Le parole e i segni
Per Bruno Munari «la più elementare manifestazione della fantasia consiste nel capovolgimento di una situazione, dall’uso dei contrari, degli opposti, dei complementari»[1].
Cosa succederebbe allora se rovesciassimo il ruolo che ha la punteggiatura rispetto alle parole?
In poesia, come in prosa, la punteggiatura ha un ruolo secondario rispetto alle parole. [Questa poesia] costituisce un tentativo di capovolgere questo rapporto. È alla punteggiatura che viene affidato il compito di far vivere la poesia, se non addirittura di suscitare qualche sorpresa. Non arriverò a dire che tutto l’interesse di quel testo risiede nella punteggiatura; ma la punteggiatura vi ha un ruolo capitale, nella misura in cui si potrebbero immaginare varianti nelle quali le parole sarebbero sostituite da altre parole, e l’effetto ricercato sarebbe lo stesso, essendo assicurato appunto dalla punteggiatura[2].

Alcune proposte di utilizzo di questo testo:
- leggerlo così com’è, interpretando con pause e intonazioni i vari segni di punteggiatura;
- sostituire i numeri con parole dotate di significato, magari scegliendo uno o più temi a cui ancorarsi, costruendo così una serie di poesie che condividono la stessa musicalità prosodica, per poi naturalmente darne lettura ad alta voce;
- la stessa cosa con vocaboli nonsense;
- sostituire i numeri con suoni strumentali, eseguiti da uno o più strumenti;
- costruire una composizione che metta in scena due o più proposte scelte fra le precedenti.
La punteggiatura costituisce un tema complesso, che riguarda sia l’occhio che l’orecchio, un tema che bambini e bambine incontrano già durante le prime fasi dell’apprendimento della lettura e della scrittura.
Quasi sempre la punteggiatura viene pensata come un dispositivo che ha la funzione di regolare le “prese di fiato” durante la lettura ad alta voce. Ma dal lato della scrittura la punteggiatura serve principalmente a stabilire i rapporti logico-sintattici tra le varie parti di un testo.
Occorre dunque acquisire consapevolezza di entrambe queste funzioni[3].
Un primo obiettivo può quindi consistere nel riflettere sui cambiamenti di significato veicolati dalla punteggiatura.
Propongo qui un’attività in cui a due gruppi di lavoro vengono consegnati due testi identici in quanto a parole ma con punteggiature diverse[4]:
TESTO A
Gira il foglio con il lato lungo in basso, il lato corto a sinistra.
Il sole splende con lunghi raggi in alto al centro. C’è una capanna quadrata, con il tetto a punta e una porta rettangolare, in basso a destra. C’è una grande palma in basso a sinistra. C’è un fiore altissimo con cinque petali e due foglie accanto a un cespuglio, a metà strada tra la capanna e la palma. Una scimmietta corre con la testa girata verso il cespuglio, appena fuori dalla porta della capanna. Lì vicino c’è anche una piccola conchiglia. Sopra il tetto della capanna, a sinistra, c’è un uccellino che cinguetta. Dentro una nuvola, alla destra del sole, sbuca un arcobaleno che va a finire dietro la capanna.
TESTO B
Gira il foglio con il lato lungo. In basso il lato corto.
A sinistra il sole splende con lunghi raggi. In alto al centro c’è una capanna quadrata, con il tetto a punta e una porta rettangolare. In basso a destra c’è una grande palma. In basso a sinistra c’è un fiore altissimo con cinque petali e due foglie. Accanto a un cespuglio, a metà strada tra la capanna e la palma, una scimmietta corre con la testa girata verso il cespuglio. Appena fuori dalla porta della capanna, lì vicino, c’è anche una piccola conchiglia. Sopra il tetto della capanna, a sinistra, c’è un uccellino che cinguetta dentro una nuvola. Alla destra del sole sbuca un arcobaleno che va a finire dietro la capanna.
FASI DI LAVORO
- Consegna del testo A ad un gruppo (o a due gruppi) e del testo B ad un altro gruppo (o a due altri gruppi).
- I gruppi vengono invitati a disegnare ciò che il testo propone.
- Al termine si mischiano i gruppi, formando nuovi gruppi i cui partecipanti hanno lavorato su testi diversi.
- Si confrontano i disegni e si fanno ipotesi sulle differenze: i testi erano uguali? O forse erano diversi?
- Si scopre gradualmente che le differenze nei disegni non sono dovute alle parole usate ma alla diversa disposizione della punteggiatura.
Due disegni realizzati in una seconda classe primaria[5]:

Nella fase successiva si passa dall’occhio all’orecchio: come si leggono i due testi?
AUDIO 1 (allegato): TESTO A
AUDIO 2 (allegato) TESTO B
Variazioni su una voce
Se la punteggiatura servisse davvero per riprendere fiato, non si spiegherebbero i casi di testi lunghissimi del tutto privi di segni interpuntivi, che pure sono perfettamente leggibili. Il caso più celebre è quello dell’Ulisse di James Joyce: l’ultimo capitolo, il celebre monologo di Molly Bloom, è costituito da circa 1.600 righe e oltre 22.000 parole senza nemmeno un segno di interpunzione. Eppure, il lettore esperto non ‘muore soffocato’, perché riesce a ricostruire mentalmente i legami logici e sintattici del discorso anche senza l’aiuto dei segni grafici.[6]
Riporto qui un frammento del monologo di Molly Bloom:
E poi sì potrebbe essere e poi una bella piantina in mezzo alla tavola si trova a minor prezzo da un momento dov’è che le ho viste non è mica molto i fiori mi piacciono vorrei che la casa traboccasse di rose Dio del cielo non c’è niente come la natura le montagne selvagge poi il mare e le onde galoppanti poi la bella campagna con campi d’avena e di grano sì e ogni specie di cose tutti quei begli animali in giro ti farebbe bene al cuore vedere fiumi laghi fiori ogni specie di forme e odori would you are good would you are good would you are good to see rivers and lakes and flowers all sort of shapes and smell and colors e i colori sì che spuntano anche dai fossi primule e violette è questa la natura e quelli che dicono che non esiste un dio non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza perché non provano loro a creare qualcosa gliel’ho chiesto spesso gli atei o come diavolo si chiamano vadano e si lavino un po’ prima they they go only for the priest and they die why Why Because the of hell perché perché perché hanno paura dell’inferno per via della loro cattiva coscienza sì li conosco bene chi è stato il primo in universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto eh chi non lo sanno e nemmeno io eccoci tanto vale che cerchino di impedire che domani sorga il sole che domani sorga il sole the sunshine for you disse lui giorno che eravamo distesi tra i rododendri del promontorio sì con quel suo vestito di tweet grigio e la paglietta il giorno che gli feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca per quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa…
Effettivamente, ascoltato da un’attrice, saremo posti di fronte ad una estemporizzazione di questo testo, ovvero una restituzione in cui il testo è interpretato aggiungendo alle parole scritte tutto ciò che non c’è: ritmi, pause, intenzioni emotive, intonazioni, cambi di velocità, ecc.
Stefania Rocca: Monologo di Molly Bloom (da Totem)
https://www.youtube.com/watch?v=MbNx2a9iqLo&t=3s
La versione di Stefania Rocca, tratta dallo spettacolo teatrale Totem, di A. Baricco, G. Vacis e R. Tarasco, approdata in TV nel 1998, propone un dialogo fra l’attrice e un batterista.
Con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale possiamo ottenere la sola parte vocale, spogliata del dialogo con i tamburi[7]:
AUDIO 3 (allegato) Stefania Rocca: Monologo (Voce sola)
A questo punto possiamo fornire l’interpretazione di Stefania Rocca all’intelligenza artificiale chiedendo di fornirci una trascrizione. Avremo così il testo di James Joyce questa volta con punteggiatura, nella versione di Stefania Rocca[8]:
E poi una bella piantina in mezzo alla tavola. Si trova a minor prezzo da… Un momento. Dov’è che le ho viste? Non è mica molto. I fiori mi piacciono. Vorrei che la casa traboccasse di rose. Dio del cielo, non c’è niente come la natura, le montagne selvagge, e poi il mare e le onde galoppanti, poi la bella campagna con campi d’avena e di grano. Sì. E ogni specie di cose, tutti quei begli animali in giro. Ti farebbe bene al cuore vedere fiumi, laghi, fiori, ogni specie di forme e odori. Would you are good? Would you are good? Would you are good to see rivers and lakes and flowers, all sort of shapes and smell and colors. E i colori, sì, che spuntano anche dai fossi. Primule e violette. È questa la natura. E quelli che dicono che non esiste un dio. Non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza. Perché non provano loro a creare qualcosa? Gliel’ho chiesto spesso. Gli atei o come diavolo si chiamano, vadano e si lavino un po’ prima. They they go only for the priest and they die. Why? Why? Because the of hell. Perché? Perché? Perché hanno paura dell’inferno, per via della loro cattiva coscienza. Sì, li conosco bene. Chi è stato il primo in universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto? Eh, chi? Non lo sanno e nemmeno io. Eccoci. Tanto vale che cerchino di impedire che domani sorga il sole. Che domani sorga il sole. The sunshine for you he said, sì, disse lui. Quel giorno che eravamo distesi tra i rododendri del promontorio. Sì, con quel suo vestito di tweet grigio e la paglietta. Il giorno che gli feci fare la dichiarazione. Sì. Prima gli passai in bocca per quel pezzetto di biscotto all’anice e… era un anno bisestile come ora. Sì, 16 anni fa.
Naturalmente, lavorando con ragazzi e ragazze grandi, possiamo giocare a realizzare altre versioni del testo di Joyce.
Sfondi
Noi proseguiamo invece il nostro dialogo con l’I.A., chiedendole consigli su quali brani musicali potremmo associare al monologo di Molly Bloom. Ecco un semplice Prompt:
Potresti consigliarmi tre sfondi possibili per il Monologo di Molly Bloom,
recitato da Stefania Rocca?
Ecco, ad esempio, la risposta ottenuta con Google Gemini:

Andiamo quindi a realizzare le tre opzioni:
AUDIO 5 (allegato): ROCCA + SATIE
AUDIO 5 (allegato)ROCCA + ENO
AUDIO 6 (allegato)ROCCA + DAVIS[9]
Naturalmente, potremo a questo punto scegliere quella che più ci aggrada e procedere sostituendo Stefania Rocca con una delle nostre voci.
Un ultimo gioco consiste nell’immaginare un binomio fantastico[10]: facciamo “scontrare” la voce di Stefania Rocca questa volta con un altro testo lontanissimo, cantato invece che parlato.
Proviamo con la voce di Lucio Battisti nella celeberrima Canzone del sole.
Isoliamo la sola parte vocale e lavoriamo sugli incastri con il monologo di Stefania Rocca. Importando le due tracce in un semplice software di editing audio (ad es. Audacity) inseriamo pause, regoliamo i volumi, costruiamo incastri tra le due voci e le loro parole.
AUDIO 7 (File Audacity da scaricare): ROCCA + BATTISTI
https://drive.google.com/file/d/1Pv-lUVWovxGHBwmWr64xnkphsoyPTUMM/view?usp=drive_link

NOTE
[1] Bruno Munari, Fantasia, Laterza, Bari, 1977, p. 38.
[2] François Le Lionnais, in Oulipo. La letteratura potenziale, Clueb, Bologna, 1985, p. 176-177. Riprendo questa proposta iniziale da Mario Piatti, Enrico Strobino, Anghingò. Viaggi tra giochi di parole e musiche, ETS, Pisa, 1996, p. 43.
[3] Per un approfondimento di questo tema rimando a Silvia Demartini, Simone Fornara (a cura di), La punteggiatura dei bambini. Uso, apprendimento e didattica, Carocci, Roma, 2013.
[4] L’attività è ripresa dal libro citato nella nota precedente.
[5] Tutta questa prima parte di percorso mi è stata suggerita dalla maestra Benedetta Barcaccia: i due disegni provengono dalla sua classe seconda, Scuola Primaria di Zumaglia, Biella.
[6] Silvia Fornara, La punteggiatura, Carocci, 2010, p. 15.
[7] La separazione delle sorgenti audio (nota anche come stem separation) ha fatto passi da gigante grazie all’intelligenza artificiale. Oggi è facilmente possibile isolare le parti principali di una canzone. Applicata ad altre tipologie di oggetto audio, la separazione della voce dal resto è quasi sempre ottenibile con discreti risultati.
[8] Sono ormai moltissime le piattaforme che consentono di trascrivere un audio (Speech-to-text), a partire, ad esempio, da Chapt GBT o da Google Gemini.
[9] In questo caso del brano di Miles Davis è stata isolata la sola parte di tromba, in modo da costruire un dialogo in duo con la voce di Stefania Rocca.
[10] Con Binomio Fantastico ci riferiamo a una delle tecniche descritte da Giani Rodari in Grammatica della Fantasia (Torino, Einaudi, 1973): una parola singola non basta a far scattare una storia perché siamo troppo abituati al suo significato comune. Serve un urto, una scintilla che nasce dall’incontro tra due parole estranee tra loro.