Musicheria. La rivista digitale di educazione al suono e alla musica

Per sempre sì: un’analisi

Il peso delle parole

Non mi ha lasciato indenne la canzone di Sal Da Vinci, vincitrice di Sanremo 2026. Al netto delle polemiche legate al testo, scatenate soprattutto dall’infelice articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera (4 Marzo 2026), mi pare che l’intero scambio di opinioni, non ancora sopito, continui a riguardare, come accade quasi sempre, solo il testo del brano e non faccia quasi mai riferimento anche alle caratteristiche formali di questa canzone[1]. In altre parole, la domanda che a me invece suscita curiosità è questa: com’è fatta questa canzone? Sembra quasi che gli aspetti musicali del pezzo siano del tutto trascurabili e non diano ragione del grandissimo successo che sta avendo, tanto che, sia che lo si faccia seriamente o che lo si faccia ironicamente, moltissime persone la canticchiano, nei contesti più impensati (in chiesa, in auto, a scuola, ecc)[2].
Ho pensato quindi che, se fossi (ancora) un insegnante, certamente proporrei un’analisi della canzone in classe, dibattendo sul contenuto delle parole, ascoltando opinioni e aprendo dibattiti sui i “valori” espressi da quel testo: qual è il peso delle parole? Come vi risuonano? Trovate che rispecchi il mondo di oggi? Cosa pensate dell’articolo di Aldo Cazzullo? Cercate in rete commenti a questo articolo, portateli in classe per promuovere confronti e discorsi. Lascio agli insegnanti l’arricchimento di queste piste di lavoro e l’adattamento ai vari contesti scolastici.
Penso anche però che sia necessario spingersi più in là, andando a smontare il giocattolo per cercare di capire quali sono gli ingredienti più importanti, che certamente concorrono al successo di questo brano.

Il peso della musica: prime osservazioni

La durata della canzone è poco meno di tre minuti: siamo al di sotto della media delle canzoni degli ultimi anni (3’30’’ nel 2018), ma in linea con le regole sancite dai Festival (Sanremo e Eurovision), in cui il limite è posto a tre minuti[3].

La forma è quella tipicamente italiana, in cui compaiono tre parti principali: Strofe, Ritornello e Ponte.La stratificazione dell’arrangiamento è abbastanza essenziale: voce (a due voci il Ritornello), pianoforte, chitarra, basso e archi (sintetici)[4].
La prima particolarità è il fatto che la canzone sia interamente in minore: visto il contenuto del testo, dedicato alla celebrazione di un amore intenso e definitivo, ci si sarebbe aspettati una tonalità maggiore. Si può provare a farne una versione, e decidere quale sia la più convincente, come ha simpaticamente fatto Ernesto Marciante su FB.[5]

Forma canzone

Andando un poco più nel dettaglio la forma di Per sempre sì è quella rappresentata con lo schema seguente, facendo riferimento alla versione ufficiale in video[6].

  • Le parti in blu (Video-Intro e Video-Coda) sono parti presenti solo nel video: la prima consiste in una sorta di prologo con il cantante al pianoforte che accenna la melodia, mentre entra in scena il ballerino protagonista[7]. La seconda, dopo la fine della canzone, consiste nel rombo di un aereo che traina un telo con il titolo della canzone.
  • L’Intro della canzone è in viola.
  • Le parti in verde sono le strofe, mentre quelle rosse sono i ritornelli.
  • Le parti in arancione (prima dei primi due ritornelli) sono definibili come “pre-ritornelli”, con una funzione di lancio del ritornello stesso. Nello schema si è scelto di utilizzare questo secondo termine.
  • La parte in azzurro è il Ponte.

 

Dal punto di vista didattico uno schema di questo tipo serve ad evidenziare come la forma canzone sia un meccanismo articolato che gestisce varie parti del brano, alcune più “evidenti” e altre meno, con altrettante funzioni regolatrici dell’attenzione lungo i tre minuti. Ad esempio, il ritornello compare con tempi sempre più ravvicinati, con la terza ripetizione non più lanciata ma presentata direttamente dopo il Ponte.

Scansione incitativa: lanci e rilanci

Utilizzo l’espressione Scansione incitativa riprendendola da Gino Stefani[8], che l’ha utilizzata per indicare una matrice ritmico-metrica, una serie di impulsi che costituiscono un ritmo di famiglia, ovvero un’unità culturale presente in vari contesti, costituita da cinque impulsi: /    /    / / /.
L’uso di questo ritmo rimanda a contesti, appunto, incitativi: marcia, slogan sportivi e politici, entrate cerimoniali, celebrazioni, gesti energici e virili. Ma anche richiamo dell’attenzione, accelerazione, rincorsa, propulsione.
Nella nostra canzone compare più volte una variante “espansa” della scansione incitativa individuata da Stefani, con un battito in più. Compare subito, con la parte degli archi nell’Introduzione:

La ritroviamo nel Lancio appena prima del Ritornello:

All’interno del Ritornello il modulo ritmico-metrico compare due volte, all’inizio e alla fine:

Può essere interessante notare come la stessa matrice ritmica è presente anche in un’altra famosa canzone, Se bruciasse la città, di Massimo Ranieri:

Penso che la presenza così importante di questa matrice metrico-ritmica costituisca un tratto che giustifica la “presa” della canzone, sicuramente anche grazie alla piccola coreografia che accompagna la sequenza ritmica nella sua quinta e ultima comparsa, alla fine della canzone.

Arrangiamento

 L’arrangiamento della canzone non mostra “trovate” particolari, così come del resto l’impianto armonico, che resta ancorato fondamentalmente allo stesso “giro” per tutta la canzone.
La batteria ha un sapore Dance, con la cassa in quattro (con un colpo su ogni tempo della battuta) e charleston in levare. È il tratto più lontano dalla “tradizione” e strizza l’occhio, quindi, al pubblico più giovane, con un groove propulsivo costante. La chitarra è essenzialmente ritmica, in stile funk: lavora molto su suoni stoppati e su accordi suonati sulle corde più acute, con un sound “vetroso” e cristallino che riesce così ad emergere dal mix e ad incastrarsi fra le trame del basso.
In contesti didattici può essere fruttuoso un confronto del brano originale con i diversi arrangiamenti che già sono rintracciabili in rete, come ad esempio questa versione metal (https://www.youtube.com/watch?v=UiihsP8UFhs).

Conclusione

Anche i brani che consideriamo banali, e che certamente per molti versi lo sono, vengono realizzati con attenzione meticolosa da mani sapienti che sanno dosare gli ingredienti con competenza. Smontare questi oggetti, acquisire l’abitudine di aprirli e guardarci dentro, per cercare di scoprire piccoli meccanismi, fa sì che non ci si abitui a giudicare solo superficialmente un prodotto. Ciò non significa che alla fine si debba cambiare il giudizio, ma certamente questo sarà più consapevole e non basato esclusivamente su pregiudizi.

 

NOTE

[1] Lo stesso Aldo Cazzullo affermando che la canzone “potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra” non ha dato riferimenti specifici, né al testo né alla musica, che giustificherebbero tale affermazione. Ciò non toglie che il testo sia scontato, conservatore, banale e melenso, per altro espressione del momento storico che stiamo vivendo. https://www.corriere.it/lodicoalcorriere/26_marzo_04/il-paese-dove-chiunque-puo-fare-qualsiasi-cosa-rd-62df750f-6354-4062-b9cb-0b2d65bfexlk.shtml
[2] “Per sempre sì” è stata prodotta da ITACA, un collettivo formato dai produttori milanesi Federico Mercuri, Giordano Cremona (Merk & Kremont) ed Eugenio Maimone. A loro si sono aggiunti Federica Abbate, Alessandro La Cava, Francesco Da Vinci (figlio di Sal) e il maestro d’orchestra Adriano Pennino.
[3] Franco Fabbri, Il tempo di una canzone. Saggi sulla popular music, Jaka Book, Milano, 2021, p. 318.
[4] Queste sono le parti che si riescono a isolare con le piattaforme di Intelligenza artificiale.
[5] https://www.facebook.com/reel/1450643899320820
[6] https://www.youtube.com/watch?v=4Q4Ga2Pb5MY
[7] Per questo nello schema la video-Intro viene indicata con un tempo “negativo”, facendo coincidere lo zero con l’inizio della vera Intro della canzone (in viola).
[8] Gino Stefani, “La scansione incitativa”, in Introduzione alla Semiotica della musica, Sellerio, Palermo, 1976, pp. 104 – 124.

Il peso delle parole

Non mi ha lasciato indenne la canzone di Sal Da Vinci, vincitrice di Sanremo 2026. Al netto delle polemiche legate al testo, scatenate soprattutto dall’infelice articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera (4 Marzo 2026), mi pare che l’intero scambio di opinioni, non ancora sopito, continui a riguardare, come accade quasi sempre, solo il testo del brano e non faccia quasi mai riferimento anche alle caratteristiche formali di questa canzone[1]. In altre parole, la domanda che a me invece suscita curiosità è questa: com’è fatta questa canzone? Sembra quasi che gli aspetti musicali del pezzo siano del tutto trascurabili e non diano ragione del grandissimo successo che sta avendo, tanto che, sia che lo si faccia seriamente o che lo si faccia ironicamente, moltissime persone la canticchiano, nei contesti più impensati (in chiesa, in auto, a scuola, ecc)[2].
Ho pensato quindi che, se fossi (ancora) un insegnante, certamente proporrei un’analisi della canzone in classe, dibattendo sul contenuto delle parole, ascoltando opinioni e aprendo dibattiti sui i “valori” espressi da quel testo: qual è il peso delle parole? Come vi risuonano? Trovate che rispecchi il mondo di oggi? Cosa pensate dell’articolo di Aldo Cazzullo? Cercate in rete commenti a questo articolo, portateli in classe per promuovere confronti e discorsi. Lascio agli insegnanti l’arricchimento di queste piste di lavoro e l’adattamento ai vari contesti scolastici.
Penso anche però che sia necessario spingersi più in là, andando a smontare il giocattolo per cercare di capire quali sono gli ingredienti più importanti, che certamente concorrono al successo di questo brano.

Il peso della musica: prime osservazioni

La durata della canzone è poco meno di tre minuti: siamo al di sotto della media delle canzoni degli ultimi anni (3’30’’ nel 2018), ma in linea con le regole sancite dai Festival (Sanremo e Eurovision), in cui il limite è posto a tre minuti[3].

La forma è quella tipicamente italiana, in cui compaiono tre parti principali: Strofe, Ritornello e Ponte.La stratificazione dell’arrangiamento è abbastanza essenziale: voce (a due voci il Ritornello), pianoforte, chitarra, basso e archi (sintetici)[4].
La prima particolarità è il fatto che la canzone sia interamente in minore: visto il contenuto del testo, dedicato alla celebrazione di un amore intenso e definitivo, ci si sarebbe aspettati una tonalità maggiore. Si può provare a farne una versione, e decidere quale sia la più convincente, come ha simpaticamente fatto Ernesto Marciante su FB.[5]

Forma canzone

Andando un poco più nel dettaglio la forma di Per sempre sì è quella rappresentata con lo schema seguente, facendo riferimento alla versione ufficiale in video[6].

  • Le parti in blu (Video-Intro e Video-Coda) sono parti presenti solo nel video: la prima consiste in una sorta di prologo con il cantante al pianoforte che accenna la melodia, mentre entra in scena il ballerino protagonista[7]. La seconda, dopo la fine della canzone, consiste nel rombo di un aereo che traina un telo con il titolo della canzone.
  • L’Intro della canzone è in viola.
  • Le parti in verde sono le strofe, mentre quelle rosse sono i ritornelli.
  • Le parti in arancione (prima dei primi due ritornelli) sono definibili come “pre-ritornelli”, con una funzione di lancio del ritornello stesso. Nello schema si è scelto di utilizzare questo secondo termine.
  • La parte in azzurro è il Ponte.

 

Dal punto di vista didattico uno schema di questo tipo serve ad evidenziare come la forma canzone sia un meccanismo articolato che gestisce varie parti del brano, alcune più “evidenti” e altre meno, con altrettante funzioni regolatrici dell’attenzione lungo i tre minuti. Ad esempio, il ritornello compare con tempi sempre più ravvicinati, con la terza ripetizione non più lanciata ma presentata direttamente dopo il Ponte.

Scansione incitativa: lanci e rilanci

Utilizzo l’espressione Scansione incitativa riprendendola da Gino Stefani[8], che l’ha utilizzata per indicare una matrice ritmico-metrica, una serie di impulsi che costituiscono un ritmo di famiglia, ovvero un’unità culturale presente in vari contesti, costituita da cinque impulsi: /    /    / / /.
L’uso di questo ritmo rimanda a contesti, appunto, incitativi: marcia, slogan sportivi e politici, entrate cerimoniali, celebrazioni, gesti energici e virili. Ma anche richiamo dell’attenzione, accelerazione, rincorsa, propulsione.
Nella nostra canzone compare più volte una variante “espansa” della scansione incitativa individuata da Stefani, con un battito in più. Compare subito, con la parte degli archi nell’Introduzione:

La ritroviamo nel Lancio appena prima del Ritornello:

All’interno del Ritornello il modulo ritmico-metrico compare due volte, all’inizio e alla fine:

Può essere interessante notare come la stessa matrice ritmica è presente anche in un’altra famosa canzone, Se bruciasse la città, di Massimo Ranieri:

Penso che la presenza così importante di questa matrice metrico-ritmica costituisca un tratto che giustifica la “presa” della canzone, sicuramente anche grazie alla piccola coreografia che accompagna la sequenza ritmica nella sua quinta e ultima comparsa, alla fine della canzone.

Arrangiamento

 L’arrangiamento della canzone non mostra “trovate” particolari, così come del resto l’impianto armonico, che resta ancorato fondamentalmente allo stesso “giro” per tutta la canzone.
La batteria ha un sapore Dance, con la cassa in quattro (con un colpo su ogni tempo della battuta) e charleston in levare. È il tratto più lontano dalla “tradizione” e strizza l’occhio, quindi, al pubblico più giovane, con un groove propulsivo costante. La chitarra è essenzialmente ritmica, in stile funk: lavora molto su suoni stoppati e su accordi suonati sulle corde più acute, con un sound “vetroso” e cristallino che riesce così ad emergere dal mix e ad incastrarsi fra le trame del basso.
In contesti didattici può essere fruttuoso un confronto del brano originale con i diversi arrangiamenti che già sono rintracciabili in rete, come ad esempio questa versione metal (https://www.youtube.com/watch?v=UiihsP8UFhs).

Conclusione

Anche i brani che consideriamo banali, e che certamente per molti versi lo sono, vengono realizzati con attenzione meticolosa da mani sapienti che sanno dosare gli ingredienti con competenza. Smontare questi oggetti, acquisire l’abitudine di aprirli e guardarci dentro, per cercare di scoprire piccoli meccanismi, fa sì che non ci si abitui a giudicare solo superficialmente un prodotto. Ciò non significa che alla fine si debba cambiare il giudizio, ma certamente questo sarà più consapevole e non basato esclusivamente su pregiudizi.

 

NOTE

[1] Lo stesso Aldo Cazzullo affermando che la canzone “potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra” non ha dato riferimenti specifici, né al testo né alla musica, che giustificherebbero tale affermazione. Ciò non toglie che il testo sia scontato, conservatore, banale e melenso, per altro espressione del momento storico che stiamo vivendo. https://www.corriere.it/lodicoalcorriere/26_marzo_04/il-paese-dove-chiunque-puo-fare-qualsiasi-cosa-rd-62df750f-6354-4062-b9cb-0b2d65bfexlk.shtml
[2] “Per sempre sì” è stata prodotta da ITACA, un collettivo formato dai produttori milanesi Federico Mercuri, Giordano Cremona (Merk & Kremont) ed Eugenio Maimone. A loro si sono aggiunti Federica Abbate, Alessandro La Cava, Francesco Da Vinci (figlio di Sal) e il maestro d’orchestra Adriano Pennino.
[3] Franco Fabbri, Il tempo di una canzone. Saggi sulla popular music, Jaka Book, Milano, 2021, p. 318.
[4] Queste sono le parti che si riescono a isolare con le piattaforme di Intelligenza artificiale.
[5] https://www.facebook.com/reel/1450643899320820
[6] https://www.youtube.com/watch?v=4Q4Ga2Pb5MY
[7] Per questo nello schema la video-Intro viene indicata con un tempo “negativo”, facendo coincidere lo zero con l’inizio della vera Intro della canzone (in viola).
[8] Gino Stefani, “La scansione incitativa”, in Introduzione alla Semiotica della musica, Sellerio, Palermo, 1976, pp. 104 – 124.

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