Studenti, pazienti e pipistrelli

Il filosofo statunitense Thomas Nagel nell’ormai lontano 1974 scrisse un interessante articolo dal titolo davvero stimolante: Cosa si prova ad essere un pipistrello? , nel quale trattava il tema della irriducibile soggettività dell’essere umano attraverso l’occorrenza significativa del provare a cercare di comprendere come si possa sentire un uomo a essere un pipistrello.
Con tantissima sintesi la conclusione di Nagel è che, per quanto approfondita possa essere la nostra conoscenza e comprensione dei processi fisici che costituiscono il “sentire” del pipistrello, questa non potrà mai permetterci di accedere al senso, al valore e alla funzione profonda della sua esperienza soggettiva. In altri termini noi, pur essendo in grado di spiegare con quale meccanismo tutto ciò avvenga (es. emissione di migliaia di ultrasuoni che rimbalzano sui vari oggetti e forme presenti nell’ambiente circostante e che, ritornando verso il pipistrello, gli permettono di orientarsi, di sfuggire ostacoli e di individuare le eventuali sue prede), non possiamo sapere che cosa si possa provare veramente a vivere sulla base di quella percezione a noi vietata dal momento che non riusciamo a percepire tanto gli ultrasuoni quanto in quella specifica forma auditiva. Quindi possiamo più o meno conoscere i meccanismi fisici ma, pur facendo mille ipotesi, non riusciremo mai a determinare quali categorie di processi avvengono nella “mente” di questo evoluto mammifero chiroptero.

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