Sonorità distanziate

Riflessioni sull'ascolto

 

Il suono di un clacson ci porta in una dimensione sincronica e specifica di tutto ciò che rappresenta lo stimolo sonoro. Questo imparziale suono produce nella memoria il richiamo di un mezzo, in questo caso l’autobus che è in prossimità e quindi avvisa della sua presenza. Un messaggio sonoro quindi. Ma cosa succederebbe se invece quattro o cinque autobus suonassero il clacson a distanza di qualche secondo in una modalità che non è da richiamo alla memoria di un eventuale avvicinamento. In questo caso la memoria non registrerebbe l’evento così come abitualmente lo ha immagazzinato ma lo registrerebbe come una nuova esperienza sonora, dove quello che è evidente è la particolarità del suono che può diventare orchestra, ovvero un insieme di suoni. Il suono del clacson è utile a comprendere come nella nostra dimensione mnemonica ogni evento può avere una nuova collocazione. I suoni sono così importanti nel nostro vissuto che spesso non riusciamo a comprendere l’uso specifico. Questo ci porta quindi a vivere in una sorta di loop che è spesso alla base di un inquinamento acustico del nostro Iso, ovvero della nostra dimensione acustica. Possiamo quindi presumere che come esiste l’inquinamento ambientale, esiste l’inquinamento acustico che ci porta spesso a fare confusione nella comprensione dello stimolo sonoro. Questo vale anche per quel che riguarda l’uso del suono che diventa musica e quindi sull’uso che facciamo della musica come insegnamento. L’ipotesi non più remota di poter lavorare a distanza sull’insegnamento dello strumento musicale ha posto il docente di scuola secondaria di primo grado in quella necessaria crisi per poter dare una logica e una coerenza ad un tipo di disciplina che si può attuare solo con l’utilizzo dell’elettronica di commercio. Dunque sulla base delle normative relative al Covid 19 è stato necessario produrre una home teaching quanto più corrispondente ad un profilo di fruibilità e di condivisione. Certamente l’esperienza di creare una certa didattica del suonare a distanza costituita dalla somministrazione di video tutorial è cosa già sperimentata che ha però un limite evidente, quello della interazione e dello scambio reciproco che è alla base dell’insegnamento dello strumento in presenza. Inoltre il tutorial non sempre è facilmente fruibile/comprendibile dal discente che ha bisogno, soprattutto in prima media, di essere guidato con chiarezza. Di contro questa didattica da remoto prevede che l’alunno tramite un file audio/video dimostri di aver compreso quanto insegnato. Quindi l’altra ipotesi neanche essa remota è quella di usare uno dei social che permette videochiamate e elargire la propria lezione in tale modalità. C’è poi una strada che coinvolge l’istinto sonoro, ovvero quella matrice che è in presente in ogni essere umano e che permette la registrazione di un suono adattabile alla situazione. Come nel caso del clacson. Spesso nell’insegnare la musica, la rivelazione del suono/segno, non ci poniamo il problema della comprensione da parte dell’alunno del suono che emette. Spesso cadiamo in quella abitudine di ricondurre il tutto alla nota, alla diteggiatura, all’uso di un modello tecnico ma non badiamo a creare l’Iso dell’alunno o quantomeno a stimolarlo e lasciare a lui la possibilità di creare il proprio. Questo è un principio fondamentale che aiuterebbe alunno e docente a fare della lezione un laboratorio creativo. Implica la conoscenza e la coscienza del suono da parte del docente. Quello che comunemente viene definito come musical ear o più comunemente detto ear training. Ma non tutti i musicisti ne sono dotati o molto spesso non esercitano quello spazio creativo che permette di usare i suoni non solo come note.

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