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Con l’acqua alla gola

Redazione

Un rientro a scuola difficile

Per molti di noi il rientro a scuola in questi primi giorni di settembre 2011 ha coinciso con la spiacevole sensazione di vivere una situazione generale della scuola italiana nei casi migliori disagevole, in quelli peggiori disperata: di essere, appunto, con l’acqua alla gola.

Le riunioni d’inizio anno, un tempo riservate alla progettazione didattica, all’incontro fra insegnanti che, soprattutto nel tempo prolungato, predisponevano percorsi didattici, attività, compresenze, ecc… ora sono quasi totalmente occupate dall’esigenza di tappare falle: tentiamo di tappare le innumerevoli falle di una scuola che fa acqua da tutte le parti. Non facciamo altro. Insegnanti che non vengono nominati, ore di mensa da coprire non si sa come, bilanci sempre più miseri, trenta ragazzi per classe, alunni disabili senza alcun sostegno, e così via.

Guardando più da vicino la realtà dell’insegnamento della musica, i recenti interventi non hanno fatto altro che andare in direzione contraria all’idea di considerare la musica come un’esperienza indispensabile alla formazione democratica di tutti i cittadini e le cittadine: la riduzione delle ore nella scuola secondaria di primo grado, con la cancellazione delle cattedre di tempo prolungato, l’azzeramento della presenza della musica in quella di secondo grado, l’abbandono a se stessi dei laboratori musicali, sono azioni solo apparentemente rimpiazzate dall’istituzione dei Licei Musicali (pochi) e da un fantomatico indirizzo strumentale nella scuola primaria che non si capisce come farà a partire, con quali insegnanti e in quale quantità (sicuramente poco).

Saremmo contenti di sbagliarci: ci pare siano “contentini”, “regalini”, chiamateli come volete, fatti per far apparire meno pesanti le perdite, i tagli, le condizioni sempre più pesanti in cui ci troviamo a lavorare. Piccole concessioni fatte fuori da un progetto strutturato, coerente, che vanno a inserirsi, qua e là, un po’ sì e un po’ no, qui sì, là no, e che non fanno altro che aumentare la confusione, la differenza fra una realtà e un’altra, fra certe scuole e altre scuole, fra certi studenti e altri studenti.

Qualsiasi indirizzo, orientamento specialistico, approfondimento, dovrebbe poggiare su una base, dovrebbe avere uno sfondo, dovrebbe nascere da un’esperienza globale, ampia, diversificata, offerta a tutti. Per la musica questo sfondo dovrebbe coincidere con un’esperienza molteplice, polifonica della musicalità, canto, ascolto, uso di moltissimi oggetti con cui suonare, esplorazione di molti strumenti musicali, esperienze d’invenzione, di esecuzione, da percorsi di conoscenza storica.

Su questo sfondo, offerto a tutti, dovrebbero innestarsi percorsi più specifici, a favore di chi sceglierà di far diventare la musica il centro della propria formazione.

Quindi occorrerebbe innanzitutto organizzare lo sfondo, e quindi sovrapporci le figure.

Invece qui, mentre si cancellano ampie porzioni di sfondo si disegnano alcune figure, nel vuoto, così, tanto per fare, tanto per dire che si continua a disegnare. Ma certo il risultato non è un bel vedere…!!!

Detto questo, continuiamo a pensare che la salvezza sarà la fantasia, la capacità di inventare, giorno dopo giorno, incontri, motivazioni, campi di ricerca, sperimentazioni, esperienze. Tutto questo salverà chi si trova a dover fare questo bellissimo mestiere per molti anni ancora.

Buon inizio quindi, buon lavoro, buona musica a tutti.

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