Musicheria. La rivista digitale di educazione al suono e alla musica

Good luck!

Filippo Tomasi

Esperimento di narrazione rumorosa

Premessa 

Ho scelto il rumore. La perturbazione sonora che viene giudicata di norma come fastidiosa ma che io intendo definire in maniera più neutra come una (semplice) sensazione acustica. Ci sono anche perturbazioni sonore che sono prodotte come rumori ma possono essere percepiti come suoni perché almeno discretamente gradevoli.
Questa scelta deriva dal fatto che ho registrato in presa diretta senza preparare il paesaggio sonoro attorno al microfono, senza cercare un paesaggio sonoro. Così facendo mi sono accorto, o meglio ho avuto conferma, che molto di quello che viene captato è, appunto, rumore. Quel rumore mi ha interessato subito; i microfoni hanno la capacità di catturare e restituire perturbazioni sonore a cui nel mondo vissuto soprattutto con gli occhi, non facciamo caso. La vita è accompagnata da rumori più o meno intensi, costantemente. Questa ricchezza può essere utilizzata per raccontare la vita stessa? Ho voluto sperimentare per provare a rispondere a questa domanda.
Volendo raccontare la vita attorno al microfono, ho scelto del materiale per il montaggio per dare, in pochi minuti, la sensazione di entrare in una vita.
Per questo non è necessario ascoltare tutte le ore di registrazione che ho fatto,  ma solo gli estratti con cui, arbitrariamente, ho scelto di comporre le tre tracce.

La storia

Racconta una possibilità. Si entra nella vita, si prova a sintonizzarsi su ciò che ci offre. Si pedala, a volte chiusi nella propria bolla, a volte aperti alle atmosfere che ci incuriosiscono. Al ritmo di un lento battito blues si arriva al termine. Si può uscirne col sorriso?
La colonna sonora che accompagna il racconto è il ritmo del blues. Quella cadenza un po’ zoppicante, con il sentimento nostalgico per una vita libera. Ci vuole anche fortuna? Testa o croce? Lancia la moneta!
La storia è quella di tutti i giorni: ti alzi al mattino, esci di casa perché c’è bisogno di andare nel mondo, fai una pausa, ti dai da fare ancora un po’ e poi finalmente rientri a casa. Semplice, ma è la vita.

Le puntate

Puntata zero: venire al mondo

Titolo: 6.40_Good luck!

Descrizione: La giornata inizia. Buona fortuna a tutti. Vivere non è affatto facile ma potresti avere fortuna nello scegliere la tua compagnia.
Ascoltare, in questa puntata, è un po’ appoggiare l’orecchio su una vita altrui: la mia e della mia famiglia. Ma credo che le perturbazioni sonore non siano tutte nuove per chi ascolta. C’è un universo condiviso e questo lascia in me l’idea che Good luck! sia un richiamo alla solidarietà.

Puntata uno: attraversare il mondo

Titolo: Possibilità

Descrizione: Buttati nel sistema come in un vecchio flipper; bisogna pedalare. Vivere è faticoso ma puoi scegliere bene la bicicletta.
Questa puntata è impegnativa, come la vita del resto. L’ascoltatore può rimanere spaesato e senza riferimenti nei lunghi tratti in cui c’è un rumore indistinto. Allora bisogna lasciare che questo plasma indistinto scorra, bisogna lasciarsi cullare dalla sensazione acustica indistinta. Ci si può anche assopire, come quando si viaggia in treno e , dicono, ciò che arriva alle nostre orecchie assomiglia a ciò che sentiamo durante i mesi nel ventre materno. Le cose poi accadono. Ci destano, proviamo a sintonizzarci e possiamo decidere di accettarle, schivarle, giudicarle. La vita per molti aspetti penso sia questo: accettare quello che accade e poi lasciarlo passare.
La vita ha un rumore di fondo e trovo interessante dargli valore.

Puntata due: cosa ci portiamo via

Titolo: Tutto Ricorre

Descrizione: Dentro di noi, solo dentro di noi. Scegli di andare fino in fondo per vedere cosa rimane.
La puntata porta all’ascolto di qualcosa che abbiamo già sentito, già vissuto. Frammenti che dovrebbero essere più che semplici aneddoti. Ci sono fatti della vita che ci rimangono e ogni volta che li raccontiamo continuano a meravigliarci e a emozionarci. L’accompagnamento musicale sottolinea la presenza di una melodia. I frammenti posso immaginarli come note di vita scelte per restituirne la sintesi e l’esperienza.

 

Breve riflessione su questo lavoro

Il lavoro ha una genesi e una evoluzione piuttosto lunghe. Il materiale grezzo sono cinque lunghe registrazioni ambientali. Due in interno casalingo, tre in esterno con il registratore dentro la borsa agganciata alla bicicletta mentre pedalo.
Da queste registrazioni ho scelto dei brevi momenti, spezzoni da pochi secondi a massimo un minuto, e li ho legati assieme nel montaggio. A volte rispettando l’ordine cronologico, a volte no, a volte mettendo in loop qualche secondo che così si ripete per tutto il tempo.
La scelta di quali momenti utilizzare ha avuto un unico scopo: cercare rumori che potessereo essere narrativi. Non avevo idea di cosa potesse essere un rumore narrativo ma credo di aver capito qualche cosa. Ho via via imparato a selezionarli.
Si tenga conto del fatto che ho esplorato circa quattro ore di registrazioni in cui si sentono solo rumori, con l’eccezione delle voci che si sentono nella prima puntata. Ma le voci sono presenti solo in un lasso di tempo di non più di venti minuti nella prima registrazione che ho fatto in interno.
I rumori più semplici da poter scegliere, li chiamo del primo tipo, sono quelli che ricordano chiaramente qualcosa di molto preciso. Chiunque può dire di cosa si tratta. Non so se li ho utilizzati bene, ma posso dire a posteriori che sono rumori utili a tenere agganciato chi ascolta.
Ci sono poi i rumori del secondo tipo che, al contrario, sono del tutto indistinti e al primo ascolto non dicono nulla. Sono solo rumore. Inizialmente li ho ignorati, poi ho provato ad usarli come riempitivo. Nel montaggio ho preso questi rumori e li ho sovrapposti a rumori ad esempio del primo tipo o ad altro materiale sonoro. Il risultato è un aumento della complessità dell’ascolto e mi è sembrato un passo positivo.
L’ultimo esempio, il terzo tipo, sono i rumori piacevoli da sentire. Non tutti i rumori sono fastidiosi, ci sono rumori che si avvicinano al suono e che colgono la nostra attenzione. Questi rumori sono in grado, a mio parere, di raccontare una storia da soli. Nella dinamica dell’ascolto però non c’è il tempo per far nascere questa storia e perciò credo che questi rumori andrebbero ripetuti nel pezzo grazie al montaggio. Questo potrebbe creare un effetto estetico interessante da sviluppare.

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Materiali audio
Good luck! - guida all'ascolto
Good luck! - puntata 0
Possibilità - puntata 1
Tutto ricorre - puntata 2
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