Finestre sul novecento in musica

Per un percorso didattico interdisciplinare

La didattica della storia della musica è stata oggetto in questi ultimi vent’anni di numerosi dibattiti. Non intendiamo in questa sede farne una sintesi evidenziando le diverse prospettive assunte dai vari autori, sia in merito alle metodologie di insegnamento/apprendimento, sia in relazione ai contenuti. Digitando nel nostro motore di ricerca “storia della musica” è possibile rintracciare vari contributi e proposte didattiche di argomento storico.

Abbiamo avuto modo di visionare recentemente il volume “Finestre sul Novecento in musica. Per un percorso didattico interdisciplinare” (Universitalia, Roma 2020) curato da Alessandra Montali, docente di storia della musica nel Conservatorio della Spezia, e Davide Vallini, sassofonista e compositore.

Abbiamo rivolto agli autori alcune domande, mentre riportiamo in allegato alcune annotazioni di Elita Maule, esperta in metodologia e didattica della storia della musica.

Musicheria: A chi è destinato il vostro libro? Nella scelta dei contenuti e delle diverse attività vi siete basati anche sulle vostre esperienze scolastiche?

Alessandra Montali e Davide Vallini: Questa pubblicazione nasce dalla consapevolezza che lo studio della storia della musica non sia solo un percorso teorico di conoscenza del passato che contribuisce alla crescita culturale individuale, ma che rappresenti una parte integrante della prassi strumentale e in quanto tale debba essere considerato un aspetto fondamentale per la formazione del musicista. Sicuramente l’esperienza didattica maturata nei licei musicali e nei conservatori ha reso possibile la sperimentazione di questo approccio didattico derivandone l’osservazione di ricaduta positiva, anche a livello motivazionale, sia sullo studio teorico sia su quello prettamente strumentale.
Il testo ha come possibili destinatari gli allievi dei corsi di “Storia della Musica” di “Musica d’insieme” presenti nei conservatori di musica, gli allievi dei corsi di “Didattica della musica” attivati nei conservatori di musica che sono anche i potenziali docenti delle scuole secondarie ad indirizzo musicale e dei licei musicali (la registrazione dei brani originali per ensemble allegati al libro nasce proprio dall’esecuzione di un insieme di docenti frequentanti il Biennio abilitante all’insegnamento strumentale del Conservatorio di Musica “C. Gesualdo da Venosa” di Potenza), gli allievi dei Licei Musicali, anche in considerazione dei programmi ministeriali che assegnano all’ultimo anno l’approfondimento specifico della musica del Novecento: il testo potrebbe interessare sia la classe di “Storia della Musica” sia il “Laboratorio di Musica d’insieme” o entrambi se utilizzato come strumento interdisciplinare.

M.: Pubblicare un nuovo libro di storia della musica oggi potrebbe essere un’impresa non facile, nel senso che si può rischiare di riproporre contenuti ormai sviscerati in tante pubblicazioni, anche di carattere didattico. Quali sono gli elementi di novità che caratterizzano la vostra pubblicazione?

A.M., D.V.: La pubblicazione si caratterizza, come specificato nel titolo, per l’approccio multidisciplinare. Proponiamo un duplice percorso di studio della storia della musica del Novecento basato sull’integrazione tra conoscenza teorica e pratica strumentale, due ambiti che convivono strettamente nell’esperienza dei corsi attivati nei conservatori di musica e nei licei musicali:

  • un nuovo modo di avvicinarsi alla storia della musica del Novecento raccontata attraverso una serie di “finestre” spazio- temporali che, aprendosi sulle esperienze delle avanguardie storiche e sulla molteplicità di linguaggi e generi emersi nel corso del secolo, facciano riflettere su quelle categorie di discontinuità, relatività, variabilità, che caratterizzano la contemporaneità.
  • un originale approccio alla pratica strumentale e in particolare alla musica d’insieme, basato non sulla “trascrizione facilitata” di brani famosi bensì su proposte musicali originali, accattivanti e coinvolgenti pensate con la finalità didattica di attivare e concretizzare quell’immaginario personale formatosi nel percorso di conoscenza storica di una corrente artistica o di un autore.

M.: Quale criterio avete adottato nella scelta dei generi, degli autori, dei repertori, tenendo conto della molteplicità delle espressioni musicali che si sono manifestate nel secolo scorso? Se non erro avete lasciato in secondo piano il rock, il pop e altri generi emersi nell’ultimo mezzo secolo. Avete in programma magari un supplemento che approfondisca questo aspetto?

A.M., D.V.: Abbiamo pensato questo testo come una serie di “finestre” che possono aprirsi per gettare un primo sguardo sulla molteplicità dei generi e dei linguaggi emersi nel corso del ventesimo secolo, senza avere l’ambizione di comprenderli tutti ma con l’intento di stimolare chi legge ad ulteriori approfondimenti e ricerche.
Sicuramente è predominante il repertorio di musica colta, in quanto principale oggetto di studio nei corsi di storia della musica dei conservatori e dei licei musicali, ma vengono affrontati anche altri generi e repertori come il jazz, il musical, la canzone, la musica yiddish e kletzmer, la musica da film. L’idea di un supplemento che possa approfondire altre espressioni importanti come il pop e il rock è in effetti stimolante e potremo valutarla a seguito di un segnale di apprezzamento dell’attuale proposta.

M.: Ormai è consolidata l’idea che non si possa fare storia della musica senza ascoltare le opere dei vari autori. Quale soluzione avete adottato per facilitare il reperimento dei brani da ascoltare?

A.M., D.V.: Ogni capitolo è corredato da una scheda di guida all’ascolto di uno o più brani significativi relativi al periodo preso in esame. Esso è pensato come esempio di stimolo all’approfondimento storico e stilistico dei musicisti citati nella parte storica. I brani proposti nelle schede di guida all’ascolto possono essere ascoltati attraverso un codice QR posto alla fine di ogni scheda che consente un rapido collegamento con cellulare o altro device fornito di telecamera.

M.: Nel testo proponete diverse partiture. Si fa storia della musica anche suonando?

A.M., D.V.: Il libro parte da un presupposto: ogni conoscenza diventa parte dell’individuo nel momento in cui viene assimilata attraverso un’esperienza che lo coinvolge sia intellettualmente sia emotivamente. Si ipotizza dunque che uno studio astratto e teorico come quello della storia della musica possa sussistere quale pre-testo per attivare e stimolare percorsi di rielaborazione personale a partire dalla valorizzazione di competenze e pratiche strumentali. La storia si configura allora come possibilità di scoperta di una pluralità di linguaggi ai quali sono collegate regole, grammatiche diverse che possono ancor oggi attivare percorsi personali di riscrittura, di ri-creazione. In questa prospettiva essa può dunque rappresentare un canale privilegiato per valorizzare l’importanza della pratica della musica d’insieme. Quest’ultima, costituendosi quale spazio di relazione, di espressione emozionale, in definitiva quale mezzo didattico di coinvolgimento e motivazione allo studio, è capace di stimolare a sua volta approfondimenti anche teorici e storici individuali.
La conoscenza di autori, generi, stili e forme rende più consapevole l’interpretazione dei repertori, attiva percorsi di collegamento, relazione e contaminazione tra epoche e generi oltre a stimolare la crescita di autonomia rispetto ai modelli stilistici e didattici trasmessi dai docenti di strumento.
Ogni capitolo è collegato alla proposta di brano originale per ensemble strumentale che è direttamente ispirato sia al periodo storico esaminato sia agli autori citati e approfonditi nelle schede d’ascolto. Il brano è realizzato in partitura completa (inserita nel libro) e in parti separate scaricabili on-line per agevolarne l’utilizzazione pratica. Tutti i brani proposti sono stati registrati e potranno essere ascoltati e scaricati on line.

 

 

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