Favoleggiando musica

Studi, ricerche, riflessioni

Il binomio suggestivo musica-fiaba

Il rapporto musica-fiaba ha attirato spesso l’attenzione di scrittori e musicisti in vari periodi storici. Abbiamo già affrontato varie volte questo tema in Musicheria: si veda ad es. Musica e fiaba: a giocare con i diritti dei bambini, Musica e Fiaba. Riflessioni, percorsi e proposte didattiche, Tre Ninne Nanne per una fiaba e un balletto, Appunti di un sonorizzatore di fiabe, La fanciulla - re, Giocare con i suoni Come inventare fiabe sonore, Rumorino e Mago Silenzio,  Favole ed educazione musicale: ascolto e immaginazione, Musica e Fiaba. Riflessioni, percorsi e proposte didattiche.
Sul tema abbiamo rivolto alcune domande a Loredano Matteo Lorenzetti in occasione della recente pubblicazione, nella collana “Favoleggiando” (Edizioni ECO-Volontè), della sua fiaba “Maga Oibò e il segreto della musica".

Musicheria: Come mai ritieni che per l’avvicinamento dei bambini all’universo dei suoni possa essere adoperata la chiave del racconto fiabesco?

Loredano Matteo Lorenzetti: Le narrative che s’avvalgono della fantasia immaginante hanno le caratteristiche tipiche del modo d’inventare la realtà che appartiene al piccolo d’uomo. Egli affronta l’esperienza adattandola al proprio modo di percepirla, emozionarsi, viverla. Cioè traducendola in forme accessibili alla sua comprensione e al suo stile costruttivo dei fatti. E’ un pensare che mostra intelligenza. E, al contempo, si dimostra quale allenamento dei processi cognitivi alle ipotesi, alle congetture, alle soluzioni ideative aperte alle possibilità degli accadimenti.
In vero si tratta, quasi sempre, d’una modalità che avviene in modo spontaneo e privo di consapevolezza nel bambino. Tale modalità la si può definire una funzione fondamentale ed essenziale allo sviluppo della mente, rafforzata dall’essere connessa alla sfera emotiva e affettiva.

M.: Da questa originaria e originale modalità, ne consegue che le storie possono stimolare la maturazione progressiva degli aspetti intellettivi?

L.M.L.: Sì. Questo genere di scrittura e lettura produce frutti notevoli dal punto di vista del nutrire il pensiero di soluzioni che promuovono il pensare stesso secondo percorsi nuovi, inusitati, ‘speciali’. Soprattutto offre una serie di condizioni essenziali per incrementare sia il pensiero divergente, sia le logiche deduttive e induttive. Le fiabe consentono la visione di possibilità multiple di dare sensi a un costrutto fantastico, innescando un processo ‘visionario’ di più e diverse chiavi interpretative della realtà.
I racconti immaginosi possono essere intesi come ‘dispositivi’ che attivano e delineano alcune coordinate interpretative e prefigurative di eventi, azioni, situazioni... Per tramite delle quali il bambino prova a orientare l’agire. Anche sotto l’influenza dell’empatia con i personaggi che ritiene sufficientemente affini ai propri gusti, alla soggettiva personalità o alle individuali aspirazioni, riposte in una figura che avverte particolarmente coinvolgente o da imitare. Federico Fellini ha detto che nulla si sa e tutto s’immagina. Questa è la condizione del bambino e della mente creatrice dell’adulto. E Albert Einstein ha precisato che l’immaginazione è più importante della conoscenza. E ha pure affermato che se prima non avesse immaginato a quel modo l’universo, non lo avrebbe scoperto.

M.: E questo accade anche nella fiaba Maga Oibò e il segreto della musica?

L.M.L.: L’idea di fondo è quella di porgere una sorta di scoperta di quel che ci aiuta a essere quel che ancora non siamo. Ma che riusciremmo a divenire se ci fossero circostanze, occasioni, possibilità di mettere in moto ciò che in noi è in potenza, però non ancora in atto. La storia, difatti, si fonda su un fare riscontrabile nella realtà di tutti i tempi. Tuttavia accentuato nella contemporaneità: l’insoddisfazione che i bambini provano, quando si danno loro oggetti per intrattenerli, piuttosto che stare con loro e inventare modi e valori del gioco relazionante. Sicché, questa funzione, di cui il bambino abbisogna al di là dei giocattoli, è vicariata da una Maga e da un piccolo drago, buffo, che con il suo strano comportarsi inizia a interessare i due protagonisti. La trama è semplice, ma il contenuto mostra due direzioni di quello che è chiamato pensiero produttivo: la ricerca dell’invenzione della scoperta e la scoperta dell’invenzione della ricerca.
Detto in modo molto semplificato, questa fiaba dovrebbe far comprendere che ciascuno è ‘inventore’ di se stesso. E come tale processo di messa in forma delle proprie aspettative opera continue scoperte del come ricercare i modi per raggiungere quello che si vuole diventare. Nel caso di questo racconto, trovare il positivo di sé per tramite dell’esperienza dei suoni e della musica.

M.: Magia e musica, dunque, si alleano per favorire un percorso di progressiva autoconsapevolezza di mete da raggiungere?

L.M.L.: La magia è un pretesto. Rappresenta la rassicurazione che qualcosa di buono può accadere, o qualcosa di cattivo può essere sconfitto. E’ una specie di pronto soccorso, quale ‘luogo’ dove curare le paure, le insicurezze, i disagi dell’affrontare il mondo per il bambino, inizialmente, enorme e reso nelle logiche dell’adulto. Nelle spiegazioni razionali che, non di rado, confliggono con il suo originario animismo. Il bambino crede facilmente che un gatto possa capire quello che lui gli dice o un sasso rispondere a una sua domanda. La musica ha un potere, anch’esso, ‘magico’, perché vi si può sentire, vedere, pensare, immaginare quel che si vuole.
Le fiabe si collocano a metà strada fra la realtà e la mentalità fantasiosa del bambino: hanno un inizio solitamente realistico, attraversano una parabola d’eventi immaginosi, poi riportano alla realtà. Un procedere che bene si adatta alle esigenze dei bambini.
La musica porta con sé l’affascinante mistero d’incantare la mente e di suggerirle emozioni che concorrono nell’affrontare situazioni difficili. Dunque Maga Oibò rappresenta un’opportunità per gestire quelle situazioni che appaiono difficoltose da superare e dare luogo a cambiamenti vitali alla nostra esistenza e all’espressione più autentica di noi stessi. Pure quando questo processo incontra ostacoli, rappresentati nella storia dallo Stregone Diavoletto. 

M.: Allora il mistero della musica risiede in questo genere di poteri?

L.M.L.: Anche in altri generi. Tutti quelli che ciascuno trae dall’ascolto e dalla pratica musicale. Tutti quegli stati d’animo che vengono suscitati dal vivere la musica nella ‘proattività’ che essa muove in noi: una sorta di dinamismo sfidante la ricerca di soluzioni personali nel lavorio interno che produce la crescita individuale. Il musicale ci appartiene molto più di quanto solitamente riusciamo a rendercene conto e valutare come componente del nostro essere e vivere. Noi siamo strumenti sonori e il nostro corpo è un insieme ritmico e aritmico di rumori. Siamo immersi in un universo di suoni, udibili e non udibili. Compreso quello che viene definito il segnale elettromagnetico più antico, che giunge dallo spazio, risalente a 13,8 miliardi di anni fa, che consiste nella radiazione cosmica di fondo, provocata dal Big Ben. Più magia e mistero di così!? E più fantasiosità reale e realtà fantasiosa è difficile raggiungere. Una maga, un draghetto e uno stregone, a confronto, sono poca cosa…
Mi viene da dire che il mistero più intrigante sia quello che si cresce in tanti modi, attraverso esperienze, conoscenze, saperi diversi, ma si cresce ancora di più con l’utilizzo del pensiero fantasiosamente immaginante. Italo Svevo ci ricorda che l’immaginazione è una vera avventura e che deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene. Credo che sia così per il bambino, per la musica e per questa fiaba.

 

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