Elogio della discrepanza

La musica è ciò che vogliamo farne (Gino Stefani)

La freccia

Intendo usare il termine discrepanza nel senso proposto da Jean-Jacques Nattiez, (J. J. Nattiez, 1977, p. 5) quando, parlando della concezione semiologica di Jean Molino, afferma che “il modello di Molino è importante perché fa della discrepanza fra poietica ed estesica una delle situazioni normali dei processi semiologici […]”. Si tratta quindi di considerare normale il fatto che le intenzioni compositive di un autore non corrispondano poi alle risposte fruitive di un ascoltatore. La sintesi di questo pensiero sta nell’inversione della direzione di una freccia nello schema generale che descrive la comunicazione.

Il modello “classico” della comunicazione prevede che un compositore produca un’opera che verrà decifrata dall’ascoltatore:

 

Il modello di Molino inverte la freccia che riguarda il processo estesico, facendola partire dall’ascoltatore e non dall’opera:

 

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