In ricordo di Claudio Abbado

Musicheria ricorda Claudio Abbado con questa nota di Maurizio Disoteo.

Il mondo della musica è commosso, in questi giorni, per la perdita di Claudio Abbado, un direttore d’orchestra straordinario, capace di affrontare con eguale competenza e successo repertori e generi musicali diversi tra loro, capacità rara anche nei più grandi artisti che gli veniva da una cultura musicale profonda e vastissima. Tuttavia, non è di questo, o non soltanto di questo, che vorrei scrivere in Musicheria.
Preferisco infatti ricordare il grande interesse che Claudio Abbado ha sempre dimostrato per la divulgazione musicale tra le classi popolari e per l’educazione musicale. Sin dagli anni settanta egli fu, con altri artisti, come Luigi Nono, Maurizio Pollini, Luigi Pestalozza, protagonista delle iniziative soprattutto reggiane legate a Musica/Realtà, che si proponevano non solo di eseguire ma anche di creare musica con un pubblico e in luoghi non consueti, anche coinvolgendo musicisti dilettanti e delle bande comunali, come avvenne a Prato. Quando fu direttore della Scala, organizzò con i sindacati concerti per gli studenti e per i lavoratori. Formò l’Orchestra Giovanile Europea e più recentemente, tornato entusiasta da Cuba e dal Venezuela, dove aveva approfondito la conoscenza del sistema Abreu, si era ingegnato a studiarne delle possibili applicazioni italiane.
Non mancò di prendere anche iniziative che ad alcuni apparvero provocatorie, anche se sempre di grande stile, come quando chiese alla giunta milanese di Letizia Moratti, come cachet per un concerto alla Scala, di piantare 90.000 alberi nella provincia di Milano, cosa che naturalmente non avvenne.
In questi giorni, infine, molti giornali hanno ricordato la brillante registrazione di Pierino e il lupo che Abbado realizzò con Benigni e l’orchestra Mozart, dedicata anch’essa, evidentemente, al mondo dell’educazione musicale (proprio mentre scrivo apprendo che l’ orchestra Mozart è stata sciolta per difficoltà economiche).
Nessun giornale, tuttavia, ha ricordato un’altra registrazione che Abbado aveva dedicato alle scuole, alla testa dei Berliner Philarmoniker. Si tratta di un DVD importante, in cui le note de Il canto sospeso di Luigi Nono s’intrecciano con immagini della seconda guerra mondiale, dei Lager e con opere di Goya, Picasso e altri artisti. E’ una realizzazione importante del Nono Project, nato in Germania proprio per diffondere questa opera di Nono in collaborazione con la rete delle scuole di pace (in Italia in particolare la scuola di Montesole di Marzabotto). Abbado aderì con entusiasmo al progetto di quel DVD su Il canto sospeso e vi coinvolse i Berliner Philarmoniker, con una scelta simbolica di grande valore.
Ricordo che anni fa, quando lavoravo nel sistema delle Scuole Europee, proposi che Il canto sospeso fosse scelto come opera su cui svolgere la prova musicale di maturità europea. Ci era stato chiesto di indicare un’opera che potesse, per i giovani europei, rappresentare i valori dell’Europa rinata dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e unirli in una nuova prospettiva democratica. Mi appariva chiaro, e ne sono sempre convinto, che quella composizione di Nono, costruita attorno alle lettere di giovani condannati a morte di diversi paesi della Resistenza Europea potesse rappresentare la musica che più di ogni altra incarnava gli ideali di un’Europa democratica e antifascista. La mia proposta, accolta dalla commissione che doveva scegliere i testi per la maturità anche grazie al valore della registrazione di Abbado, fu comunque contestata duramente da diversi colleghi, soprattutto di nazionalità inglese. Senza entrare a fondo nelle motivazioni di tali contestazioni, che comunque esprimevano disagio politico verso un brano e verso il suo autore (comunista) mi venne comunque da pensare che Il canto sospeso è sempre stata un’opera che, pur nel suo grande spirito umanista e unitario, ha sollevato opposizioni settarie e spesso inconfessabili. Basti pensare che l’opera incontrò grandi difficoltà, negli anni cinquanta, a essere eseguita in Italia poiché vi vengono citate lettere di resistenti dell’Est europeo, cosa ritenuta sconveniente negli anni della guerra fredda e della restaurazione democristiana. La prima de Il canto sospeso avvenne quindi in Germania.
Naturalmente conservo con cura quel DVD in cui Abbado dirige Il canto sospeso e lo uso regolarmente a scuola e in vari corsi, incontrando sempre l’interesse degli studenti. Mi piace ricordare questo episodio della lunga carriera artistica ma soprattutto della vita di Claudio Abbado perché quando lo vedo che dirige questo brano mi rendo conto del suo assoluto valore, non solo come grande direttore d’orchestra ma anche come artista che sapeva che la musica non è fuori dalla storia e che non deve servire a mascherare l’oppressione dei rapporti sociali ma, al contrario, in tali rapporti deve entrare per demistificarli.


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