Ricercare fin dove si può: quantità e qualità dell'esperienza musicale

Riflessioni sulla ricerca e l'esplorazione nella didattica musicale

Se noi intendiamo ‘le basi’ che la scuola deve consegnare al bambino, al giovane, al ragazzo, in senso quantitativo, noi ci mettiamo nella condizione di quel bambino descritto da Sant’Agostino mentre sta tentando di vuotare l’oceano con un secchiello. Lo stesso è la nostra scuola che dà al bambino un pochino di aritmetica, un pochino di geografia, un pochino di storia. Gli dà dei secchielli di questo oceano, ma queste non sono più ‘basi’ oggi. Oggi le basi non devono più essere quantitative, devono essere qualitative, cioè al bambino noi non possiamo consegnare l’oceano un secchiello alla volta, però gli possiamo insegnare a nuotare nell’oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno, poi inventerà una barca e navigherà con la barca, poi con la nave... Dobbiamo cioè consegnare degli strumenti culturali. La conoscenza non è una quantità, è una ricerca. Non dobbiamo dare ai bambini delle quantità di sapere ma degli strumenti per ricercare, degli strumenti culturali perché lui crei, spinga la sua ricerca fin dove può; poi certamente toccherà sempre a noi spingere più in là e aiutarlo ad affinare questi strumenti” (Gianni Rodari, Scuola di fantasia, 1974).

L’educazione musicale, dal nido alla terza età, deve uscire dalle secche del nozionismo e avventurarsi nel mare aperto della ricerca, attraverso l’esplorazione, l’invenzione di nuove rotte, la sperimentazione e la creazione di eventi dove abbiano un ruolo importante il gioco compositivo, l’integrazione culturale, la fantasia e l’immaginazione.

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