Inter-vista ad Antonio Panella inter-sentita col Dottor Pelosone
Le stanze si definiscono in tanti modi diversi. Sono luoghi, spazi, inseriti in un edificio di un contesto più grande. Addirittura, nel linguaggio poetico, indicano le porzioni di una grande composizione e nella poesia moderna come nelle canzoni, corrispondono alle strofe. E le “stanze di AP”?
Antonio Panella, attore, regista e drammaturgo si racconta conversando alla “radio”, cercando di spiegare dal suo punto di vista cosa le arti e la musica possono e non possono fare dentro i reparti di oncologia pediatrica degli ospedali, a contatto con il male ed il bene, con la malattia e le tante “cure” possibili.
Il Dottor Pelosone entra direttamente nelle stanze e ce le racconta a suo modo, vivendo tutto dall’interno di un flusso vertiginoso, a contatto con bambine, bambini, famiglie, colleghe e colleghi, pesi insostenibili e contrappesi che disegnano quadri, danze, storie, con colori, gesti e sorrisi leggeri. Il racconto, snodandosi in più stanze composte da parole, musiche, suoni, voci – difficilmente procederà per vie lineari, perché di mezzo c’è l’uomo e la sua maschera, dove entrambi tentano di tracciare ed intrecciare le loro priorità e i loro bisogni narrativi.
Al confine tra sogno e realtà – nella soglia – c’è però l’ascolto, il loro e il nostro.
Foto in copertina di Marianna Panella.
Uscita del 21 giugno 2026
- Intro – Naso che suona – Il dottor Pelosone entra nella stanza e tocca i nasi.
- Le stanze di AP – La prima stanza. Qui comincia il racconto di Antonio e di Pelosone, dando significato alla parola “inizio”. Imparare, incontrare, fallire, costruire storie vivendo esperienze sulla soglia, varcando la “prima stanza”.
Uscita del 5 luglio 2026
- Le stanze di AP – Stanza sonora. Nella seconda stanza, Antonio e Pelosone, dai rispettivi “punti di ascolto”, ci conducono dentro il paesaggio sonoro, il senso e il ruolo della musica che si impara ad ascoltare e a vibrare, grazie alle circostanze di vita nel luogo e nel tempo della cura, tra dolore, piacere, nascite e rinascite impreviste. Grazie alla famiglia Ragusa, a Zaira e Petra, a Gabriel per il materiale prezioso che abbiamo potuto qui utilizzare.
- In ascolto – messaggi di una comunità che è entrata nella prima stanza.
IN ASCOLTO
Carissimo Antonio ho ascoltato e riascoltato questa meraviglia in momenti diversi, perchè la ricchezza è tale da non poter essere assorbita tutta in un colpo. Ascoltare è veramente una terapia, è anche nutrimento, meraviglia e stimolo a svegliarmi – Luisa
Su una panchina della stazione di La Spezia, lunedì, ho ascoltato l’intersentita. Caldo torrido, gente che in continuazione passava, il tempo invece non passava mai. Marco ha aperto un nuovo spazio un nuovo tempo. I suoi capelli che danzavano, fiocchi magici di neve, funamboli colorati, trapezisti coraggiosi, hanno creato l’incanto: la bellezza il coraggio la fantasia i colori la luce del mare là fuori dal Gaslini hanno dilagato nella stazione. Ho pianto per questa magia. Grazie dottor Pelosone e ai tuoi magnifici colleghi, dottori di sogni e di realtà più potenti della realtà – Alessandra
Ciao Antonio, ho finalmente avuto il tempo di sentire l’intervista/intersentita, che ci hai mandato… e di gustarmela. Grazie davvero… avevo i brividi, ascoltandovi… e, pensavo, che belle domande che ti hanno fatto… – Giacomo
Spero che Marco stia meglio... ci manderai anche le altre stanze? Alessandra
Caro Antonio, ho letto e sentito l’intervista e l’intersentita. Ti rispondo solo adesso perché avevo bisogno di metabolizzare le tue parole in un silenzio proficuo. Ti ringrazio infinitamente, é difficile trovare parole adatte o semplicemente all’altezza delle tue. Forse però non é scontato dirti che tu sei un dono per la Vita e che la Vita ha posto sulla terra un dono. Mi immagino quanti bambini, genitori, ragazzi, adulti, anziani.. tu abbia arricchito posando nel loro cuore un’emozione in più. Mi immagino un essere umano, i cui giorni sono forse limitati o monotoni, che concepisce un gesto insignificante come forse il più importante della sua vita. Quanta delicatezza… La tua voce é pacata e silenziosa, e già solo con questa riesci a emanare una calma immensa. La tua voce é stupore, é soffio e respiro, é note e pause, all’interno delle quali avviene quell’armoniosa danza nell’equilibrio tra interlocutore e ascoltatore, proprio come accade nella musica. Saper ascoltare é un dono, é una missione e una responsabilità. Quando qualcuno ripone in te la sua storia, é come un pezzo di puzzle che compone un disegno più ampio. Grazie per questi tuoi racconti, grazie per il valore immenso che porti alla vita, agli attimi, agli esseri umani. Per favore, condividi altre storie perché sono essenziali, forse possono ricordare l’umanità a qualcuno.
Grazie, Grazie – Cora violoncellista ventenne

