La ripetizione è una delle tattiche dell’invenzione più elementari.
Il tema del brano Red’s Blues, di Chet Baker[1] è un caso di studio in cui la ripetizione di un breve riff è sottoposto a una serie di accorgimenti che lo rendono particolarmente interessante didatticamente.
Il riff di partenza è il seguente, costruito sulla Scala pentatonica minore blues in FA:

Il tema del brano è costituito dalla ripetizione del riff per ben 9 volte.
Grazie all’intelligenza artificiale lo possiamo ascoltare separato dalle altre due parti, quindi esposto dalla sola tromba di Baker, senza pianoforte e senza contrabbasso:
AUDIO 1 (allegato): TEMA TROMBA SOLA

L’ascolto della tromba sola ci consente di cogliere più facilmente alcuni dettagli. Le prime tre ripetizioni del riff non sono esattamente identiche: nella prima Baker omette la terza nota (il Fa); nella seconda la accenna soltanto suonando una ghost note; nella terza ripetizione la suona finalmente in modo chiaro. Da lì in avanti le ripetizioni sono sostanzialmente identiche.
Naturalmente si parla di identità essendo coscienti che anche la ripetizione più rigida implica sempre, a livello umano, la differenza, per cui, come afferma Deleuze, “non ci sono due granelli di polvere assolutamente identici, né due mani con le stesse particolarità, né due macchine che abbiano la stessa battuta, né due rivoltelle le cui pallottole presentino le stesse striature”[2]. Per quanto riguarda il tema suonato da Chet Baker si potrebbe notare, ad esempio, un leggero crescendo man mano che si procede con le ripetizioni del riff, suffragato dalla visione della forma d’onda:

Ciò che è interessante è il fatto che la ripetizione del riff è ritmicamente “spostato” rispetto ai tempi della battuta da 4/4, cambiando il punto d’attacco. Sostanzialmente il riff viene presentato in due forme (indicate con A e B): in A l’attacco è sul quarto tempo della battuta mentre in B è sul secondo tempo.

Un modo per percepire lo spostamento è quello di cantare il tema accompagnandosi con piede e mani, cogliendo che la seconda nota (Lab) cade una volta sul piede (A) e una volta no (B):

Con l’ingresso degli accordi tutto cambia: la sequenza del giro di blues fa sì che ogni ripetizione del nostro riff acquisti un senso diverso, andando a porsi come una figura su sfondi sempre diversi. Naturalmente la relazione figura/sfondo è dato dalla presenza del contrabbasso e/o dal pianoforte.

Al seguente link è possibile scaricare un file Audacity in cui sono presenti le tre tracce del tema, in modo da poter scegliere cosa ascoltare.
AUDIO 2: (File da scaricare): IN TRIO (AUDACITY FILE)
https://drive.google.com/file/d/1FOwE5YsCDm9hypJH-p_iBGLaa7aIqkL0/view?usp=drive_link
Abbiamo detto che lo spostamento ritmico del riff è l’aspetto più importante di questo tema. Basterebbe eseguire lo stesso riff, “normalizzandolo”, ripetendolo sempre allo stesso modo, senza spostamenti metrici, su nostro giro di blues. Otteniamo un brano ugualmente plausibile, ma molto meno interessante.
Ascoltiamo la versione “normalizzata” come se l’avesse suonata Chet Baker:
AUDIO 3 (allegato): Red’s Blues normalizzato

Possiamo provare a inventare un riff simile a quello utilizzato in Red’s Blues. La tattica più semplice, come ci ha insegnato Bruno Munari, è quella del capovolgimento, del fare al contrario, del rovesciamento. Il nostro riff può quindi diventare così, eventualmente alternandolo con quello originale:

Ripetizione e spostamenti ritmici fanno immediatamente tornare alla mente la tattiche del defasaggio utilizzata da Steve Reich in molti suoi lavori.
Proviamo a costruire una versione di Red’s Blues in stile Minimal Music, semplicemente realizzando un canone a due parti.
AUDIO 4 (file da scaricare): Red’s Blues Canon
https://drive.google.com/file/d/1t4YNqcGwy5XFmiWHTIL6KYhN0MR4RTII/view?usp=sharing
NOTE
[1] Il brano è stato composto dal contrabbassista Red Mitchell ed è contenuto nell’album di Chet Baker intitolato “Candy” (Sonet Records), con Michel Graillier al pianoforte e Jean-Louis Rassinfosse al contrabbasso.
[2] Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione, Raffaello Cortina, Milano, 1997, p. 39. O come ci ricorda Giovanni Piana, in musica non si può parlare di ripetizione autentica in quanto ciò che si ripete “nel tempo” cambia già solo per questo fatto: “se risuona prima un suono A e poi un altro suono A, il suono A successivo è diverso dal suono A precedente per il semplice fatto che è successivo” (Giovanni Piana, Ripetizione, musica e magia. Conversazione intorno a “La musica e la magia” di Jules Combarieu,1994, p. 17 (disponibile in rete).