Musicheria. La rivista digitale di educazione al suono e alla musica

Sono un maestro di sinistra

Art. 33 della Costituzione: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

“Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”?

Vista la giornata verrebbe spontaneo pensare ad un momento di confronto e riflessione all’interno  di una qualsiasi classe di scuola per commemorare o riflettere insieme sulla giornata della memoria. Purtroppo, però, questa è una delle domande che si trovano all’interno del questionario che Azione Studentesca, movimento legato a Gioventù Nazionale costola di Fratelli d’Italia – quindi chi ci governa – sta esponendo davanti alle scuole d’Italia, sono arrivati anche a Cuneo. Sui muri di diversi istituti stanno comparendo striscioni e manifesti per invitare gli studenti a rivelare gli insegnanti da mettere alla gogna. Siamo alle liste di proscrizione per gli insegnanti. Chiedo al Ministro, così pronto e attento a mandare gli ispettori nelle scuole quando si parla di temi a lui non congeniali, cosa ne pensa. Che poi fa quasi sorridere sentire parlare di “sinistra”.
Ora l’istinto darebbe quello di facilitare il lavoro a questi giovani fascistelli dichiarando subito: “Sono un maestro di sinistra”. Poi però basta fermarsi un secondo, pensare a quali partiti politici o personaggi si definiscono “di sinistra”, per constatare una volta di più che ahimè, oramai, neanche questo è più motivo da vantare a prescindere. Già Gaber nel 1994, in quel capolavoro cantautoriale che è Destra-sinistra, presagiva il futuro cantando la perdita di identità e credibilità della politica.
Ci sono però molti aspetti di cui sì, un docente, può andare orgoglioso, e che fanno molta paura alle menti malate dietro a questi manifesti, quindi proviamo a ricordarle:

sì, sono un maestro che fa ragionare i suoi alunni in modo critico, che li porta a pensare con la propria testa;

sì sono un maestro che presenta ai suoi alunni tutti i temi, anche quelli che al potere o agli estremisti danno fastidio;

sì, sono un maestro che parla ai suoi alunni di tutte quelle situazioni in cui vengono a mancare dei diritti;

sì, sono un maestro che spiega ai bambini che la guerra è sempre uno schifo, che parla dei genocidi in corso nel mondo;

sì, sono un maestro che difende i più deboli, gli emarginati, i poveri;

sì, sono un maestro che dice che alzare muri e chiudere confini a chi vuole spostarsi è sempre disumano, un maestro che elimina le barriere, a partire dal portapenne tra un banco e l’altro;

sì, sono un maestro che fa riflettere sull’importanza di investire in educazione e sanità invece che in armamenti;

sì, sono un maestro che racconta che tutti possiamo essere bravi o cattivi, non dipende da dove nasciamo o da quale dio preghiamo;

sì, sono un maestro che presenta i diritti universali del mondo, quelli che dovrebbero essere inviolabili per tutti, spiegando che sono ormai tutti diventati dei privilegi di pochi;

sì, sono un maestro che legge la costituzione in classe, quel testo così poco valorizzato e difeso;

sì sono un maestro che si sconvolge pensando che nel 2026 in America ti sparano 10 colpi a sangue freddo perché manifesti in strada o semplicemente esprimi un pensiero alternativo;

sì sono un maestro che piange la sera pensando a Gaza.

Nel farlo, ho sempre considerato le arti compagne di viaggio indispensabili, capaci di diventare strumento di resistenza e di sviluppo del pensiero critico. In questa direzione esse sono state e continuano ad essere alleate preziose, anzi imprescindibili. Riprendo allora un passaggio del Manifesto del Movimento di (R)Esistenza Musicale e Artistica – Mo(R)EMA – scritto con un bel percorso di scrittura collettiva insieme ad amiche ed amici preziosi con cui ho la fortuna di poter condividere quelli che sono i pilastri fondamentali per chi vuole agire in campo pedagogico-educativo: riflessione, ricerca, confronto, divergenza.

Nello scenario storico, politico e culturale che stiamo vivendo, denso di focolai drammatici di guerre causate da un’adultità che non risolve i conflitti ma li alimenta, un osservatorio permanente di educazione alla pace attraverso l’unione delle arti è quantomai necessario per promuovere e diffondere relazioni empatiche di ascolto profondo tra le generazioni, proteggendo e valorizzando le infanzie e le adolescenze delle varie comunità nel mondo. Per perseguire l’intento ci affidiamo alle potenzialità socio-educative e transdisciplinari della musica e delle arti e all’efficacia che le esperienze espressive hanno saputo testimoniare per la costruzione di un’educazione “umana”, capace cioè di rispondere ai bisogni profondi, urgenti e complessi delle nuove generazioni e del mondo intero per (ri)dare un senso al futuro. I saperi artistici – ancor più laddove riescano a creare alleanze, convergenze e legami profondi, non solo tra loro ma anche in dialogo con altri saperi – possono fare la differenza, gettando semi nuovi e facendo germogliare posture e atteggiamenti generativi, al fine di creare una resistenza attiva al declino che viviamo giornalmente, per costruire un’esistenza che possa continuare a risplendere e rifiorire quotidianamente.

Questo per voi è un maestro di “sinistra” da mettere alla gogna? Allora sono un maestro di sinistra fiero e orgoglioso di essere messo alla gogna. Io mi sento solo un maestro libero e in pace con se stesso nel cercare di educare migliorando almeno un po’ il mondo terrificante in cui viviamo.
Per fortuna so di essere ancora in buona compagnia.

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