Un virus ignorante

Sulla chiusura di teatri e scuole

Così, come purtroppo capita spesso in Italia, anche di fronte all’emergenza sanitaria i primi settori a farne le spese sono la cultura (e la scuola, che della cultura fa parte).

Ci riferiamo al DPCM del 25 ottobre che ha disposto l’immediata chiusura di teatri, cinema, sale da concerto e centri sociali e ricreativi. Un provvedimento che mette in grave difficoltà l’esistenza materiale di migliaia di attori, musicisti e tecnici, dato che il settore dello spettacolo, tra l’altro, è notoriamente molto delicato dal punto di vista dei contratti, che sono spesso a termine, a chiamata, a prestazione. Anche per questo, temiamo che non sarà possibile che il “ristoro” promesso dal Presidente del Consiglio raggiunga tutti i lavoratori e in quantità economicamente sufficiente. Ancor più, questo provvedimento priva gli italiani di un “ristoro” culturale che è particolarmente importante in un momento di grave crisi che da sanitaria si sta trasformando anche in carenza di coesione sociale.

Il Ministro Franceschini si è assunto la responsabilità della decisione dichiarando che forse chi protesta non ha capito la gravità della situazione. Non siamo certo negazionisti né riduzionisti, sappiamo che il pericolo è grave per tutti, anzi forse saremmo per provvedimenti anche più incisivi, ma che vadano a toccare tutti i punti dolenti dell’attuale crisi sanitaria. Franceschini ha anche aggiunto che non comprende perché a primavera nessuno abbia protestato contro la chiusura dei luoghi di spettacolo e ora invece si levino molte voci avverse alla sua decisione. Forse proprio qui sta il punto: a primavera ci si trovava di fronte a una situazione inaspettata e imprevedibile. Oggi non si può dire questo, visto che una seconda ondata era largamente prevista e si sarebbe dovuto approntare disposizioni sanitarie che invece non sono state adeguatamente programmate. Il secondo punto dolente è che di fronte al dramma della scorsa primavera furono chiuse (quasi) tutte le attività, oggi si sceglie, e questo non può che creare senso di frustrazione e di discriminazione. Dal loro punto di vista, peraltro, i gestori di teatri e cinema sono stati tra i più scrupolosi nell’applicazione delle disposizioni decretate, a volte anche investendo fondi significativi per seguirle e si trovano oggi di fronte alla chiusura totale. I luoghi di contagio sono altrove e i teatri non ne sono responsabili ed è l’incoerenza e la contraddittorietà del governo nel combattere l’epidemia che crea rabbia. Se il problema non sono i teatri ma la circolazione delle persone e il modo come ci si arriva, s’intervenga su questo aspetto del problema.

Dicevamo che la scuola segue lo stesso destino della cultura, con il massiccio ritorno alla didattica digitale, almeno per le scuole superiori. Anche in questo caso siamo di fronte a una situazione profondamente diversa dallo scorso marzo, quando l’attuazione della didattica digitale salvò almeno il contatto tra la scuola e gli studenti. Un ritorno, oggi, alla didattica digitale provoca un senso pesante di sconforto anche di fronte al rischio che possa essere prorogata a tempo indeterminato per tutto l’anno scolastico. Anche in questo caso, appare indisponente l’incoerenza governativa, e del Ministero dell’Istruzione in particolare, che, mentre si chiudono le scuole insiste nel voler tenere a tutti i costi un concorso per 64.000 precari che stanno girando l’Italia con spostamenti anche lunghi, quando una sentenza della Corte di giustizia europea ne prevedrebbe l’assunzione immediata. Ciò mentre il Ministro Speranza invita gli italiani a evitare spostamenti non necessari.


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