Con la cultura non si mangia ma si vive!

Una manifestazione a Roma

 

Si è svolta a Roma il 6 ottobre scorso una partecipata manifestazione dei lavoratori della cultura italiana. Attori, registi, scrittori, lavoratori dell’editoria, archeologi, antropologi hanno manifestato insieme a molti musicisti, che sono stati la parte più vivace della manifestazione, con cori e interventi musicali. Bella Ciao è stata, in questa manifestazione, intonata per una volta in modo ineccepibile poiché a cantarla era il coro della Scala, mentre Giovanna Marini e il coro e orchestra della Scuola del Testacccio hanno accolto i manifestanti in piazza al canto di Nostra Patria è il mondo intero…. In un paese che ha visto avvicendarsi ministri della cultura che hanno affermato che “con la cultura non si mangia”, i lavoratori della cultura italiana si sono trovati uniti nel richiedere un maggiore rispetto economico ma anche sociale per la loro funzione. Ci auguriamo che questa manifestazione non resti un fatto isolato, ma trovi nei prossimi mesi una continuità di iniziative nella consapevolezza che una maggiore attenzione alla cultura (che significa anche migliori condizioni per i lavoratori) possa giovare non solo alla situazione degli operatori del settore, ma più in generale al benessere e alla promozione umana di tutti i cittadini italiani e al prestigio del nostro paese nel mondo, che in gran parte si fonda proprio sulle sua produzione culturale. Pubblichiamo di seguito il testo dell’appello di convocazione della manifestazione che ne chiarisce motivazioni e obiettivi.

Il settore culturale muove 250 miliardi, il 17% del PIL, in controtendenza rispetto a molti altri; ogni euro investito in Cultura ne produce 1,8 in altri settori; la tutela del Patrimonio Culturale e della produzione culturale immateriale è principio fondamentale per il nostro Paese, contenuta nell’articolo 9 della Costituzione, che all’art.1 si fonda sul Lavoro. Eppure:

– L’occupazione nel settore culturale non cresce, fatto reso possibile dal sistematico utilizzo di lavoro nero o gratuito.
– I diritti e gli stipendi dei lavoratori della Cultura vengono di anno in anno abbattuti.
– Un settore chiave dell’economia italiana viene pezzo per pezzo privatizzato, sulla pelle dei lavoratori, senza alcun vantaggio per la cittadinanza.

Per questo il 6 ottobre 2018 scendiamo in piazza. Ecco le nostre ragioni e le nostre richieste.

Siamo professionisti dei Beni Culturali, siamo professionisti dello spettacolo dal vivo, e del cinema, siamo autori, operatori, tecnici, custodi, siamo aspiranti professionisti e siamo soggetti in formazione. Siamo le lavoratrici e i lavoratori della Cultura. Svolgiamo professioni diverse, lavoriamo in decine di luoghi diversi, dai teatri ai musei, dagli archivi ai laboratori. Ma tutte e tutti abbiamo visto, negli ultimi decenni, il nostro settore definanziato e marginalizzato, di volta in volta screditato o strumentalizzato; tutte e tutti abbiamo visto i nostri diritti crollare, una crescita della competizione al ribasso, un attacco alla qualità del lavoro.
Per questo, oggi, chiamiamo a raccolta tutti i nostri colleghi, tutti i cittadini e le cittadine italiane, e in genere tutti coloro che abbiano a cuore il Patrimonio culturale e artistico di questo Paese, per la prima Manifestazione nazionale unitaria per la Cultura e il Lavoro.

Pochi lo sanno, ma il settore culturale è uno dei pochi in cui, nonostante la crisi, le entrate hanno continuato a crescere. Un settore cardine dunque, su cui investire e su cui puntare per il rilancio dell’occupazione. Ma non è andata così.
Nonostante l’enorme contributo offerto al Paese ogni anno, il settore culturale è costretto a funzionare (male) in costanti condizioni di ristrettezze economiche forzate, con investimenti e occupati nettamente al di sotto della media europea. Le Soprintendenze sono sotto organico, costantemente in regime di emergenza – da anni esponenti di diverse forze politiche ne chiedono la chiusura -; musei, siti archeologici, teatri, cinema, archivi e biblioteche chiudono, uno dopo l’altro; i pensionamenti si succedono spesso in assenza di turnover; il Fondo Unico per lo Spettacolo cala costantemente (-55% dal 1985), le esternalizzazioni dal 1993 in poi riguardano servizi sempre più essenziali per la vita dei luoghi culturali. I danni sono evidenti: l’80% degli italiani (dati Istat 2015) non è mai andata a teatro nel corso dell’anno, il 68% non ha mai visitato un Museo, il 56% non ha mai letto un libro. Questo non crea solo un problema economico e di esclusione sociale, ma permette anche il proliferare di teorie false e antistoriche che fomentano odio e divisioni, lontanissime dalla realtà storico-archeologica, o letteraria: teorie sempre più diffuse nella società e nel dibattito politico, fino ad arrivare alle Istituzioni.
Con la ricetta utilizzata finora – investimenti bassissimi e il sistematico utilizzo di volontari, esternalizzazioni e lavoro al massimo risparmio -, sarebbe difficile aspettarsi dati diversi: eppure la fame di Cultura c’è, è evidente dai buoni risultati registrati da teatro e lirica quando passano (eccezionalmente!) nel servizio pubblico radiotelevisivo, o dalla crescita costante del turismo culturale, nonostante la cronica mancanza di personale.

In questo quadro, ogni anno migliaia di giovani professioniste e professionisti della Cultura in Italia si trovano costretti a scegliere tra stipendi indecenti e vergognosi, tirocini di sfruttamento, stage senza prospettive, servizio civile, contratti a chiamata, volontariato, rimborsi spese…. o il cambiare mestiere, o l’estero.
Perché non si investe nel settore culturale, uno dei pochi che non conosce crisi? Perché non si permette a giovani e meno giovani di lavorare nel rispetto delle proprie qualifiche, con stipendi e contratti dignitosi, in modo che possano mettere le loro competenze a servizio del Paese? Perché non si lavora per ottenere contratti di qualità per tutti, lasciando perdere le esternalizzazioni a tutti i costi, e puntando a un equo trattamento per i lavoratori? Perché non si rispettano i contratti nazionali di categoria dove esistono, e non si punta ad estendere simili diritti a tutte e tutti?

I numeri parlano chiaro: risparmiare sulla cultura, in Italia, è una scelta suicida, ma la cittadinanza lo ignora perché il dibattito pubblico è viziato da letture volutamente distorte, come il fatto che la crisi della cultura sia economica o che la mancanza di lavoro nel settore sia un fatto logico e scontato.
La verità è che il lavoro nella Cultura in Italia c’è, e pure parecchio. Ma in questo settore si sta sperimentando l’abbattimento dei diritti e del costo del lavoro, perché si tratta di professioni poco note, e di categorie storicamente divise, o poco numerose, o poco pronte a manifestare per la propria dignità professionale.

Abbiamo assistito a questo sfacelo per troppo tempo. Ora tutto ciò deve finire.
Per questo il 6 Ottobre 2018 tutti noi lavoratori e professionisti dell’intero settore culturale italiano, dagli archeologi ai musicisti, dagli autori, gli attori, le guide fino ai custodi museali o ai bibliotecari, con l’aiuto di Sindacati, Associazioni e di tutti i cittadini che hanno a cuore la causa, abbiamo deciso di mobilitarci, per la prima volta insieme, per far vedere che ci siamo, abbiamo chiaro dove stiano le colpe e abbiamo capito come rilanciare il Paese: ora lo faremo capire a tutti, con una Manifestazione per la Cultura e il Lavoro.

A Roma si terrà una manifestazione unitaria dell’intero settore dei Beni e della Attività Culturali, la prima nella Storia d’Italia, per chiedere di ribaltare il tavolo, e di iniziare a trattare la Cultura come merita: come uno dei settori cardine dell’economia Italiana, dando risorse, dignità e riconoscimento a Istituzioni, professionisti e lavoratori del settore.
Chiediamo ai cittadini, alla classe politica e ai giornali di prendere coscienza del problema, e al Governo di prendere urgentemente provvedimenti per porre fine a queste politiche del tutto insensate. I provvedimenti da assumere sono tanti, previa l’abrogazione del pareggio di bilancio (art.81) in Costituzione, ovvia premessa di tutte le altre necessarie azioni; azioni quali, anzitutto:
• Portare l’investimento dell’Italia in cultura al 1,5% del PIL, in linea con gli altri Paesi europei.
• Aumentare i finanziamento pubblici al settore dello spettacolo (Fondo Unico per lo Spettacolo e finanziamenti locali), e creare miglior coordinamento e sinergia degli stessi, garantendo altresì finanziamenti certi su base almeno triennale. Modificare i criteri di elargizione del Fondo Unico per lo Spettacolo secondo veri principi di pluralismo, trasparenza, reale controllo dei criteri, evitando centralismi e marginalizzazioni dettati da mancanza di norme.
• Pubblicare i decreti attuativi della legge 175/2017 ascoltando le Parti Sociali.
• Promuovere un nuovo, coerente, omogeneo e condivisibile sistema nazionale di abilitazione a guida turistica.
• Pubblicare i decreti attuativi della legge 110/2014, che riconosce per la prima volta 7 professioni dei beni culturali; riconoscere e tutelare tutte le professioni oggi non regolamentate del settore dello spettacolo (registi, sceneggiatori, danzatori, attori, musicisti, doppiatori…), dei beni culturali (mediatori museali, paleontologi, manager del Patrimonio Culturale…) e in generale della cultura (traduttori, scrittori…).
• Far rispettare i Contratti nazionali esistenti, prevedendo che in mancanza di tale requisito si determini automaticamente la decadenza dei finanziamenti; creare finalmente un contratto nazionale del settore audiovisivo.
• Annullare le recenti riforme Ministeriali, e costruire, in cooperazione con i funzionari e i lavoratori del MiBACT, una struttura ministeriale ottimale, che metta in condizione il Ministero di adempiere a tutti i compiti specificati dal Codice del 2004.
• Promuovere l’assunzione, nei ranghi ministeriali, di almeno 3500 lavoratori entro il 2020, a partire dagli idonei al concorso dei 500 funzionari MiBACT, al fine di ottenere la copertura totale del turnover; ridefinire i fabbisogni professionali, nel rispetto delle competenze scientifiche e dei ruoli di ciascuna professione, riqualificando i servizi ed elevando gli standard di tutela, mortificati dalle ultime riforme organizzative.
• Ampliare le previsioni occupazionali specifiche degli Enti Locali e delle Istituzioni Culturali pubbliche, permettendogli, dopo anni di compressione forzata delle spese, di assumere secondo le esigenze.
• Promulgare una legge che regolamenti il volontariato culturale, mettendo fine al lavoro gratuito mascherato da volontariato.
• Abrogare l’articolo 24 legge 160/2016 sul declassamento delle fondazioni lirico-sinfoniche ed estinguere il debito pregresso delle fondazioni causato dalle inadeguate erogazioni.
• Riformare la Legge 4/1993 (Legge Ronchey) e rivedere il sistema delle esternalizzazioni, per tutelare il Patrimonio pubblico e il lavoro; ristatalizzare ove necessario, come nel caso delle fondazioni lirico-sinfoniche o dei servizi essenziali di Musei, Biblioteche e Archivi.
Servono leggi, servono risorse. Ma non solo per i professionisti dei beni culturali, non solo per i professionisti dello spettacolo, non per gli operatori museali, non per le Soprintendenze né per i Teatri: servono per il Paese.
Ed è il momento che la politica si decida a far funzionare il settore culturale. Siamo stati zitti all’angolo, chiusi nella nostra frustrazione e divisione per troppo tempo.

Il 6 ottobre la Cultura italiana si muove, unita: smettetela di mentirci, smettetela di sfruttarci, e lo vedrete, vi #RilanciamoilPaese.
Il 6 Ottobre 2018, una Manifestazione unitaria nazionale per la Cultura e il Lavoro. E da lì non si torna indietro.
Vi aspettiamo in piazza. Non serve a noi, serve al Paese.

Adesioni: Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, Facciamo la conta, Emergenza Cultura, Associazione Nazionale Archivistica Italiana, CGIL – Funzione Pubblica, CGIL – SLC, UILPA, USB – Lavoro Privato, USB – Pubblico Impiego, Possibile, Potere al Popolo, Confederazione Italiana Archeologi, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti, LINK Coordinamento Universitario, Tarvisium Gioiosa, Associazione Culturale Catartica Care, Sindacato Nazionale Autonomo Telecomunicazioni Radiotelevisioni e società consociate, Restiamo Umani – Festival di Filosofia in Ciociaria, , Todi Festival 2018, Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL, Utopia Teatro Ragazzi, ANPI – Comitato Provinciale di Frosinone, Restauratori Senza Frontiere, UILCOM – Emilia Romagna, CISAL – Settore Arte Cultura Spettacolo, Shylock – Centro Universitario Teatrale di Venezia, TLON, VERSUS Compagnia Teatrale, Mantova per la Pace, Confederazione Sindacale Sarda, Teatro del Loto, Casa della Pace, Consorzio Lavoratori Spettacolo, Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti, COBAS Pubblico Impiego, Federazione Italiana Artisti, Assotecnici, Un’altra storia, Sharazade, Scuola Popolare di Musica di Testaccio, IL KINO, Associazione Generici italiani dello spettacolo, AssoLirica, LEFT, Partito Umanista – Roma, Rifondazione Comunista, FILLEA CGIL – Coordinamento restauro e archeologia, CUB – Informazione e Spettacolo, Associazione Ex Lavanderia (Roma), Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo, CGIL – Consulta delle Professioni, OmoGirando, Centro Studi Sereno Regis, ARCI, Comitato Nuove Leve Mibac, Scenico, Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo, CONFSAL-UNSA-Beni Culturali-Calabria, Associazione Per il Teatro Italiano, DNA Concerti, Camere del Lavoro Autonomo e Precario, Il Miele Buono, ATDAL Over 40, The Baby Walk Theater Company, Associazione InCastro, Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, Teatro dei Ragazzi – Palermo, Precari Uniti dei Beni Culturali, Gaiaitalia.com Notizie, Comune di Campobasso, Associazione Nazionale Archeologi, SpacciOfficina, Federagit.

 


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