Scrittura e lettura tra manualità e tecnologia

L'importanza delle attività manuali per la lettura e la scrittura

I device tecnologici sono ormai una presenza sempre più consueta nella scuola: calcolatrici, proiettori, lavagne multimediali, computer, cellulari, tablet… La loro risoluta avanzata sta provocando però un parallelo abbandono di attività più tradizionali, tra queste la più illustre è di certo la scrittura manuale (SM). Incrociando due studi condotti da S. Graham nelle scuole primarie statunitensi, risulta che la percentuale degli insegnanti che ha deciso di rinunciare alla SM è passata dal 2% nel 2003, al 10% nel 2007. Sempre negli Stati Uniti, dal 2009 – anno in cui è stato lanciato il Common Core State Standards (CCSS) – 48 stati dell’unione hanno aderito a questo protocollo che fissa gli standard di sviluppo nella fascia del K–12 (dalla scuola materna fino al 12° grado di istruzione). Proprio il CCSS però non include la SM in nessuna batteria di test per la valutazione, ma – come afferma V.W. Berninger – “It is not tested, it doesn’t get taught”.
Il declino della SM sembra dunque essere sempre più imminente.
Nella didattica musicale il problema si pone in maniera assai diversa. Il tradizionale percorso di insegnamento della grafia è quasi interamente concentrato sulla capacità di decifrare il codice. La scrittura infatti viene esercitata in maniera estremamente limitata e riservata soprattutto ad una fase successiva dell’apprendimento, a percorsi avanzati, a musicisti ormai più esperti e a contesti esclusivamente specialistici. Anche qui il digitale sta avanzando con decisione ma, forse proprio per il suo carattere tecnico, nessuna voce di dissenso si è alzata a difendere la vecchia pratica manuale. [...]

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