La musicalità infantile nella vita e nell’opera di Sergio Liberovici
Introduzione
Mi chiamo Sergio Liberovici
sono un compositore
cioè
comporre musica è il mio mestiere.[1]
Queste righe si trovano a capo di un foglio di appunti manoscritti da Sergio Liberovici per pianificare il proprio intervento ad un convegno dedicato all’educazione musicale nella scuola. Appunti prodotti per numerose occasioni analoghe, precedenti e successive, riportano espressioni simili. Ne si può evincere una consuetudine, in Liberovici, ad introdurre e giustificare la propria presenza nei vari contesti di formazione, studio, confronto, esplicitando senza mezzi termini la propria professionalità, la propria competenza e la propria intenzione. Ricorrendo, cioè, ad una dichiarazione che sapesse illustrare con fotografica chiarezza la natura del lavoro che si trovava, volta per volta, a proporre, svolgere o analizzare.
Liberovici stesso si dichiarò, a seconda dei casi, musicista, etnomusicologo, insegnante di musica e pedagogo.
In questo studio si cercherà di documentare come, al di sopra di queste qualifiche, quella di “compositore” risultasse l’essere da cui il fare derivava, e che del fare sapeva vestirsi. «Sono un compositore». Che fa il pedagogo, che si occupa di etnomusicologia, che si interessa di educazione musicale…
Evidenza, questa, di cui si potrà trovare concreto riscontro nell’analisi delle esperienze realizzate da Liberovici con e per i bambini. Convinzione alla luce della quale indagare “la musicalità infantile nella vita e nell’opera” di questo artista significherà indagare la musica dell’infanzia, piuttosto che quella per l’infanzia. Scoprire e provare a raccontare la passione di un far la musica che non segue, ma accosta, supera e trascende l’insegnar la musica.
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La letteratura espressamente dedicata all’opera di Sergio Liberovici non è vasta. Si tratta di testi, articoli, recensioni, saggi scritti o curati dallo stesso compositore, o da compositori e musicologi a lui vicini.
Fonte principale per una ricerca approfondita sulla sua figura risulta, piuttosto, l’archivio personale dell’artista, oggi custodito presso il Centro Ricerca Etnomusica e Oralità di Torino Esso è costituito da una immensa mole di materiali, principalmente fonti scritte ed audiovisive, ordinate e archiviate secondo criteri macro-tematici e cronologici. Come scrive Emilio Jona nella prefazione al dettagliato catalogo ad esso relativo, l’archivio «realizza la conoscenza quasi capillare di un Liberovici annotatore puntiglioso e costante della propria giornata di lavoro, agevola la comprensione delle sue opere e consente al lettore di entrare in una miniera prodigiosamente ricca di idee, spunti e progetti».
Tali fonti dirette sono state integrate da approfondimenti bibliografici relativi ai temi dell’educazione estetica e al ruolo delle arti nei contesti educativi, oltre che da riflessioni maturate in esperienze personali di animazione musicale con i bambini.
Pur tenendo presenti le “scuole di pensiero” storicamente affermate nel campo della didattica e dell’educazione musicale (Dalcroze, Willems, Orff, Suzuki, etc.) questo lavoro non svolgerà un’analisi sinottica delle loro caratteristiche rispetto al lavoro di Liberovici, dal momento che esso non risulta assimilabile ad un “metodo”, e sarà qui indagato da una prospettiva storico-musicale, più che pedagogica.
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Il primo capitolo percorrerà l’intera parabola artistica del compositore, mettendo a fuoco in particolare quanto e come nel corso della sua attività sia stato espresso l’interesse per i bambini e per la loro dimensione espressivo-musicale.
Si tenterà di evidenziare le radici di tale interesse, ricercandole tra le diverse esperienze svolte in altri settori artistici e musicali, nel suo impegno di animatore sociale e culturale, ma anche in moventi più profondi, personali che è stato possibile indagare grazie alla ricchezza delle carte disponibili e alla viva testimonianza di famigliari, amici e collaboratori.
Si passerà, con il terzo capitolo, a esaminare le dinamiche del suo lavoro: dalla raccolta e trascrizione dei prodotti espressivi dei bambini, all’analisi degli stessi, fino alla costruzione di opere che sapessero tradurre la semplice spontaneità infantile nel linguaggio più complesso dell’arte musicale. Un lungo e paziente impegno che trovò nell’ascolto attivo e nell’attenta osservazione i propri punti cardinali; una attitudine alla ricerca continua che consente oggi di accostare il suo ritratto alla figura di un ambizioso, ostinato cercatore d’oro.
Il quarto capitolo sarà dedicato ad una selezione ragionata delle esperienze più significative. Di esse non saranno presi in considerazione solo i risultati finali: si analizzeranno, soprattutto, le operazioni che a tali risultati hanno condotto, poiché in esse risiede la vera originalità del lavoro di Liberovici.
Si cercherà, infine, di realizzare un bilancio critico del suo “operare” nel campo della musicalità infantile, evidenziandone d’un tempo i fattori di particolare valore e modernità e gli aspetti più controversi.
Note
[1] Da “Foglio di appunti” per un seminario di formazione tenuto a Gorizia il 10 – 11 dicembre 1984; contenuto in Cartella 243, sezione “Didattica” dell’archivio personale di Sergio Liberovici.
NdR:
Lo scritto costituisce la tesi di laurea sostenuta all’Università degli studi di Torino, facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 2008-2009. Relatore: Prof. Ferruccio Tammaro.
Musicheria ringrazia l’Autore per la disponibilità a pubblicare questo lavoro ritenuto dalla redazione particolarmente significativo per la valorizzazione della figura e dell’opera di Sergio LIberovici.
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