In ricordo di Mario Lodi

Quando le edizioni PCC di Assisi decisero di pubblicare un fascicolo con indicazioni didattiche per l'uso delle canzoni della raccolta "Teste fiorite" su testi di Gianni Rodari, pensammo di chiedere a Mario Lodi una presentazione. La nostra richiesta fu gentilmente esaudita e, in occasione di un convegno, ebbi modo di ringraziare Lodi delle sue belle è utili parole che qui, per ricordarlo, riprongo perchè le ritengo ancora illuminanti. Grazie Mario Lodi.
Per conoscere le sue opere e la Casa delle arti e del gioco da lui fondata cfr. http://www.casadelleartiedelgioco.it/index.html
 

Mario Lodi
Presentazione del fascicolo di Mario Piatti, Teste fiorite. Proposte per l’uso creativo delle canzoni, PCC, Assisi, 1982.


Proporre una cassetta o un disco di canzoni e parlare di creatività può sembrare contraddittorio oggi che cassette, dischi, radio e televisione sono facilmente collocabili in quel mare di suggestioni che influenzano un po' tutti, ma specialmente i giovani, creando modelli e mode al servizio di interessi di mercato.
Credo però che non bisogna fare di ogni erba un fascio: in ogni campo le cose, gli strumenti, la tecnologia possono essere usati in senso passivizzante o al contrario, in senso stimolante. Dipende da chi li usa, dal loro rapporto con gli altri, dal fine che ci si pone.
Una distinzione va fatta, per quanto riguarda l'esercizio dell'immaginazione, fra il prodotto televisivo e gli altri mezzi ci comunicazione (radio, lettura). Il prodotto televisivo e cinematografico è più completo, quindi più suggestivo perché ci dà del soggetto la rappresentazione globale: c'è la parola, la musica, l'immagine, il colore, il ritmo. Non a caso la vecchia scuola trasmissiva fondata sulla parola (lezione), per bravo che sia il maestro, è perdente nei confronti della TV che con i suoi mezzi riesce a portare il bambino in ogni luogo della Terra e oltre: in fondo ai mari, nelle viscere della terra, tra gli eschimesi e gli indigeni africani, sulla luna ... Con i cartoni animati riesce a spiegare visivamente il segreto delle cose e raccontare storie fantastiche. Ma chi guarda, vedendo tutto, di suo non ci mette nulla: tutto è previsto, montato e va avanti inesorabile dal principio alla fine.
Diverso era il rapporto del bambino della mia generazione, con la nonna che raccontava: potevi interrompere la narrazione per chiedere spiegazioni, e lei te le dava, e a seconda delle reazioni e dell'età dei suoi piccoli interlocutori, sceglieva parole e concetti adatti, modificava il ritmo, al servizio di noi utenti esigenti e attenti. Nessuno se ne andava via quando la nonna raccontava, come accade invece ora con la TV, quando col selettore, addirittura si caccia via chi parla per sentire un altro, senza rispetto per nessuno. Restavamo vicini a lei, presi dal suo racconto, perché quelle storie diventavano anche nostre: i personaggi, gli ambienti, ognuno di noi se li immaginava pescando nella sua esperienza reale o fantastica.
Questo accade ancora con la lettura, che si fa secondo il nostro ritmo e la nostra scelta, soffermandoci sulle pagine più interessanti, rileggendole. Ricordo la delusione che provai quando al cinema vidi il Pinocchio disneyano che distruggeva il mondo fantastico del "mio" Pinocchio, che mi ero costruito a poco a poco durante la lettura.
La radio lascia margine all'immaginazione, anche se non concede all'ascoltatore la scelta del momento adatto (problema che ora si può facilmente risolvere registrando su cassetta i programmi per risentirli quando si vuole). L'uso, del registratore può consentire altri interventi per esercitare le capacità espressive, logiche e creative dei bambini. Di tutte le macchine che la tecnologia moderna fornisce alla scuola, la moviola (per “montare” film fatti dai ragazzi) e il registratore, che offre tante occasioni di intervento attivo (dall'intervista alle radioscene) credo che siano quelle più adatte per “giocare” con la fantasia e con la logica.
Perché la fantasia nei bambini di oggi, pur sottoposti alla forte pressione della TV, esiste ancora e ancora produce. Nelle scuole dove gli insegnanti sono creativi e hanno realizzato l'ambiente adatto all'espressione sociale, i bambini sanno pensare autonomamente, immaginare e produrre sia sul piano fantastico (invenzione di storie) sia in quello concreto dello studio (ipotesi, progetti). Rodari ricordava spesso a chi riteneva la fantasia solo un mezzo di evasione dalla realtà, che essa invece serve alla matematica, alla scienza, alla politica in quanto il nuovo è sempre invenzione. L'esperienza attuale di “A e B”, il giornale dei bambini, mi dimostra di continuo quali energie hanno i nostri bambini, da utilizzare sul piano educativo: un mare di idee, poesie, racconti, riflessioni, iniziative che non cadono nella routine, ma sono spesso fresche e originali.
Dalla mia esperienza di maestro potrei trarre esempi numerosi di invenzioni di bambini in ogni campo: dalla scoperta del calcolo dell'area del trapezio moltiplicando le mediane, fatta da un ragazzo in cantina per contare alla svelta le bottiglie sistemate orizzontalmente su file sovrapposte, alla storia della Terra realizzata in pochi minuti da una bambina giocando col microfono che riproduceva il fuoco, il diluvio, i primi segni di vita, i barriti dei dinosauri fino al suono della voce umana.
Ricordo il rifacimento di una fiaba che a me da giovane era piaciuta tanto e che invece i bambini hanno rifiutato: “Il flautista magico”. I bambini l'hanno realizzata come racconto radiofonico registrato su cassetta, cambiando il finale: invece di punire la popolazione per la promessa non mantenuta dal sindaco, con un concreto senso di giustizia, i bambini punirono il sindaco stesso cacciandolo via dalla città. Nella nuova fiaba introdussero rumori creati da loro e musiche inventate con strumenti facili (xilofono, armonica, tamburello) classiche (brevi brani tratti da dischi e raccolti in cassette-archivio) e addirittura prese dalla TV. Quando il flautista suona per incantare i topi e portarli ad annegare nel fiume, la musica scelta dai bambini fu quella del “Carosello” televisivo con la pubblicità del grana e di altri prodotti di cui i topi sono ghiotti.
Un altro rifacimento fu quello del racconto di A. Daudet “La capra di padron Séguin”, che piacque molto a Gianni Rodari, e ce lo scrisse, perché i bambini non hanno lasciato sbranare la capra che si era liberata dall'uomo, ma l'hanno fatta lottare insieme alle altre capre che si erano unite a lei per combattere il lupo, e l'avevano fatto fuggire. Ogni mezzo tecnico, nelle mani dei bambini (e degli adulti) che vivono in condizioni stimolanti aperte a ogni soluzione, può diventare strumento creativo.
Credo che la stessa cosa sia accaduta agli autori di questa cassetta dal titolo emblematico di “Teste fiorite”. Hanno letto le filastrocche di Gianni Rodari, ci hanno trovato idee e sentimenti simili ai loro ed è scattata la molla della creazione autonoma. Siccome essi sono appassionati musicisti, hanno inventato per ognuna delle poesie più care, un ritmo e un motivo musicale che hanno poi sviluppato e perfezionato. Ogni testo ha infatti una sua particolare musica, che gli autori hanno creato, insieme, probabilmente divertendosi.
Fra le mani dei bambini questa registrazione può correre il rischio di diventare un prodotto di consumo come tanti altri, da ascoltare e basta.
Ma per altri bambini e adulti potrebbe essere un'idea, anzi tre. La prima è che, ricordandosi di quanto Rodari scrisse per loro nella “Grammatica della fantasia”, prendendo spunto dai fatti della vita, anch'essi possono inventare brevi poesie.
La seconda è che, di fronte a un testo poetico, che in genere ha una sua struttura ritmica, può nascere la voglia di musicarlo. E se la voglia nasce, ecco che anche noi si fa come gli autori di “Teste fiorite”: si inventa la musica e si canta.
La terza è che si possono usare queste musiche per danzare, giocare ecc. Quando c'è un minimo di fantasia e il piacere di vivere insieme, un'idea tira l'altra come le ciliegie.
Questa registrazione vuoi essere quindi uno stimolo a creare, oltre che una piacevole raccolta di testi di Rodari, e di belle musiche.
In una scuola che si rinnova, accanto agli altri mezzi educativi, vuol contribuire all'educazione musicale, al pensiero creativo e al gioco sociale.
Le note che accompagnano i testi sono un esplicito stimolo in tal senso e hanno precisi riferimenti alla realtà del bambino, come il ritmo nel gioco del treno (“La stazione”) l'umanizzazione delle cose, documentata dal Piaget e ormai dato acquisito nello studio scientifico dell'infanzia (“La luna bambina”), i desideri di ognuno (“Un sacco di…”), la scoperta del reale e del possibile (“Lo zampognaro”) ecc. Buon divertimento, bambini e maestri.






 


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