Fuori col violoncello

Mi capita raramente di emozionarmi alla lettura di un libro sulla musica, forse perché le emozioni nascono meglio suonando o ascoltando. Ma il libro di Mario Brunello è stato un’eccezione: forse perché conosco l’autore, o perché il ritmo della sua scrittura è avvincente, o anche perché i luoghi a cui si riferisce mi attirano (un paio tra l’altro li conosco), oppure perché mentre si legge si possono facilmente ascoltare i brani a cui fa riferimento l’Autore (dal sito www.mariobrunello.com).
Del libro mi sono piaciute alcune cose:
- il fatto di sentirmi trasportato nei luoghi in cui Brunello ha realizzato le sue performances, percependo quasi il suono e i silenzi degli spazi descritti, come la Cattedrale vegetale della Val di Sella (vedi alcune immagini qui), o la tomba monumentale Brion dell’architetto Carlo Scarpa (vedi le immagini qui), le Dolomiti della val di Fassa o il deserto tunisino;
- le chiare e stimolanti annotazioni sui singoli brani, che se pur fatte anche con termini tecnici, ti fanno entrare nell’atmosfera espressiva e nello spirito con cui Brunello interpreta e rivitalizza quelle musiche;
- infine, gli agganci con altre forme espressive, come la letteratura e la pittura, che si espandono fino a inglobare la natura e i paesaggi che risuonano in ciascuno di noi.
«Alla fine – conclude Brunello - non so quanto la musica possa veramente esprimere quello che è l’uomo; l’arte di mettere insieme dei suoni è sempre una costruzione. La musica vera è quella che la natura riesce a unire: il vento, lo spazio e il battito del cuore».
Un buon libro, quindi, che sa anche educare.

 

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