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Indicazioni nazionali per il curricolo di musica – Dieci idee per realizzarle

Annotazioni sul testo ministeriale

Considerato che il testo ministeriale costituisce una traccia, un cartello indicatore, una indicazione orientativa, occorre capire come le insegnanti, nel loro non facile lavoro quotidiano possono elaborare il curricolo di musica.

Ovviamente non si può prescindere dalla concreta e reale situazione in cui si trovano le insegnanti: classi numerose, spazi inadeguati, mancanza di strumenti e attrezzature specifiche, ecc. Senza dimenticare la congenita impreparazione specifica per la pratica strumentale e il canto.
Quindi ecco quali sono a mio avviso le priorità che dovrebbero essere prese in considerazione sul piano strutturale.

I SOGGETTI

   1. Formazione iniziale dei docenti delle scuole dell’infanzia e delle scuole elementari: necessità di rivedere quantità e qualità dei corsi/laboratori di musica nei corsi di laurea di scienze della formazione. Il numero di ore è insignificante. I contenuti a volte sembrano avulsi dai reali bisogni dei futuri docenti. Si potrebbe ipotizzare (normativamente) una collaborazione tra Scienze della formazione e Dipartimento di Didattica dei Conservatori?
   2. Necessità di prevedere un docente specifico (come previsto dal DM 8/2011) in grado di svolgere, in ciascun plesso, alcune attività collettive (coro e musica d’insieme) complementari ad altre attività che potranno essere svolte dal docente di classe, oltre che svolgere una funzione di coordinamento e di consulenza ai colleghi per l’elaborazione e l’attuazione del curricolo. Per tale docente si deve prevedere una specializzazione apposita (sul modello dell’insegnante della seconda lingua).
   3. Occorre prevedere un piano per l’aggiornamento e la formazione in servizio, con la sicurezza che poi i docenti formati svolgano effettivamente il ruolo di docente specifico di cui al punto 2.

I CONTESTI

   4. Occorre sostenere, promuovere, potenziare i Laboratori musicali di rete, da intendersi più che come spazio fisico attrezzato (che comunque si ritiene utile e opportuno), come modello operativo, struttura di connessione, strumento di coordinamento a cui fanno riferimento le scuole di un territorio specifico (il comune, la città o il quartiere nel caso delle grandi città). Sarebbe opportuna una diffusione della documentazione relativa ad alcune esperienze di rete già in atto per far conoscere e proporre modelli strutturali adeguati alla applicazione dei curricoli.
  5. Potenziare le interazioni tra scuola e associazioni/scuole di musica per le attività pratiche (corsi strumentali, cori, band, piccole orchestre) e per la partecipazione a eventi significativi (concerti, spettacoli, performance) ai fini della divulgazione culturale.
   6. Far emergere, far conoscere, diffondere, valorizzare le buone pratiche esistenti in tante scuole: la ricchezza delle esperienze quotidiane fatte da insegnanti sconosciuti in scuole sconosciute va dispersa perché nessuno la valorizza, la elabora, la fa emergere, la porta a conoscenza attraverso la documentazione. Dar valore all’esistente favorirebbe anche un sano confronto e una sana emulazione. Quindi dar sostegno a riviste del settore (anche on line, come ad es. www.musicheria.net), organizzare rassegne, ecc. Dare voce alla base, agli insegnanti, agli operatori.

I CONTENUTI E LE ATTIVITA’

   7. Le indicazioni nazionali prefigurano una molteplicità e una varietà di curricoli: non esiste (per fortuna) un curricolo nazionale. Su questo aspetto è necessario insistere: sono le singole scuole, gli insegnanti in team, che devono “inventare” i curricoli di musica adeguati ai ragazzi di quella classe, di quella scuola, in quella città. Ciò che si dovrebbe fare è offrire strumenti operativi, stimoli, scatole di montaggio.
   8. Sono gli insegnanti che dovrebbero esprimersi sulla applicabilità delle Indicazioni nazionali e proporre eventuali correzioni, modifiche, integrazioni al testo, sia in relazione al quadro generale (alla/alle epistemologie di fondo contenute nel testo) che per quanto riguarda i “traguardi per lo sviluppo delle competenze”, in modo da poter poi arrivare a integrazioni o anche modifiche del testo ministeriale.
   9. E’ indispensabile formalizzare a livello di Istituti scolastici gruppi di ricerca-azione (per i quali deve essere previsto un adeguato supporto finanziario) che elaborino idee, materiali, progetti finalizzati alla elaborazione dei curricoli e alla applicabilità delle Indicazioni nazionali. I gruppi potrebbero trovare supporto operativo e una struttura di coordinamento e di consulenza nelle Scuole di Didattica della musica dei Conservatori.
   10. Da non dimenticare che non è pensabile tutto quanto detto sopra senza adeguati finanziamenti specifici, a livello nazionale e a livello regionale. A questo proposito sono da tener presente i modelli operativi di alcune regioni (ad es. Emilia Romagna e Toscana). A questo proposito sarebbe utile avere un quadro sintetico e sinottico delle potenzialità relative ai finanziamenti europei, nazionali e regionali (normative di riferimento, esperienze in atto, ecc. sia per quanto riguarda lo specifico musicale, ma anche con riferimento a settori particolari: dispersione scolastica, handicap, creatività studentesca, disagio giovanile, ecc.).

Per approfondimenti e proposte operative cfr.: Mario Piatti, Enrico Strobino, Musicascuola. Riflessioni e proposte per la scuola dell’infanzia e primaria, ETS, Pisa, 2013, di cui si riporta in allegato il capitolo “Musica e curricolo”.

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