisti, compositori e pedagoghi, già a partire dei primi anni del ‘900, s’intravede l’enorme potenzialità educativa dell’improvvisazione (da Dalcroze a Willems per esempio). E naturalmente grazie ai pionieri e paladini della storia del jazz, come L. Armstrong, D. Ellington e C. Parker, che hanno contribuito allo sviluppo e creazione dei paradigmi e approcci improvvisativi che tutt’oggi studiamo e utilizziamo.
Senza addentrarci nella storia della musica e nella storia della pedagogia musicale, le pagine a seguire mirano alla presentazione e all’analisi di un lavoro pluridecennale, sull’utilizzo del concetto di improvvisazione nelle sue forme più conosciute, nella didattica musicale nelle scuole secondarie di primo grado.
Verranno esposti e descritte le esperienze sul campo operate secondo una metodologia che fonde la didattica musicale jazzistica con le tecniche sciamanico-tribali del cerchio di tamburi e altri elementi riconducibili ad approcci pedagogici e propedeutici cui farò riferimento man mano.
Trattasi quindi di un elaborato di “ricerca” (se mi si passa il termine), in quanto l’utilizzo didattico del materiale jazzistico e improvvisativo nelle scuole di primo grado è praticamente assente (la fonte è un censimento dell’associazione nazionale jazzisti- MIDJ del 2017).
L’obbiettivo è di evidenziare dal punto di vista pedagogico, educativo e didattico, l’efficacia riscontrata nell’utilizzo di tale materiale, utilizzato con una metodologia assolutamente sperimentale basata su metodi e teorie adattate allo scopo e calibrate sulle caratteristiche dei soggetti secondo età, cultura di appartenenza e capacità riscontrate nel gruppo classe.
Per questo motivo, l’autore che corrisponde anche all’esecutore e ideatore del lavoro in esame, ha ritenuto utile - ai fini di una corretta valutazione e analisi dello stesso - inserire alcuni cenni biografici inerenti alla propria figura professionale.

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