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In ricordo di Maurizio Pollini

La musica “un diritto per tutti”

Nell’ultima settimana abbiamo letto molte commemorazioni di Maurizio Pollini che in genere, soprattutto sui grandi media, ne hanno fatto una lettura apologetica ma poco sincera, esaltando il virtuoso e il pianista perfezionista. Sia chiaro, Pollini è stato un pianista quasi inarrivabile, un grande dominatore della scena musicale anche se all’inizio della sua carriera non mancarono i dissensi di critica e pubblico. È stato sicuramente anche perfezionista, poiché ogni sua esecuzione era preceduta da un lavoro filologico, storico e biografico sull’autore. Tuttavia, tale “perfezionismo” non è mai stato volto alla ricerca del virtuosismo fine a se stesso, bensì a penetrare l’universo musicale e interiore di ciascun autore, offrendone un’interpretazione che teneva conto di tutto ciò che il compositore aveva vissuto, esperito, conosciuto nel suo contesto. Si potrebbe dire, in questo caso, che nel suo lavoro pianistico Pollini abbia trasferito i suoi ideali politici, che lo vedevano aderire a un marxismo umanista che lo chiamava ad approfondire il legame con la società di ciascun autore e di ogni musica.
Mi piace ricordare invece, in questo articolo, soprattutto la fusione tra impegno di ricerca musicale e impegno sociale e politico che ha caratterizzato la vita di Maurizio Pollini, aspetto che non a caso è stato ignorato dai grandi giornali e televisioni. E ancora mi piace ricordarlo come personaggio di una generazione di musicisti, tra i quali in particolare Luigi Nono e Claudio Abbado, che hanno operato lungamente affinché la musica fosse un “diritto di tutti” , come amava dire Pollini, e non invece riservata al trastullarsi edonistico delle classi dominanti. Pur con personalità umane, artistiche e politiche diverse, Pollini, Abbado e Nono collaborarono a lungo nel tenere concerti destinati a un pubblico che normalmente non frequenta la musica classica, a volte anche in contesti non tradizionalmente deputati come fabbriche e centri sociali. Tale impegno non si limitò a portare la musica fuori dagli spazi consueti, ma cercò di creare anche una nuova musica, che entrasse dialetticamente nelle contraddizioni della società e che mettesse in discussione la separazione tra arte e politica ipocritamente sostenuta dall’estetica e dalla critica conservatrice. Dalla collaborazione tra Nono e Pollini nacquero diversi brani, primo tra tutti Como una ola de fuerza y luz, dedicato a Luciano Cruz, fondatore del MIR cileno. Tali brani venivano poi presentati e discussi in dibattiti che, spesso, erano piuttosto animati mettendo in discussione il ruolo e le scelte del compositore e del musicista nella società e la loro posizione rispetto alle lotte sociali. Vale la pena di rivedere oggi le piuttosto rare immagini, dei concerti del progetto Musica/Realtà ideato dallo storico Luigi Pestalozza, in cui Abbado, Pollini e Nono discutono con il pubblico che finalmente
può prendere la parola sulla musica, facoltà che di solito gli viene negata, per comprendere il valore di quelle esperienze.
Inoltre, ricordiamo quando Maurizio Pollini, nel 1972, suscitò uno “scandalo” volendo leggere un comunicato di solidarietà con il Vietnam, firmato oltre che da Nono e Abbado anche da Dalla Piccola, Petrassi e altri musicisti dopo che gli USA avevano bombardato Hanoi. Alla parola “Vietnam” il pubblico della Società del Quartetto di Milano esplose in un boato e il concerto fu sospeso. Tuttavia, Pollini ebbe la sua rivincita quando il Comune di Bologna lo invitò a tenere un concerto per il Vietnam, il 13 gennaio 1973 e si dovettero installare degli altoparlanti all’esterno della sala perché il pubblico era troppo numeroso.
Si potrebbero ricordare molte altre prese di posizione di Pollini, come la sua conferma di simpatia al PCI quando tale partito si dissociò dall’invasione della Cecoslovacchia nel 1968, sino alle forti critiche espresse ai governi presieduti da Berlusconi.
Una concezione di vita, quella di Maurizio Pollini, che non ha mai ceduto all’idea del musicista chiuso nell’Olimpo di una musica fuori dalla società e della storia e un messaggio, dunque, di grande valore in un momento come quello attuale in cui il legame tra impegno artistico e sociopolitico sembra spesso smarrirsi.

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