Qualche nota sul testo “Musica” delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione
Dall’11 febbraio 2026 è vigente il Decreto 9 dicembre 2025, n. 221 Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. (26G00021) (GU n.21 del 27-1-2026) emanato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Sugli aspetti generali del decreto sono stati espresse ormai tante osservazioni relative al metodo e al merito, e anche per quanto riguarda “Musica” ci sono state prese di posizione sulle bozze provvisorie, con bocciature radicali o qualche proposta di modifica del testo, in particolare da parte del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti. Ne abbiamo dato notizia anche su Musicheria.
Mi limito in questa sede a fare qualche osservazione in particolare sul testo “Musica” relativo alla scuola primaria. Una esegesi puntuale del testo richiederebbe maggior tempo e spazio (e non saprei se ne valga la pena). [1]
Prologo
Fin dalla prima frase del testo emerge una visione culturale nazional-popolare italianocentrica del “Perché si studia la musica”: «L’Italia vanta un patrimonio musicale di inestimabile valore, con compositori e interpreti che hanno segnato la storia della musica. Lo studio della musica è fondamentale per conoscere una parte di inestimabile valore del nostro patrimonio identitario grazie al quale l’Italia è nota nel mondo». Con buona pace della frase scritta poco dopo in cui si afferma: «Investire nell’educazione musicale di base – non specialistica – fin dalla scuola dell’infanzia è essenziale per formare generazioni capaci di ascoltare, comprendere, esprimere e apprezzare il proprio patrimonio culturale, per fornire gli strumenti culturali atti ad indagare e mettere in relazione tradizioni di molteplici culture, epoche, generi e stili». Evidentemente gli “esperti” estensori del testo [2] han pensato bene di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per non sembrare suprematisti nostrani. Un altro colpo al cerchio e uno alla botte viene dato poco dopo: «Un’attenzione particolare va data all’esperienza con e attraverso la musica, ovvero a tutte le declinazioni culturali finalizzate ad affinare la consapevolezza del patrimonio musicale (con particolare approfondimento di quello della tradizione del canone della musica scritta, allargando però la prospettiva anche a musiche di epoche, culture e tradizioni diverse) e le competenze estetiche in un’ottica di dialogo interculturale». “La tradizione del canone della musica scritta” è proprio una “Perla Ughiana”….
Tra competenze, obiettivi e conoscenze
Per la stesura del testo che indica le competenze attese al termine della classe quinta gli esperti devono aver faticato un po’ per selezionare la giusta terminologia, non riuscendo comunque ad essere sempre chiari. Ad es.: “Sviluppare la capacità di apprezzare la bellezza e l’espressività della musica” è una competenza o un obiettivo?
Per gli obiettivi gli esperti hanno optato una scansione temporale (che però non è motivata con quale criterio): al termine della classe terza e al termine della classe quinta. Al di là della scansione temporale si rimane esterefatti nel constatare l’imprecisione terminologica. Ad es.: “Ascoltare attivamente brani musicali” sembrerebbe più una attività e in ogni caso cosa potrebbe significare “Imparare ad ascoltare attivamente”? O ancora: “Introdurre prime forme di rappresentazione grafica della musica” sembrerebbe, così formulata, più una indicazione riservata all’insegnante che non un obiettivo di apprendimento per lo studente. E “Partecipare al canto corale” che obiettivo è? Forse volevano dire “Saper eseguire un canto con voce intonata”? L’obiettivo relativo all’espressione corporea sembrerebbe ridotto a “Seguire il ritmo con il movimento del corpo”, con buona pace di Jaques-Dalcroze.
Il paragrafo delle “conoscenze” è un parziale, superfluo e arido elenco di contenuti.
Tra gli obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola secondaria di I grado si legge: “Percepire e comunicare la dimensione espressiva e affettiva delle musiche ascoltate”. Che significa “percepire la dimensione affettiva”? Forse un paio di parole in più avrebbe chiarito il concetto, come nella risposta che mi dà l’AI: “Percepire la dimensione affettiva delle musiche ascoltate significa andare oltre l’ascolto tecnico o strutturale (note, ritmo, tempo) per connettersi profondamente con il significato emotivo, simbolico e psicologico che il brano trasmette”. In merito a “Ritmo, movimento ed espressione corporea” anche per la fine del primo ciclo d’istruzione si esplicita un obiettivo di apprendimento limitato: “Creare brevi sequenze ritmiche e melodiche attraverso l’improvvisazione, sia individualmente che in gruppo”.
Per quanto riguarda i percorsi ad indirizzo musicale delle scuole secondarie di primo grado gli esperti hanno optato per recepire la parte ordinamentale del Decreto Interministeriale n. 176 del 01 luglio 2022, modificando invece l’Allegato A relativo agli obiettivi specifici di apprendimento dei singoli strumenti previsti dall’ordinamento.
In merito a questa parte del testo condivido quanto espresso in un documento del DDM-GO (Docenti di Didattica della Musica – Gruppo Operativo) sottoscritto da diverse decine di colleghi: “I vari settori dell’insegnamento strumentale (ricerca posturale e tecnica, interpretazione, lettura/scrittura del codice di notazione, educazione percettiva, analisi, esplorazione/improvvisazione/composizione) non presentano una trattazione organica e coerente, che li distingua e ne metta in luce le interconnessioni. […] In assenza di un quadro teorico coerente, nonché di suggerimenti metodologici e linee didattiche chiare, il docente non è messo in grado di affrontare i nodi problematici di questo insegnamento, che presenta profonde interconnessioni fra la sfera sensomotoria, cognitiva, affettivo-emotiva e simbolica”,
Per concludere ritengo che siano sempre valide le osservazioni espresse nel documento del Forum Nazionale per l’Educazione Musicale, che tra le criticità del testo ministeriale mette in luce “una visione che indebolisce l’autonomia scolastica, una metodologia rigida e poco in sintonia con la pedagogia attiva e una visione monoculturale della musica”.
Mi auguro che maestre e maestri della scuola primaria ed eventuali musicisti-didatti che riusciranno a coprogettare e collaborare con loro per la costruzione del curricolo di musica sappiano andare oltre i limiti di queste Indicazioni (rileggendo magari quelle del 2012) e offrire a ragazzi e ragazze buone esperienze musicali.
Note
[1] Per esegesi di un testo si intende di solito la sua interpretazione critica e analitica finalizzata a estrarre il significato originale inteso dall’autore nel suo contesto storico, culturale e letterario.
[2] Coordinatore: Uto Ughi – Musicista e Presidente Fondazione Uto Ughi. Esperti: Giacomo Albert – Ricercatore, Università di Torino, Natascia Chiarlo – Musicista, Francesco Vito D’Aniello – Docente Liceo musicale “don Lorenzo Milani” Acquaviva delle Fonti (BA), Chiara Magazzar – Docente Scuola primaria, Istituto Comprensivo “Viale Angeli”, Cuneo. Ci si sarebbe aspettati che come esperto fosse chiamato almeno qualche membro del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, o anche altre persone con un curricolo di studi e ricerche nel campo della pedagogia e della didattica della musica. Ma evidentemente il Ministro Valditara e la coordinatrice scientifica Loredana Perla ignorano (o hanno voluto ignorare per partito preso) quanto è stato fatto, scritto e pubblicato in Italia nell’ultimo mezzo secolo.